Lo scrittore e saggista Michael Pollan

Uscito lo scorso maggio negli Stati Uniti, con l’inizio del nuovo anno arriverà in italiano, in un’edizione curata da Adelphi, il già chiacchieratissimo libro di Michael Pollan, “How To Change Your Mind”.
In 500 pagine il noto saggista americano non si limita a citare gli studi che hanno riportato alta l’attenzione verso le sostanze psichedeliche dettagliando i meccanismi operativi che queste hanno sul cervello, ma ci mette molto del suo. Spiega infatti di aver testato sostanze psicotiche, parliamo di LSD, psilocibina, DMT e ayahuasca sotto il controllo di terapisti al fine di descriverne l’effetto, spesso definito “brain reboot”: «La lezione più importante è che non sono identico al mio ego. La cui dissoluzione permette che nella mente si formino nuovi tipi di connessioni, producendo modi di vedere il mondo, percezioni, prospettive, completamente diverse». Riflessione che fa il paio con quello che diceva Aldous Huxley nel 1954 descrivendo il proprio viaggio psichedelico: «Per il momento, quel nevrotico rompiscatole che, nelle ore di veglia, cerca di gestire lo spettacolo, fortunatamente è stato tolto di mezzo».

Nell’approccio scettico e prudente di Pollan, già alla base dei suoi precedenti e fortunati libri “Il dilemma dell’onnivoro” e “In difesa del cibo”, sta la forza della pubblicazione che demolisce in maniera brillante e imprevedibile la falsa credenza sulla nocività di tali sostanze. Attraverso il viaggio di un improbabile psiconauta che vuole capire davvero se e quali siano le qualità di queste droghe/farmaci (tuttora illegali) il pubblico si avvicina alla comprensione di una realtà spesso e volentieri mal raccontata. Nel testo emergono anche accenni al bagaglio socio-culturale che gli allucinogeni si portano dietro fin dagli anni ’60, inclusa l’isteria mediatica e le leggende urbane sui danni irreversibili al cervello e l’ondata di suicidi (eventi mai comprovati).

“How To Change Your Mind” è in tutto e per tutto un lavoro contro i moralismi che punta a scuotere le norme proibizioniste per garantire la libertà di ricerca scientifica: «Dobbiamo tornare ai tempi dell’Inquisizione e di Galileo per ritrovare un periodo storico in cui l’indagine scientifica è stata così stigmatizzata» ha detto l’autore in una recente intervista. Eppure non c’è un solo fattore di rischio a giustificarlo. «Gli psichedelici non creano dipendenza. Non esiste una dose letale di una sostanza psichedelica. Non sono abbastanza tossici da ucciderti. In realtà, non sono tossici rispetto a molte droghe legali, come l’alcol. Inoltre non devi prenderli tutti i giorni. Saresti pazzo se lo facessi. E non lo vorresti neanche tu».

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