Hi-Tech e web

La nuova frontiera dello sfruttamento 2.0

Sfruttamento 2.0Lo sfruttamento della manodopera a basso costo nei Paesi in via di sviluppo non è più esclusivamente circoscritto al settore manifatturiero ma, come in molti settori, si sta evolvendo verso il web.

Molti di voi saranno a conoscenza del nuovo fenomeno in cui è possibile acquistare dalle visualizzazioni su YouTube, passando ai falsi follower su Twitter per arrivare fino ai like di Facebook… Ma vi siete mai chiesti cosa c’è dietro questo fenomeno?

Forse non vi stupirete nel sapere che ci sono realtà specializzate nel fornire falsi like, follower e visualizzazioni alle aziende a prezzi modici (1000 follower costano circa 11 dollari). Tra le tante realtà in questione quella che emerge è shareyt.com, un sito web che ha base in Bangladesh. La scoperta arriva da un programma d’inchiesta giornalistica della tv inglese, Dispatches, che ha mandato degli inviati in veste di clienti per scoprire qualcosa di più sul lavoro di quest’azienda.

Quello che ne emerge è l’ennesima denuncia di sfruttamento, una situazione frequente in cui l’uomo è paragonato ad una macchina. Lavoratori pagati 12 dollari al mese, o per chi preferisce incassare in base alla produttività 1 dollaro ogni 1000 click, con turni insostenibili (i lavoratori si alternano in tre turni giornalieri 24 ore su 24) e norme di sicurezza e regole igieniche che non vengono mai rispettate.

Il rappresentante dell’azienda, che ha sede a Dakha, afferma in sua difesa: “Il nostro lavoro è legale. Semmai è immorale che un cliente commissioni questi tipi di servizi”. Questa è solo una delle tante realtà che si sono consolidate negli ultimi anni nei Paesi disagiati del mondo come, appunto, il Bangladesh ma anche l’India e il Pakistan. Considerando la legalità di questo fenomeno e l’immoralità delle parole del legale rappresentante di shareyt.com, molti addetti ai lavori sono preoccupati che tutto ciò possa generare una bolla speculativa, anche morale.

Insomma continuando su questa strada anche una pagina di ventilatori in Alaska potrebbe diventare una miniera d’oro.

 

TG DV


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