In Sardegna è iniziata la raccolta delle firme necessarie per indire un referendum popolare in favore della legalizzazione della cannabis. L’obiettivo dei promotori è quello di raccogliere le diecimila firme necessarie in 4 mesi, per poi portare tutti i cittadini sardi ad essere i primi italiani a potersi esprimere sulla legalizzazione delle droghe leggere, sia a scopo medico che ricreativo.

Il quesito referendario è stato proposto dal Comitato referendario “Pro Sardinia”, di cui fanno parte Art.1-Mdp, Radicali italiani e associazione Luca Coscioni. In caso di vittoria del Si al referendum (che potrebbe svolgersi il prossimo autunno o nella primavera 2019) la regione Sardegna richiederebbe al governo italiano la possibilità di avviare la coltivazione di cannabis a scopi terapeutici e di legalizzarne l’autoproduzione da parte dei cittadini anche a scopo ricreativo.

La Sardegna, insomma, gioca la carta del Colorado e degli altri stati Usa che hanno legalizzato la cannabis tramite referendum popolari. Ma, prima di generare illusioni, va sottolineato che l’Italia non è l’America e, secondo la nostra Costituzione, le regioni non hanno il diritto di legiferare in contrasto con la normativa nazionale su questi temi. Il risultato del referendum quindi non avrebbe nessun vincolo e difficilmente potrebbe dare frutti diversi dalla provocazione volta a rilanciare il dibattito sull’opportunità della legalizzazione a livello regionale e nazionale.

 





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