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Il progetto della più grande comunità etica d’Italia

Autosufficienza, partecipazione, sostenibilità. Ecco le basi su cui Comunità etica sta realizzando il più grande villaggio diffuso d'Italia

Il progetto della più grande comunità etica d'Italia

Un paese di almeno 100 mila abitanti basato su un’economia circolare, consapevole, etica, nel pieno rispetto della sostenibilità e della natura.

Non si tratta di un’utopia, ma di un progetto concreto che parte dalla terra, dall’agricoltura, per ridisegnare un nuovo stile di vita in antitesi a quello con cui il capitalismo ci ha anestetizzato. In questa realtà in costruzione, nata nel 2017 sotto il nome di Comunità etica, tutti possono avere un ruolo: giovani e meno giovani, normodotati e diversamente abili, dipendenti e imprenditori. Un paese, infatti, ha bisogno dei saperi, delle competenze e delle peculiarità più disparate.

Parlando con il suo presidente, Giacinto Cimolai, che abbiamo cercato per avere tutti i dettagli, Comunità etica ci appare come una lobby in positivo, una rete destinata a crescere e tenuta insieme dalla condivisione di valori e da un unico obiettivo, quello di creare un’alternativa al sistema cannibale e distruttivo in cui siamo immersi. «Stiamo subendo le più gravi limitazioni della libertà, alcune mai applicate nemmeno durante le guerre. Dopo due anni di “non vita” – ci dice – c’è bisogno di riprendersi il diritto alla felicità. Ecco perché ogni giorno nuove persone si stanno unendo per uscire dalle città verso un nuovo stile di vita, verso le campagne.» 

C’è ancora tanto da fare, ma le basi sono solide e il lavoro già avviato su più fronti. Lo dimostrano le quattro aziende agricole già parte del progetto e l’attivazione dello sportello legale per aiutare le persone e le aziende strozzate dal sovraindebitamento e dalla cartelle esattoriali così da cercare di trasformare situazioni difficili in opportunità di cambiamento.

autosuficienza energetica
Alla base di Comunità etica c’è l’autosufficienza energetica e alimentare

Da dove si parte per costruire il più grande villaggio diffuso d’Italia?
Come sempre è accaduto nella storia dell’uomo, anche in questo caso vogliamo partire dall’agricoltura. Un’agricoltura sana, gestita con intelligenza, garantisce un ambiente sano e sostenibile, garantisce la produzione di cibo sano che permette di aumentare la capacità autoimmune e permette di raggiungere l’autosufficienza alimentare.

Contro la globalizzazione viva l’autarchia?
Sì, solo sviluppando un processo economico, che sfruttando le risorse proprie di un paese, lo porti sempre più verso l’autosufficienza e l’indipendenza economica, potremmo competere con il gigante cinese che sta conquistando il mondo. Un’agricoltura sociale, inclusiva, sperimentale, capace di non dimenticare le antiche conoscenze, abbinandole all’evoluzione tecnologica.

In questo progetto c’è un posto per la canapa?
Tracce di coltivazione della canapa possiamo trovarle in Italia risalenti almeno a 2500 anni fa. Per millenni è stata utilizzata come fibra e spesso come medicinale. Ad un certo punto è stata soppiantata per tutta una serie di ragioni dal petrolio e suoi derivati e dalla chimica. Nel nostro progetto la canapa ha un grande ruolo perché è uno degli elementi che ci aiuta nel realizzare l’autarchia, tornando agli utilizzi che ne venivano fatti e applicandola anche nella bioedilizia. Credo sia estremamente importante ricostruire la filiera per la lavorazione della canapa.

Quale sono gli altri ambiti della società che hanno bisogno di essere ripensati?
Detto che alla base del progetto c’è un forte ritorno alla terra, abbiamo certamente bisogno di un nuovo modo di produrre, un nuovo modo di fare scuola, un nuovo modello partecipativo e di un nuovo modello urbanistico che, prendendo spunto dalle città del passato, permetta la realizzazione della città del futuro. In generale, poi, pensiamo che se noi tutti non iniziamo a rapportarci in modo diverso verso i paesi emergenti e l’Africa in particolare non c’è futuro per nessuno.

Il progetto della più grande comunità etica d'Italia
Per Comunità Etica il benessere è tale solo se è equo e sostenibile

Equità prima di tutto. È così?
Sì. È chiaro a tutti che il modello economico e sociale oggi predominante nel pianeta presenta grandi limiti. L’emergenza climatica, l’emergenza abitativa, l’emergenza sanitaria ne sono solamente le prime avvisaglie. Il problema di fondo è però il modello economico: non è più sostenibile pensare di poter utilizzare più risorse di quante il pianeta possa metterne a disposizione ma, soprattutto, non è più sostenibile che la quasi totalità della ricchezza del pianeta sia detenuta nelle mani di qualche migliaio di super ricchi. La povertà che attanaglia milioni di esseri umani non è un qualcosa di ineluttabile ma è frutto di un preciso disegno politico. Bisogna quindi ripensare un modello economico, rivedendo anche quelli che sono gli indicatori economici. Valutare il benessere di un paese attraverso il PIL (prodotto interno lordo) è fuorviante. Già Kennedy nel lontano 1968 lo aveva evidenziato. Oggi a seguito della pandemia credo sia evidente a tutti che è un criterio assurdo: solo guardando il paese Italia vediamo che il PIL è in aumento nonostante la povertà e la crisi economica stiano dilagando. Mentre abbiamo oltre 5 milioni di persone sotto la soglia di povertà, ci viene raccontato che l’economia sta andando bene perché il PIL presenta un incremento del 6,5 per cento. È quindi necessario individuare anche un nuovo indicatore che nella mia ultima pubblicazione propongo nel BES (benessere equo sostenibile) con il quale stabilire effettivamente quale che sia la qualità della vita in un determinato Paese.

In breve, come immaginate Comunità etica e come la descrivereste a chi vuole associarsi?
Comunità Etica è la città del futuro. Non è facile descrivere in sintesi un progetto che ha l’ambizione di disegnare il modello di vita, ma possiamo sicuramente dare alcune direttive: autosufficienza alimentare, autosufficienza energetica, autosufficienza economica, partecipazione attiva.
Comunità Etica è un progetto che partendo dalle conoscenze degli antichi, vuole ridisegnare un nuovo stile di vita che implementi nel suo interno il meglio del progresso tecnologico, per migliorare sempre più la qualità della vita di ognuno.
Vediamo chiaramente che un altro mondo è possibile e  per questo vogliamo costruire un circuito di persone e aziende che credano in un progetto etico equo, solidale e inclusivo, e che contribuiscano al suo successo.

TG DV


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