hotel rigopiano6 vittime già ritrovate, 23 persone ancora disperse sotto la neve. I presunti ritardi nell’intervento. La turbina per spalare la strada che non arriva. L’hotel che forse doveva essere evacuato prima della slavina. La mail con la richiesta di soccorso che forse nessuno ha letto. Le voci dei vigili del fuoco. Le testimonianze di sindaci, pompieri e volontari. Le opinioni di ogni cittadino dei dintorni che abbia accettato di parlare con uno a caso delle decine di inviati di giornali e telegiornali spediti sul posto.

Su ciò che è accaduto all’hotel Rigopiano pensiamo di sapere tutto ciò che è possibile sapere. Ogni canale televisivo ha fatto ore di diretta in cui ha sviscerato ogni curiosità possibile sul fatto. I siti internet dei quotidiani più letti ci aggiornano in tempo reale con l’ormai immancabile liveblog.

Poi capita di imbattersi nel semplice post di un geologo su facebook. Si chiama Gianluigi Boccalon e di mestiere insegna matematica e scienze in una scuola media della provincia di Treviso. Ha fatto una cosa molto semplice, ha cercato la mappa satellitare dell’hotel su internet e si è posto le domande che un uomo di scienza si deve porre. Basta dare un’occhiata all’immagine e tutto si fa più chiaro.

In realtà sull’hotel Rigopiano non sappiamo niente. Perché a nessuno interessa rispondere sui dubbi più sensati. Perché in questo caso la tragedia potrebbe non apparirci più come un tremendo e incontrollabile disastro della natura, ma come nient’altro che l’ennesima tragedia all’italiana. Frutto di mancati controlli, pianificazione demente del territorio, probabili abusi edilizi e quell’insostenibile logica della deroga alla legalità che attanaglia ogni grande e piccola opera nel nostra paese. Solo discutendo di questo si potrà evitare, forse, la prossima Rigopiano.

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