Secondo una ricerca del giornale americano Washingthon Post le varie misure in favore di depenalizzazione, diritto all’accesso alla cannabis terapeutica e legalizzazione in atto nel nord America hanno fatto crollare il prezzo di mercato della cannabis illegale prodotta in Messico, che fino a pochi anni fa dominava il mercato statunitense. Il prezzo sarebbe addirittura passato da 100 dolari al kg, agli attuali 25 dollari. Una dimostrazione ulteriore e basata sulla concretezza dei dati di come la legalizzazione della cannabis indebolisca la criminalità organizzata e i cartelli della droga. Per tutti tranne che per la Dea (l’agenzia antidroga statunitense), la quale non ha trovato di meglio che sottolineare come i diminuiti introiti relativi alla cannabis spingeranno la malavita organizzata messicana ad aumentare il livello di “marketing” dell’eroina, puntando ad aumentare il numero di consumatori di droghe pesanti.

Si tratta nient’altro che di una nuova versione del vecchio slogan di tutti i proibizionisti: le droghe leggere portano a quelle pesanti. Allo stesso modo per la Dea (ente che da sempre è saldamente in mano ai conservatori Usa) la legalizzazione della cannabis porterebbe gli spacciatori a diventare più aggressivi nel marketing dell’eroina per recuperare i mancati introiti.
Pare così sempre più evidente il tentativo dei conservatori Usa di provare una controffensiva comunicativa per cercare di fare cambiare idea agli americani, che secondo i sondaggi sono sempre più convinti che il consumo di cannabis comporti scarsi rischi per la salute. Già nei mesi scorsi James L. Capra, uno dei massimi funzionari della Dea, era andato all’attacco, sostenendo senza mezzi termini che la depenalizzazione della cannabis è “sconsiderata e irresponsabile, e porterebbe gravi conseguenze nel lungo periodo”.

 





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