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La Nuova Zelanda frena sullo sfruttamento minerario dei fondali marini

La Nuova Zelanda frena sullo sfruttamento minerario dei fondali marini

Una sentenza della Corte suprema ha bloccato un progetto di sfruttamento minerario osteggiato dagli ambientalisti.

Il progetto riguarda 66 chilometri quadrati di fondali al largo del distretto di South Taranaki, lungo la costa occidentale dell’Isola del Nord, una delle due principali isole neozelandesi, da cui la Trans-Tasman Resources (TTR), la società coinvolta nella decisione della Corte, puntava a ottenere 50 milioni di tonnellate all’anno di ferro.

Estrarre minerali dai fondali è un’attività ancora poco sviluppata, che potrebbe essere importante per lo sviluppo dell’industria dei pannelli solari e di quella delle batterie per automobili, ma anche molto dannosa per gli ecosistemi marini.

Dragare i fondali infatti comporta, come immaginabile, la distruzione degli stessi: in parte per l’erosione provocata dagli scavi, ma anche e soprattutto per la quantità di sedimenti rilasciati in mare. Questi sedimenti, oltretutto, verranno rilasciati migliaia di metri più in superficie rispetto al luogo da cui sono estratti. Significa che percorreranno ecosistemi diversi man mano che torneranno sul fondale, e che saranno trasportati anche a chilometri di distanza dalle correnti marine.

Le preoccupazioni legate alle conseguenze sul piano ambientale non finiscono qui perché i materiali di scarto dell’estrazione vanno ad alterare la composizione chimica dell’acqua, e il rumore delle attività disturberà la fauna marina. Inoltre molte conseguenze dell’estrazione mineraria nelle profondità marine potrebbero non essere ancora note, visto che sappiamo così poco dei fondali oceanici.

La decisione della Corte suprema che ha bloccato il progetto è stata festeggiata dalle associazioni ambientaliste, ma la TTR non dispera di ottenere comunque l’autorizzazione a meno che nel frattempo il Parlamento neozelandese non approvi il disegno di legge presentato a marzo scorso dalla parlamentare e dirigente del Partito Maori Debbie Ngarewa-Packer, che inserisca questa attività tra quelle in contrasto con la legge.





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