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Ho sentito recentemente l’espressione “geneticamente modificato” in riferimento ai semi di cannabis venduti per collezione e mi sono convinto della necessità di un chiarimento sul mercato moderno dei semi e su come alcune caratteristiche vengano ottenute.

Partiremo quindi dai semi regolari o naturali. La cannabis è una varietà dioica ovvero con esemplari maschi e femmine, dalle caratteristiche e “finalità” diverse. La pianta femmina sviluppa infiorescenze composte da numerosi calici contenenti gli ovuli che, crescendo in numero e dimensione, arrivano a formare quella che viene definita cima, dall’inconfondibile aspetto a coda di volpe.
 Nel maschio, più alto e slanciato, il fiore produce una nuvola di polline che si diffonde grazie al vento (impollinazione anemogama o anemofila).

Questo è quanto accade in natura e che darà origine ai cosiddetti semi regolari o naturali che potranno originare sia piante maschio, sia piante femmina.
Nella prossima puntata parleremo dei semi femminizzati.

In natura si osserva che in particolari condizioni e in assenza di maschi le piante femmina possono “cambiare sesso” (diventando piante ermafrodite, ovvero con fiori maschili e femminili) per assicurarsi di poter produrre semi quella stagione.

I fiori maschili così ottenuti producono un polline fecondo (polline femmineo) che venendo in contatto con fiori femminili produce semi che daranno origine esclusivamente ad esemplari femmine, perché portano in dote solamente informazioni genetiche femminili. Ovviamente le tecniche devono essere eseguite in maniera perfetta, in caso contrario il rischio di ottenere piante ermafrodite è elevatissimo.

Questo era particolarmente vero alcuni anni fa, quando a tale scopo venivano utilizzate piante “spontaneamente” ermafrodite, la cui progenie tendeva spontaneamente a diventare ermafrodita. Oggi è più diffuso l’uso di spray che costringono piante senza alcuna tendenza all’ermafroditismo a produrre fiori maschili, diminuendo il rischio di ottenere una linea genetica femminizzata tendente all’ermafroditismo spontaneo.

Con il termine “autofem” si intendono i semi femminizzati (di cui abbiamo parlato nelle puntate precedenti) di una varietà autofiorente. Ma cosa significa il termine “varietà autofiorente”?

Per regolare i propri tempi di fioritura e concludere la riproduzione in tempo, le piante di cannabis “percepiscono” la stagione tramite le ore di luce e buio. Quando in primavera le giornate si allungano la pianta sarà in fase di crescita vegetativa mentre inizierà a fiorire dopo il solstizio di primavera quando le giornate si accorciano. Alle latitudini estreme del Nord Europa e della Siberia, però, le estati sono estremamente brevi e la possibilità di una gelata tardiva è sempre in agguato. In questa situazione la pianta si è evoluta in modo da iniziare a fiorire non appena ha sviluppato la minima struttura necessaria a portare a termine i semi, anche un solo gruppo di fiori il maschio ed una singola cima la femmina. Questo richiede all’incirca 3 settimane ed in effetti questa particolare varietà entra in fioritura entro la 4a settimana dopo l’emersione. Questa capacità di fiorire indipendentemente dalla stagione è detta fioritura automatica.

Piero Battistella, Amministratore Unico di NPK srl
NPK, con oltre 3.000 genetiche a catalogo è il più grande distributore di semi in Italia e serve la maggior parte dei growshop italiani. Dal 2014 vende online ai privati su www.npk-seeds.com.

 





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