Ostrinia nubilalis (Hübner) è un lepidottero appartenente alla famiglia delle Crambidae, sottofamiglia Pyraustinae, tribù Pyraustini. È una specie a spiccata polifagia, può attaccare più di 250 specie di piante. La sua coltura preferita è il mais, provoca perdite di raccolto in tutto il mondo, nei soli USA le perdite ammontano annualmente a un miliardo di dollari. In Italia è diffusa soprattutto nelle regioni settentrionali e centrali, dove attacca il mais, la canapa, il sorgo, varie altre colture ortive, come il peperone, la melanzana e ornamentali da fiore, occasionalmente anche frutti e germogli di melo, ecc. È una specie di origine dell’Europa dell’Est, dove la canapa e il luppolo fungevano da piante ospiti; ha iniziato ad attaccare il mais con l’introduzione in Europa dopo la scoperta delle Americhe.

Nagy (1976) ha descritto ceppi della falena in Ungheria che prediligono la canapa al mais, con perdite di canapa dell’80-100% (Camprag et al., 1996). Anche un ceppo giapponese preferisce la canapa al mais (Koo, 1940). Nei climi caldi, la piralide può svolgere fino a 6 generazioni l’anno. In Italia in alcuni ambienti della pianura Padana nell’ambito della stessa specie sembra possano coesistere due razze in grado di sviluppare rispettivamente una o due generazioni l’anno, le due razze geografiche rispondono a diverse varianti del feromone sessuale e vengono denominate con i termini CEPPO “E” e CEPPO “Z”. In alcune zone può esser presente anche una popolazione ibrida (CEPPO “EZ”). Lo svolgimento del ciclo è strettamente legato alle condizioni ambientali, in particolare all’andamento climatico.

Morfologia e biologia
Gli adulti sono piuttosto piccoli, con maschi che misurano da 20-26 mm in apertura alare e femmine da 25-34 mm. Presentano ali anteriori di colore ocra più o meno intenso e variegato, le femmine sono di colore da giallo pallido a marrone chiaro, con entrambe le ali anteriori e posteriori attraversate da linee scure a zigzag e con macchie pallide, spesso giallastre; il maschio è più scuro, ha colori di solito marrone pallido o marrone grigiastro, con linee scure a zigzag e macchie giallastre. Le uova hanno una lunghezza inferiore a 1 mm è hanno una forma appiattita, vengono deposte sulla parte inferiore di foglie, steli o stoppie di raccolto. Sono disposte in gruppi di 15-50, con masse di 4-5 mm di diametro. Le uova giovani sono traslucide e si sovrappongono come squame di pesce. In piena estate le uova appena deposte sono di colore bianco, poi diventano più scure. Le femmine depongono fino a 500 uova in 25 giorni (Deay, 1950). Le uova della prima generazione si schiudono in una settimana o meno con temperature intorno ai 15°C. Dalle uova emergono le larve; lo sviluppo larvale passa attraverso 4 stadi (fase L1 – fase L4) e svernano come larve L5 nei gambi vicino alle radici della pianta. Tendono a essere di colore marrone chiaro o grigio rosaceo dorsalmente, con una capsula cefalica da marrone a nera e una placca toracica marrone giallastra. Le ovodeposizioni sono scalari e le larve penetrano velocemente nell’interno dei tessuti (tipiche larve endofite). Il corpo è contrassegnato da macchie scure rotonde su ciascun segmento del corpo. La temperatura ideale di sviluppo delle larve è di circa 11°C. Le lunghezze medie del corpo durante le fasi larvali sono rispettivamente da 1,6, a 19,9 mm.

