La Sardegna punta sulla coltivazione di canapa con la speranza che possa diventare un nuovo volano di crescita per l’agricoltura e l’economia dell’isola. La tanto vituperata pianta di canapa si prende una doppia rivincita: non solo torna ad occupare pian piano il posto che merita nei nostri campi, ma in molti casi lo fa per riparare i danni di un’industria scellerata, che in nome di lavoro e produttività ha creduto di poter calpestare l’ambiente e la salute umana.

Nel 2016 stato infatti dato il via al progetto sperimentale chiamato CANOPAES (Canapa: opportunità ambientali ed economiche in Sardegna) – approvato nel 2015 e che prevedeva 450mila euro di finanziamenti per 3 anni – per l’utilizzo in chiave anti inquinamento della canapa e l’agenzia regionale Agris dovrà studiare il comportamento della pianta per capire come e con quali modalità riesca ad estrarre dal terreno elementi altamente inquinanti attraverso la fitodepurazione dei metalli pesanti presenti: piombo, cadmio e zinco. Non solo: sarà anche valutata la possibilità di usare le coltivazioni per offrire nuove opportunità di sviluppo in chiave sostenibile diventando una nuova risorsa a disposizione degli agricoltori. Il progetto è multidisciplinare e affronta le principali problematiche non solo dal punto di vista ambientale, ma anche della sostenibilità economica delle diverse filiere produttive che potrebbero attivarsi.

Accanto a questo progetto in corso d’opera l’associazione Sardinia Cannabis, attiva nella promozione e valorizzazione di questo vegetale, ha da poco annunciato la creazione di un corso di coltivazione gratuito per gli agricoltori che possano essere interessati ad introdurre il vegetale nei propri campi. Si tratta di una serie di giornate in cui verranno fornite informazioni teoriche e pratiche con le visite ai campi ed alle aziende, “ideate per fornire ai coltivatori sardi le conoscenze necessarie per avviare in maniera produttiva una coltivazione di canapa industriale”. Si parte “dalla storia della pianta” per arrivare “alla selezione delle cultivar più idonee al clima sardo, passando per le operazioni di meccanizzazione della raccolta e della trasformazione, senza tralasciare altri importanti aspetti quali la normativa sulla coltivazione e le misure della PAC e del PSR per il sostegno e lo sviluppo della filiera”.

Il corso (QUI il programma) è promosso dalla Agenzia Laore Sardegna, che si occupa di assistenza tecnica in agricoltura, ed avrà una durata di 50 ore complessive, suddivise tra lezioni teoriche e visite alle aziende di produzione e trasformazione.

“Questo primo progetto, che si svolgerà presso la sede dell’Agenzia Laore di Sassari, prevede il coinvolgimento di numerosi esperti del settore che da tempo operano nella filiera della canapa”, spiegano gli organizzatori sottolineando che: “L’attività informativa, programmata per 30 operatori, si articolerà attraverso incontri periodici che si svolgeranno dal 28 marzo sino a metà luglio e si avvarrà della collaborazione di alcuni docenti e ricercatori dell’Università degli studi di Sassari che seguono il settore della canapicoltura. L’Agenzia Laore, attraverso una specifica manifestazione di interesse, ha aperto i termini per la presentazione delle domande di adesioni al corso”.

L’ente non esclude inoltre la possibilità di ripetere analoghe iniziative in altri territori, qualora le manifestazioni di interesse fossero molto più numerose dei posti disponibili.

“Gli agricoltori sardi come altri loro colleghi sparsi su tutto il territorio nazionale, hanno mostrato interesse nei confronti della canapa. Questo corso, rivolto prioritariamente agli operatori del settore, si propone di offrire ai coltivatori e ai primi trasformatori quelle conoscenze utili a rendere concretamente produttiva una filiera che offre diverse opportunità in tutti i settori. Al contempo vuole fugare dubbi e incertezze riguardo la liceità della coltivazione e promuovere la collaborazione fra privati e le istituzioni pubbliche”.

La Regione sarda rimane dunque attenta agli sviluppi politici nei vari settori della cannabis, anticipando le istanze antiproibizionista che vorrebbero una completa legalizzazione della pianta. Per la seconda volta, visto che era già successo nel 2015, in Regione è stato infatti proposto un referendum consultivo per la legalizzazione della cannabis ed Articolo 1 – Mdp ha iniziato la raccolta delle firme necessarie. Anche nel caso passasse, essendo un referendum consultivo, non ci sarebbe nessun vincolo, nonostante sia un’operazione che potrebbe dare un bel segnale anche a livello nazionale.

«Si tratta di un tema fondamentale per il rilancio dell’economia e per una svolta nel sistema amministrativo della Regione, in un periodo in cui l’Isola affronta un periodo difficile», aveva spiegato il condigliere Paolo Zedda sottolineando che: «Esiste la prova scientifica che la cannabis sia molto meno pericolosa del tabacco e dell’alcol e i dati dicono che dove si è legalizzata, il consumo non è aumentato. In Sardegna il fatturato potrebbe essere di 250 milioni, con 10mila posti di lavoro come ricaduta occupazionale. Si tratterebbe del primo referendum di questo genere in Europa».





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