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Deficit precoci nel morbo di Alzheimer potrebbero essere causati da un blocco degli endocannabinoidi presenti nel cervello. È ciò che risulta da uno studio scientifico dei ricercatori della Stanford University pubblicato sulla rivista Neuron che hanno analizzato come alcune proteine presenti nel cervello chiamate placche beta-amiloidi interferiscano con i segnali relativi alla memoria che invia il cervello. Lo studio partiva dal fatto che quei gruppi di proteine siano il marker principale del morbo di Alzheimer, ma non si sapeva in che modo agissero. I ricercatori ne hanno tracciato gli effetti sui cannabinoidi endogeni del cervello, o endocannabinoidi, e cioè i composti prodotti naturalmente dal cervello che imitano gli effetti dei composti della cannabis. Tra le molte funzioni, i cannabinoidi hanno un ruolo fondamentale nella memoria e nell’apprendimento.

Osservando parti di cervello prelevate dai topi, i ricercatori hanno osservato che le placche beta-amiloidi compromettono percorsi della memoria interferendo con la normale attività degli endocannabinoidi. Secondo Daniel Madison, il ricercatore che ha condotto lo studio: «Questa interferenza può essere alla base dei deficit di memoria nei primi anni dell’Alzheimer». E proprio i cannabinoidi possono rappresentare una nuova opportunità per il trattamento del morbo di Alzheimer prima che la malattia giunga ad uno stadio avanzato, ha aggiunto il dottore. «Gli endocannabinoidi nel cervello sono transitori e agiscono solo quando arrivano input importanti», spiega il dottor Madison, puntualizzando che il THC, ha un effetto molto più duraturo. Motivo per cui è sbagliato ritenere che il fumo di cannabis possa contrastare gli effetti del beta-amiloide placca sulla memoria e l’apprendimento.

D’altra parte, in uno studio del 2013, i ricercatori del Neuroscience Research australiano suggeriscono che il CBD possa essere utile. Il team, guidato dal dottor Tim Karl, aveva scoperto che il trattamento con CBD può portare a miglioramenti drastici nella memoria in topi geneticamente modificati per simulare la malattia di Alzheimer. Oltre al potenziale per combattere i sintomi dell’Alzheimer, alcuni studi suggeriscono che i cannabinoidi siano anche promettenti nel rallentare la progressione della malattia.

 





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