Le giovani larve si disperdono rapidamente nella coltura. Si nutrono dapprima di porzioni di foglie per poi trasferirsi dopo circa una settimana nel fusto, si portano nel canale midollare vivendo a spese del tessuto legnoso, le gallerie sono ingombre di materiale sericeo e rosura, le loro perforazioni estrudono un mix viscido di segatura e di escrementi, che fuoriescono anche dai fori comunicanti con l’esterno. Se l’attacco è precoce le piante infestate appassiscono rapidamente e muoiono: la larva allora si trasferisce su altre piante a spese delle quali giunge a maturazione.
Le larve mature, di colore grigiastro e punteggiate di nero, raggiungono dimensioni massime di 25 mm. Verso la fine del mese di luglio, la larva pratica, nel mezzo o nella metà basale del fusto, un foro di uscita rotondo e regolare nel tessuto legnoso arrivando al tessuto fibroso liberiano che risparmia, preparando così la via d’uscita per l’adulto. Inoltre la larva chiude il lume del canale midollare con un setto sericeo robusto immediatamente sopra al foro di uscita, a 6-8 cm da questo, verso la radice. L’insetto quindi si incrisalizza in prossimità di esso dentro un rudimentale bozzetto sericeo, con l’estremità cefalica rivolta in alto. È questo il periodo in cui in corrispondenza del foro di uscita, il fusto si spezza molto facilmente deprezzando moltissimo le fibre tessili della canapa. La pupa è normalmente di colore bruno giallastro a forma di barilotto, presenta sulla punta dell’addome da cinque a otto spine ricurve che serviranno per ancoraggio al suo bozzolo. Lo stadio di pupa ha una durata di circa 12 giorni, con una temperatura di sviluppo ottimale intorno ai 13°C.

Gli adulti sono attivi dal crepuscolo alla notte, la durata della vita è in media di circa 10 giorni (Hill 1987). Lo sfarfallamento dei maschi può precedere di pochi giorni quello delle femmine. Questo volo può essere molto prolungato e manifestare dei picchi di intensità tra la fine di luglio e la prima decade di agosto; di norma si completa nella seconda decade di settembre. Le femmine feconde depongono le uova principalmente sulla pagina inferiore delle foglie. Le larve di questa seconda generazione, numerose da fine luglio-inizio agosto, forano il fusto e possono danneggiare anche i semi. Inoltre, esse scavano gallerie nei fusti indebolendo le piante e provocando rotture. Le larve nate a fine estate o in autunno, oltre a perforare gli steli, infestano le infiorescenze, imbrattandole con fili sericei e feci e rendendole evidentemente inutilizzabili. Si nutrono selettivamente di fiori femminili e di semi immaturi. Camprag et al (1996) hanno riportato perdite di semi del 40%. Quindi, le larve mature ricercano dei siti ove trascorrere l’inverno e il ciclo ricomincia.

Piani di lotta
Per ottenere i risultati migliori nella lotta alla piralide è necessario adottare un approccio integrato in grado di sfruttare tutte le tecniche e gli strumenti che possono essere utili a ridurre l’impatto di tale fitofago. Buone pratiche agronomiche possono avere un ruolo attivo nel controllo dell’infestante. Gli interventi agronomici prevedono arature profonde con interramento delle stoppie, rotazioni colturali evitando impianti vicino a campi di mais, utilizzo di cultivar resistenti (Carmagnola). Grigoryev (1998) ha riportato meno infestazioni nei campi densi di canapa (4-5 milioni di piante per ettaro) rispetto alle piantagioni sparse (500.000 piante per ettaro). Le colture coltivate su terreni a gestione biologica soffrono meno problemi rispetto alle colture coltivate con fertilizzanti convenzionali (Phelan et al., 1996). Il monitoraggio, prevede l’uso di trappole a feromoni specifici a cono di rete con feromone e attrattivo alimentare PAA; per la cattura delle femmine s’impiegano diffusori impregnati di fenilacetaldeide, un aroma naturale presente in diversi fiori e isolato anche dalle spighe di mais che attira soprattutto le femmine di Piralide alla ricerca del substrato dove ovideporre.

In ambienti indoor si ricorre spesso a trappole per la confusione sessuale, il metodo consiste nel diffondere nell’aria il feromone sessuale che emette la femmina in misura tale da impedire al maschio di localizzarla e di fecondarla. La diffusione del feromone sessuale avviene grazie ad appositi diffusori che si installano sulle piante semplicemente ancorandoli ai rami in modo da distogliere la ricerca dei consimili e abbassare ulteriormente gli accoppiamenti e quindi la popolazione dell’infestante.

Bibliografia
Athos Goidanich, Contributi alla conoscenza della Entomofauna della canapa, 1931.
Floriano Ferri, Atlante delle avversità della Canapa, ed. Edagricole Bo 1959.
J.M. McPartland, Robert Connell Clarke, David Paul Watson, Hemp Diseases and Pests Management and Biological Control, CAB International 2000.

 

a cura di Giulio Brescia
Entomologo e Consulente Ambientale c/o Ausl Romagna, ha collaborato con diverse testate giornalistiche nazionali su varie tematiche





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