Oggi assistiamo al massimo sviluppo della ricerca medico-scientifica nell’ambito degli psichedelici. Soprattutto negli ultimi dieci anni, le sostanze psicotrope (come LSD, psilocibina, MDMA) e le piante allucinogene (in primis ayahuasca e ibogaina) sono state oggetto di svariate indagini cliniche e sperimentazioni sul campo, con rinnovato ottimismo per il promettente ruolo terapeutico riguardo a diverse patologie.

Tra i centri più attivi nella ricerca c’è l’Heffter Research Institute di Santa Fe, in New Mexico, località dove vive Bernardo Parrella, giornalista e autore di “Rinascimento Psichedelico. La riscoperta degli allucinogeni dalle neuroscienze alla Silicon Valley”, disponibile su Amazon in versione ebook, che abbiamo cercato per capire in viva voce che aria tira da quelle parti dove la nuova medicina psichedelica sembra diventare ogni giorno più reale.

Le prime scansioni delle regioni celebrali attivate sotto iniezione di LSD (75mg) a confronto con campioni a cui è stato somministrato placebo

Di recente il Prof. David Nutt, uno dei più grandi esperti al mondo in materia, ha invitato il governo britannico a legalizzare l’uso medico di sostanze del tutto vietate come LSD, MDMA e psilocibina. Una provocazione per sbloccare ogni reticenza sulla ricerca scientifica in questo campo, direzione in cui, pur in mezzo a mille ostacoli – legali, burocratici, economici – negli ultimi anni si è comunque fatto moltissimo. Esattamente a che punto siamo?
Quella di Nutt è ben più di una provocazione: per garantire libertà di ricerca sui potenziali benefici degli psichedelici non c’è altro modo che riformare le attuali norme proibizioniste. La comunità scientifica internazionale continua a spingere in tal senso mentre le grandi aziende farmaceutiche non investono per via della perdurante illegalità delle sostanze, oltre al fatto che queste in sé sono ormai di pubblico dominio. Appunto, il gran carico legale, burocratico ed economico poggia tuttora sulle spalle degli enti direttamente coinvolti. La statunitense Maps (Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies) calcola in 27 milioni di dollari la spesa complessiva per le varie procedure e i test clinici con l’MDMA, denaro raccolto man mano con donazioni private. L’MDMA viene somministrato solo in poche sedute come coadiuvante della psicoterapia soprattutto per il trattamento del disturbo post-traumatico da stress, oltre a casi di traumi dovuti a violenza sessuale, ansia generata da malattie terminali, cefalee croniche, autismo. Dopo test positivi su oltre 200 pazienti avviati sul campo fin dal 1996, ora è in corso la terza e ultima fase basata sul protocollo speciale messo a punto dalla stessa Maps e convalidato dalla Fda (Food and Drug Administration): se tutto andrà come previsto, entro il 2021 i medici statunitensi potranno prescrivere questo “antibiotico della psichiatria”. Lo stesso potrebbe accadere dopo il 2024 nel Regno Unito, sulla base del successo iniziale della terapia coadiuvata dall’MDMA contro l’alcolismo, coordinata da Ben Sessa, psichiatra presso l’Imperial College, che sta conducendo anche studi sull’LSD insieme alla Beckley Foundation. Obiettivi primari sono l’ansia dei malati terminali, la depressione cronica e l’aspetto cognitivo-creativo, per il quale è in corso il primo studio internazionale sugli effetti delle microdosi auto-somministrate. Per la psilocibina, è partita da poco la seconda fase del test per il trattamento della depressione resistente ai comuni altri farmaci basato sul protocollo stilato dalla Compass Pathways. Si tratta del più ampio studio clinico mai condotto in quest’ambito, ha già ottenuto il beneplacito della Fda e della corrispettiva Agenzia europea per i medicinali (Ema), riguarda 216 pazienti in 13 centri medici sparsi in Europa e Nord-America.

Un intero capitolo di “Come cambiare la tua mente” di Michael Pollan è dedicato alle odierne terapie psichedeliche autorizzate. Si tratta per lo più di resoconti positivi, tuttavia l’autore mette in guardia dall’aderire a «certi facili entusiasmi della comunità psichedelica, ieri come oggi». Un approccio cauto, lo stesso che gli esperti rivolgono alle microdosi psicoattive. Che idea si è fatto?
A oltre un anno dalla pubblicazione in Usa, il libro di Pollan è divenuto un best-seller (uscito lo scorso giugno anche in Italia per Adelphi, n.d.r) e continua a suscitare reazioni diffuse. Gli va riconosciuto l’indubbio merito di aver informato al meglio il grande pubblico su tematiche cruciali ma spesso ignorate o distorte, anche per via delle norme tuttora repressive e per un perdurante stigma culturale. Continuare però a prendere distanze eccessive rispetto a certi “eccessi” degli anni ’60, e in particolare alla “rivoluzione psichedelica” incarnata da Timothy Leary (quando l’LSD era legale), può rivelarsi un boomerang proprio per il processo di “normalizzazione” in corso. Ieri come oggi, la comunità psichedelica rimane eclettica e variegata, e proprio per validare gli effetti positivi del suo libro è importante coinvolgerne comunque le varie anime. Per quanto necessari, certi richiami alla prudenza per evitare gli errori del passato, invocati da Pollan su note testate assai quotate come Guardian e New York Times, hanno portato a inutili frantumazioni e attirato critiche negative sui social media. Le potenzialità mediche e la ricerca scientifica sono fattori trainanti, ma è impossibile tralasciare gli aspetti spirituali, creativi e socio-culturali inestricabilmente legati all’uso degli psichedelici.

Pensi che l’evoluzione che ha visto protagonista la cannabis, dal divieto alla legalizzazione, passando per la riscoperta delle sue potenzialità terapeutiche, possa ripetersi nel caso delle altre sostanze ancora illegali?
Sì, in parte è proprio questo il percorso scelto dall’attivismo anti-proibizionista Usa. Recentemente è passato a Denver (Colorado) un referendum popolare che depenalizza uso, possesso e coltivazione personale dei “funghetti magici”, mentre il consiglio comunale di Oakland (California) ha approvato all’unanimità un’analoga risoluzione. Le norme valgono soltanto per i maggiori di anni 21 ed escludono tutti i derivati sintetici come LSD, MDMA o Dmt. Ciò ribadisce il crescente interesse per le sostanze psicoattive nell’opinione pubblica, a conferma di un percorso che non può non procedere in parallelo con la nuova medicina psichedelica.

a cura di Mena Toscano
Giornalista underground dal 1999





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