Ci sono sempre un milione di ragioni per non fare qualcosa di nuovo e ambizioso. Se però la pensassimo tutti così, non esisterebbero i viaggi spaziali, le automobili elettriche e i nomadi digitali. Negli ultimi cinque anni, il numero di coloro che hanno scelto di lavorare viaggiando grazie a un computer portatile connesso a Internet è cresciuto in modo esponenziale, anche grazie all’accesso più semplice alla tecnologia e al numero di mansioni in aumento che è possibile svolgere da remoto.

Fino a poco prima della pandemia si stimava che entro il 2035 i nomadi digitali nel mondo avrebbero superato la soglia di un miliardo di individui, poi, lockdown dopo lockdown, il futuro di questa comunità si è fatto incerto. Quando e come questa nuova generazione di freelance torneranno a girare il pianeta? Quando si sentiranno abbastanza al sicuro da tornare a spostarsi da una nazione all’altra? Gli spazi di coworking saranno in grado di sopravvivere al distanziamento sociale? Le aziende che assumono i nomadi digitali si riprenderanno da questo periodo critico?

Con ogni probabilità il Covid-19 non segnerà la morte del nomade digitale, al contrario potrebbe dare la spinta definitiva affinché questo stile di vita diventi nel prossimo decennio ancor più popolare. Il termine “nomade digitale” risale almeno al 1997, quando uscì “Digital Nomad” un libro che sosteneva che la tecnologia avrebbe consentito agli esseri umani di lavorare da qualsiasi luogo e di tornare alla modalità errante dei nostri antenati. Ci sono voluti altri 15 anni prima che la diffusione capillare di Internet permettesse a questa visione di diventare realtà che ora la pandemia potrebbe rendere possibile per un numero di gran lunga maggiore di persone.

Le misure per contrastare la diffusione del Covid-19, infatti, hanno costretto le aziende a un cambio radicale di mentalità. Hanno segnato il passaggio da una cultura lavorativa basata sul controllo, come è stata perlopiù finora, a una basata sul risultato. Questa esperienza, oltre ad aver accelerato le migliorie sul piano delle tecnologie, degli strumenti di collaborazione e della sicurezza digitale, ha dato un’idea di quanto possano essere efficienti e produttivi i dipendenti quando non sono incatenati a una scrivania, oltre a mostrare quanto risparmio porta non dover mantenere i costi di una sede centrale. I lavoratori stessi hanno familiarizzato con l’idea di poter fare carriera anche in una maniera non tradizionale, tanto più che molti hanno maturato il desiderio di allontanarsi dalle città, a vantaggio di una situazione in cui poter vivere in spazi più grandi e a contatto con la natura.

Non c’è dubbio che il virus non terrà ancora per molto fermi coloro che vogliono girare il mondo mantenendosi con un lavoro da remoto (a tal proposito, per avere sempre sotto controllo in quali paesi è possibile recarsi o meno è bene segnare iatatravelcentre.com tra i preferiti), ma di sicuro sta già ridefinendo alcuni dei criteri guida di chi si identifica come nomade digitale. Vediamo come.

L’assistenza sanitaria diventerà una priorità
Se già prima della pandemia era buona norma avere un’assicurazione con una buona copertura sanitaria, oggi questo è ancora più importante insieme alla scelta di recarsi in paesi dove l’assistenza sanitaria è efficiente. Alcuni paesi possono avere accordi bilaterali per l’assistenza sanitaria ma molti sistemi sanitari nel mondo sono a pagamento. Per questo è bene premunirsi di una polizza ben strutturata che copra le spese e non si limiti a rimborsarle. Attenzione, però: molte assicurazioni escludono paesi in cui il governo di appartenenza sconsiglia di viaggiare.

Volare sarà più difficile e costoso
Prenotando in anticipo o accumulando punti, i voli in genere non sono troppo costosi. O, almeno, non lo erano. Oggi mentre le compagnie aeree lottano per rimanere a galla, il costo dei voli è aumentato, la frequenza delle tratte è diminuita e la possibilità di cancellazione un’evenienza tutt’altro che rara. Sebbene non sia possibile sapere come si evolverà la situazione a lungo termine, a tutti è chiaro che non si riprenderà dall’oggi al domani o nel giro di pochi mesi. Tuttavia una caratteristica dei nomadi digitali è quella di poter essere più flessibili nella prenotazione di voli al pari di treni, autobus e traghetti. A loro il tempo non manca, quindi non hanno bisogno di affrettarsi, così da poter trovare sempre la combinazione più conveniente (anche se meno rispetto al passato).

Il viaggio diventerà ancora più lento
Invece di saltare su un volo per un breve viaggio in un’altra città, paese o continente, probabilmente i nomadi digitali si sposteranno meno, terranno un ritmo più lento, prendendo meno voli e programmando meno trasferimenti. Ecco perché probabilmente le destinazioni dove i visti saranno meno pressanti saliranno nell’indice delle preferenze. Alcuni paesi ora vedono nei lavoratori da remoto un’opportunità per sopperire al calo del turismo e per questo stanno introducendo un tipo speciale di visto, detto digitale o per lavoro a distanza, che permette soggiorni prolungati di solito senza essere soggetto alle leggi fiscali di quella nazione o dover richiedere la residenza / cittadinanza. A luglio le Barbados hanno iniziato a ricevere richieste per il loro visto di 12 mesi. Per ottenerlo i candidati devono dimostrare di guadagnare almeno 50.000 dollari all’anno e devono essere in possesso di un’assicurazione sanitaria. Ma esistono paesi, ancora pochi ma destinati a crescere, che lo concedono con molto meno, come Estonia, Croazia e Georgia.

La sicurezza prima di tutto
Chiedere l’opinione di nomadi digitali che già lavorano dove si pensa di andare, è sempre stato un buon consiglio per chi si appresta a un nuovo spostamento. D’ora in avanti lo sarà ancora di più. Non solo le location dovranno essere dotate delle caratteristiche che le hanno rese appetibili fino ad oggi (la presenza di una buona connessione a internet, un costo relativamente basso della vita e una buona qualità della stessa, oltre a una cultura interessante e viva da scoprire) ma saranno tanto più preferibili quanto più organizzate e attente sul fronte delle misure per contrastare la diffusione del virus. NomadList.com, che raccoglie schematicamente tutte le possibili destinazioni battute dai nomadi digitali, resta uno dei riferimenti principale da consultare, anche grazie alle possibilità di confronto con i facenti parte della sua community, ma anche siti come Airbnb e Booking indicano ormai le misure anti-Covid di ciascuna struttura in ciascun paese. Un dato che non riguarda solo la salute ma la sicurezza in generale: laddove queste misure non sono applicate, la probabilità di disordini sociali sarà più alta.

Leggi anche: 10 lavori per nomadi digitali

a cura di Mena Toscano
Giornalista underground dal 1999





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