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La raccolta firme per l’eutanasia legale è stata un successo

Dopo anni di dibattiti sul tema, la lotta per ottenere una legge sul fine vita ha raggiunto risultati mai riscontrati prima nel Bel Paese e la raccolta firme per il referendum sull’eutanasia legale ha raggiunto un numero di aderenti superiore al doppio rispetto ai 500.000 richiesti per procedere con l’iter referendario. Il numero di firme ha attualmente superato il milione, e negli scorsi giorni il Comitato Promotore del Referendum ha ufficialmente completato la certificazione della soglia minima richiesta da consegnare in Cassazione per poterlo indire.

“Un risultato straordinario che arriva esattamente 15 anni dopo la lettera di Piergiorgio Welby al Presidente Giorgio Napolitano per chiedere l’eutanasia. Era il 23 settembre 2006 e l’allora Presidente della Repubblica rispose augurandosi che il tema fosse affrontato nelle sedi più idonee. Ebbene da quel momento il Parlamento non è riuscito a riunirsi neppure un momento per discuterne”, ha affermato Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni, “La notizia del milione di firme raggiunte e delle 500.000 pronte per la consegna rappresenta un traguardo importante. Il referendum sull’eutanasia legale è l’unico strumento che abbiamo a disposizione dopo tanto tempo per affermare il principio di autodeterminazione della persona e garantire la possibilità di decidere il proprio fine vita. Senza le discriminazioni che oggi ancora esistono”.

L’iniziativa è il frutto degli sforzi di diverse organizzazioni, prima delle quali l’Associazione Luca Coscioni, attiva dal 2002 nella lotta per la libertà di cura, e si tratta di un referendum abrogativo. Nello specifico obiettivo dei fautori dell’eutanasia è innanzitutto una modifica parziale dell’articolo 579 del Codice Penale relativo all’omicidio del consenziente, fattispecie attualmente punita con la reclusione dai sei ai quindici anni. La modifica si tradurrebbe nell’eliminazione di alcune parti del testo dell’articolo, eliminazione che porterebbe a una legalizzazione di fatto dell’eutanasia, ma che non precluderebbe la punibilità dell’omicidio del consenziente nei casi in cui si tratti di un minore, un incapace di intendere o volere o nel caso di consenso estorto in modo illecito.

Secondo punto su cui verte il referendum è la necessità di una disciplina più specifica riguardo l’applicazione dell’articolo 580 del Codice Penale, che punisce l’istigazione o aiuto al suicidio (“eutanasia indiretta”), fattispecie diventata notoria con il caso di Fabiano Antoniani, noto come DJ Fabo, reso tetraplegico e cieco da un incidente d’auto nel 2014 e sottopostosi al suicidio assistito in Svizzera tre anni dopo. Nel suo viaggio verso la clinica svizzera, Antoniani era stato accompagnato da Marco Cappato, europarlamentare e presidente dei Radicali Italiani, che al suo ritorno in Italia si era autodenuciato per il reato ex articolo 580, per poi essere assolto in formula piena nel 2019. Il caso di Dj Fabo ha portato a rilevanti pronunce giurisprudenziali, con particolare riferimento a quella della Consulta del 2019, secondo la quale risultava “non punibile chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile che è causa di sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili”, una sentenza che ha fissato uno dei primi tasselli della lotta per la legalizzazione del fine vita in Italia.





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