Se uno pensa all’Artico, pensa a una distesa di bianco, con magari il blu del mare, un orso polare che goffamente si incammina verso l’acqua, o qualche iglù. Nessuno pensa alla plastica.

E invece, testimonianza ulteriore che l’inquinamento da plastica è ormai ovunque, si trovano pezzi di plastica galleggianti anche nei mari dell’oceano Artico, a meno di duemila chilometri dal polo nord, e in aree che fino a pochi anni fa non potevano essere raggiunte a causa degli enormi ghiacciai.

Come ci è arrivata la nostra immondizia fino all’Artico? Facile: i nostri fiumi, più o meno inquinati, riversano plastica nel mare, questa plastica si diffonde attraverso le maree in tutto il mondo mondo fino ad arrivare anche nell’Artico. Ma qui, una volta arrivata, la plastica si “congela” nei ghiacci della zona e può restarci per decenni. Finché non arrivano i cambiamenti climatici a sciogliere parti delle nevi perenni e a rimettere in circolazione la plastica magari di tanti anni fa.

E cosi l’Artico diventa un accumulatore di immondizia.

È la prima volta che interi pezzi di plastica sono visibili in Artico. E questo perché prima era tutto ghiacciato, coperto dalle nevi, e la navigazione difficile. Adesso che questi ghiacciai iniziano a sciogliersi, ecco che dall’Artico arrivano pezzi di polistirolo e detriti di vario di genere in bella vista. A testimoniare il tutto è un articolo pubblicato da Science Advances in cui si dice chiaramente che l’Artico è una sorta di punto di approdo finale per la nostra plastica.

Una volta arrivata qui la plastica, non se ne va più.  Nessuno sa esattamente quanta plastica ci sia, ma si calcola che potrebbero esserci 300 miliardi di pezzi e che l’Artico potrebbe essere un concentrato ancora peggiore del Great Pacific Garbage Patch scoperto qualche anno fa.

Come sempre, è tutto non-biodegradabile e chissà da quanti anni questa roba era lì, nascosta nel ghiaccio, chissà quanta altra ce n’è, e chissà fino a quando resteranno queste tracce della nostra “civilizzazione” in Artico. Come sempre, questi pezzi di plastica non riguardano solo l’Artico, i suoi orsi polari, le sue foche, le sue balene, ma noi tutti, perché la microplastica che ne deriva viene mangiata dai pesci entrando così nella catena alimentare, prima localmente e poi in modo globale, ed in ultima analisi nei nostri corpi.

La cosa triste è che la situazione peggiorerà: con lo scioglimento dei ghiacciai, arriveranno i pescherecci, le navi, il petrolio, e infrastruttura pesante di vario genere. Il fatto che la neve rilasci la plastica che ci si era accumulata dentro ha altri risvolti negativi: gli animali possono morire mangiandola, o rimanendone intrappolati dentro.

Articolo tratto dal blog ufficiale di Maria Rita D’Orsogna





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