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Ci sono uomini che muoiono senza aver mai vissuto davvero, ci sono grandi uomini che invece lasciano un segno e poi ci sono gli uomini che fanno la storia, cambiandola. Nel secolo scorso questa prorompente voglia di cambiamento è sfociata in violenza. Ideali tinti col rosso del sangue della lotta armata alla quale lui stesso, José Mujica, ha partecipato, dai primi anni Sessanta, col movimento dei Tupamaros. E ne ha pagato le conseguenze con 4 arresti, 14 anni di carcere 10 dei quali in isolamento, fino al 1985, anno in cui in Uruguay è tornata la democrazia, e sei pallottole che l’hanno colpito senza riuscire ad ammazzarlo. Diventato un mito popolare per aver organizzato un’evasione degna di un film, con tanto di tunnel scavato di nascosto per far evadere 106 persone, è poi stato ricatturato insieme ad altri 8 leader della rivolta passati alle cronache come “ostaggi della dittatura”, perché i militari dichiararono che li avrebbero fucilati se fossero stati commessi altri attentati. Di nuovo rischia di morire per le condizioni disumane della detenzione e si salva bevendo la propria urina. Parla con gli insetti per non impazzire, legge quando riesce a farsi consegnare il primo libro dopo 7 anni di prigionia ed è lì che probabilmente riconsidera l’uomo e suoi bisogni in rapporto con il bene più grande, la libertà.

“Io consumo il necessario ma non accetto lo spreco. Perché quando compro qualcosa non la compro con i soldi, ma con il tempo della mia vita che è servito per guadagnarli. E il tempo della vita è un bene nei confronti del quale bisogna essere avari. Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questo tempo per se stessi io lo chiamo libertà. E se vuoi essere libero devi essere sobrio nei consumi”. Stizzito per essere stato definito come il presidente povero, ha spiegato in una bella intervista ad Al Jazeera che c’è una bella differenza tra la sobrietà come scelta e l’essere invece costretti a vivere in povertà. “Sobrietà. Concetto ben diverso da austerità, termine che avete prostituito in Europa, tagliando tutto e lasciando la gente senza lavoro”.

E “Pepe” Mujica, come lo chiamano i suoi concittadini, conosciuto nel web come il “Presidente migliore del mondo” grazie al video del suo discorso al Summit Onu di Rio, la sobrietà innanzitutto la vive in prima persona governando grazie alla forza dell’esempio. Del suo salario di 150mila dollari l’anno riscuote solo il dieci percento, 1.250 dollari al mese. Ha rifiutato la residenza presidenziale e continua a vivere, insieme alla moglie, la senatrice Lucia Topolansky, in una piccola fattoria dove si dedica all’orto e alla coltivazione di fiori. Non ha un conto in banca e i suoi unici possedimenti da dichiarare al fisco sono due vecchi maggiolini Volkswagen e tre trattori, visto che la fattoria e il terreno sono intestati alla moglie. Dopo il carcere ha trovato la forza di fare politica facendosi apprezzare per le sue doti oratorie e la capacità unica di comunicare con la gente. Dal 1994 al 2010, è stato prima deputato, poi senatore, poi leader del suo partito e infine presidente della Repubblica.

Oggi è protagonista di un cambiamento diverso, ma non per questo meno rivoluzionario, grazie alla capacità di tracciare una nuova via con conseguenze che stanno dilagando in tutto il mondo. Molto è stato scritto riguardo alla legalizzazione della marijuana nel primo Stato che ne gestirà direttamente produzione e distribuzione: una mossa prima di tutto contro il narcotraffico. Ma l’opera dell’ispirato 78enne non si ferma qui. Prima c’è stata la legalizzazione dell’aborto, quella dei matrimoni gay e poi la legge sulla donazione degli organi prevista in forma automatica a meno che non si firmi una dichiarazione per rifiutarla.

L’operazione più delicata è quella di riuscire a creare ricchezza per poterla ripartire meglio attraverso la moltiplicazione delle cooperative di lavoratori. Una sorta di via di mezzo tra le pressioni del mercato e un modello socialista nata grazie ai finanziamenti cinesi per ammodernare il sistema ferroviario del Paese e l’apertura di un cantiere per un porto in acque profonde a Rocha che potrebbe cambiare le rotte commerciali dell’intera regione. Ciclista professionista da giovane e discendente di spagnoli (per parte di padre) e italiani (per parte di madre), è oggi amatissimo dai ceti più poveri quanto odiato dall’oligarchia. E continua a fare a modo suo. Come un paio di mesi fa quando gli Aerosmith, dopo un concerto a Montevideo, gli hanno regalato una chitarra elettrica autografata. Lui ha ringraziato e l’ha messa subito all’asta per versare i soldi raccolti nel fondo per la costruzione di case popolari.

 





3 Comments

  1. Spot Spotty says:

    non sono mai stato in Uruguay adesso ho un motivo in più.

  2. i nostri politici non son degni neanche di pulirgli il culo a quest'uomo

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