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La morte di Sandrine, i 35 euro, i 4 stelle col wifi e tutte le puttanate che vi fanno credere

Sandrine Bakayoko
Sandrine Bakayoko

Era malata da tempo, ma nessuno ha mai mosso un dito per capire le ragioni del suo male. Sandrine era una tra più di mille in quell’inferno che è il centro di “accoglienza” di Cona. Un medico una volta alla settimana, qualche infermiere. Poi, dopo tante denunce qualcosa di più, appena qualcosa.

Sandrine è andata a farsi la doccia. Si è sentita male e nessuno se ne è accorto in quella bolgia. Quando l’hanno trovata riversa a terra oramai c’era ben poco da fare. Chi ha visto il suo povero corpo racconta che il suo viso era solcato da grandi lacrime. È morta disperata, sola, a 25 anni.

Hanno già detto che è morta di morte naturale. Seppellita due volte, come tutti quelli che muoiono ingiustamente ed ai quali non viene resa giustizia.

Sandrine era ospite di un centro “accoglienza” dello Stato Italiano. In una struttura seria i suoi malanni non potevano passare inosservati. Mancavano fondi per assicurare in quel centro assistenza e prevenzione sanitaria? Assolutamente no. I famosi 35 euro che quei cinici della Lega raccontano falsamente essere destinati quotidianamente ad ogni profugo ed immigrato, vanno alle cooperative che gestiscono i centri di accoglienza.

Agli immigrati vanno solo due euro e mezzo, niente altro. Una marea di soldi, quella che ha fatto ricchi tanti, ad esempio i protagonisti di Mafia Capitale a Roma, ed ha lasciato profughi ed immigrati a marcire in strutture da vergogna.

Sandrine era una tra più di mille ospitati in quell’assurdo di Cona. Troppi, infinitamente troppi perché si potesse assicurare una gestione minimamente credibile. Il problema è la Lega, che in quell’area ed anche altrove fa guerra ad ogni politica di distribuzione sul territorio e l’unico centro disponibile si riempie all’inverosimile.

Facile, cinico, da farabutti, ora chiedere l’espulsione immediata degli amici di Sandrine per la loro protesta dopo la sua morte.

E se non bastassero poi le guerre volute dalla Lega, c’è poi l’ingordigia delle “cooperative” che si occupano dei profughi e degli immigrati. La cooperativa Ecofficina che gestisce il centro di Cona ha decuplicato in pochi anni il fatturato passando dai rifiuti ai profughi. È stata inquisita dai giudici per il sospetto di avere «ritoccato» delle carte, accusata di pagare pochissimo gli operatori, espulsa da Confcooperative secondo la quale come onlus bada «un po’ poco al sociale e un po’ troppo al business».

Ecofficina ha oggi in pugno le ex basi militari di Bagnoli di Sopra (Padova), Cona (Venezia) e Oderzo (Treviso), dove sono alloggiati circa duemilacinquecento migranti. Un affarone. Non per i profughi. Non per Sandrine, mia sorella morta sola e disperata, rivestita di lacrime.





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