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Prendo spunto da una notizia passata in sordina sulla stampa italiana, ma a cui è stato dato discreto rilievo da quella Helvetica per parlare del proibizionismo, del suo fallimento evidente e dell’incoerenza di coloro che lo professano politicamente: ”E` una dipendente del Parlamento italiano una delle due persone arrestate, lo scorso due aprile a Lugano, con 8 chili di cocaina in valigia. Si tratta, della segretaria del gruppo parlamentare della Lega Nord a Roma. Insieme a lei, è stato arrestato anche un uomo. Le Guardie di confine hanno scovato lo stupefacente stipato in alcune vaschette di alimenti.” (fonte RSI.Ch )

Non mi fa mai piacere quando qualcuno finisce “Oltre il Cancello” e non mi permetto di giudicare persone che non conosco e di cui non conosco la storia, è tuttavia assodato, anche da altri fatti di cronaca che hanno visto parlamentari del nostro paese coinvolti in episodi analoghi, che l’uso di sostanze stupefacenti, nello specifico la cocaina, non sia prerogativa solo di coloro che ritengono più sensata una legislatura che lasci alla discrezione soggettiva la decisione di farne o meno uso.

Come tutti sappiamo, Il termine Proibizionismo indica un provvedimento o un periodo della storia statunitense in cui era legalmente proibito produrre, importare, esportare e vendere bevande alcoliche. Negli anni 20 il proibizionismo fu la culla del fenomeno del gangsterismo, che si dedicò al contrabbando di alcolici. I disordini e malumori causati da tale legge spinsero il Governo degli Stati Uniti a porre, nel 5 dicembre 1933, fine all’era del proibizionismo.

L’unica volta che sono rimasto stupito dal comportamento ineccepibile da parte di uno dei nostri parlamentari lo devo al Sen. A Vita Emilio Colombo, che si è assunto la piena responsabilità del mezzo etto di cocaina che era stato trovato in possesso del suo autista personale; capisco che per un uomo nella sua posizione i rischi fossero decisamente minori rispetto a quelli che correrebbe qualunque altro cittadino nel medesimo frangente, tuttavia va dato atto al Sen. Colombo di possedere una umana levatura degna dell’appellativo.

Il proibizionismo sulla canapa affonda invece altrove le sue radici Se non ci fosse il problema marijuana la canapa potrebbe essere una normale pianta coltivata, e noi potremmo usarla per risolvere i tanti problemi dell’agricoltura, dell’economia e dell’ambiente. Se da alcune varietà di questa pianta si ricava una droga è solo una sfortunata coincidenza.

In realtà i termini della questione dovrebbero essere rovesciati: non è vero che noi non possiamo usare questa pianta per risolvere i problemi ambientali perché, purtroppo, è anche una droga. E’ vero invece il contrario: la canapa ricca di resina è in realtà prima di tutto un importante medicinale, ed è stata fatta diventare una droga negli anni ‘30 per eliminare un pericoloso concorrente del petrolio, dell’industria chimica e della carta fabbricata col legno degli alberi. E’ questa la ragione per cui chi si interessa della canapa per ragioni sia economiche che ambientali, deve prima o poi fare i conti, con la il problema droga. L’olio estratto dalla cannabis può essere utilizzato in alcuni tipi di motore, in particolare i motori Diesel. Nel 1937 la Ford creò “la Ford T” in gran parte realizzata in canapa ed alimentata ad etanolo di canapa, un combustibile ecologico. Vi sono ipotesi che la proclamazione di leggi proibizionistiche nei confronti della cannabis negli Stati Uniti prima della seconda guerra mondiale sia legata alla concorrenza tra la nascente industria petrolifera e la possibilità di usare l’olio di questa pianta come combustibile.

Come cantavano i Pitura Fresca: “Ogni anno in italia mor 30.000 persone de alcol ogni anno in italia mor 20.000 persone de tabacco ogni anno mor 1.000 persone di eroina ricordete: di marijuana non xe mai morto nissuni!”





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