mujicaLontano dalle sirene della legalizzazione formato business made in Usa, dove la produzione della cannabis legale è affidata a pochi imprenditori e rivenduta a prezzi alti (da 14 dollari al grammo in su). La legalizzazione programmata dal presidente Mujica in Uruguay, che prevede la vendita della cannabis nelle farmacie al prezzo di circa 70 centesimi di euro al grammo, si arricchisce di una nuova misura che la lega alla solidarietà ed alla riabilitazione dei malati.

LA PRODUZIONE A UNA ASSOCIAZIONE DI MALATI DI AIDS. La canapa legale sarà infatti prodotta dal Centro de Información Referencia y Apoyo Red (Cirar), una associazione di malati di Aids presente in 19 distretti dello stato sudamericano, che ha ottenuto l’appalto alla produzione per conto dello stato. Il progetto, che potrà contare su di un investimento di 500 mila dollari, dara’ lavoro a 40 persone con HIV, e gli utili derivanti dall’attività, anziché arricchire qualche privato, andranno a rimpolpare il fondo per il miglioramento della situazione dei malati di Aids in Uruguay. “Il governo ritiene che la produzione debba essere affidata ad una organizzazione sociale, e noi siamo stati scelti perché siamo in possesso anche di agronom e di chimici adatti, oltre che dei soldi per l’investimento” ha dichiarato Federico Deveras, presidente del Cirar, a cui fanno riferimento 12.600 membri.

ORMAI E’ TUTTO PRONTO PER COMINCIARE. Va così ormai a completarsi il quadro della legalizzazione uruguaiana che poche settimane fa era stata rinviata al 2015 da Mujica, a causa della volontà di fare “le cose per bene, senza commettere errori”. La vendita di cannabis da parte dello stato presso le farmacie autorizzate dovrebbe comunque cominciare entro la prossima primavera. Mentre sarà comunque possibile anche l’autocoltivazione di cannabis per uso personale (massimo sei piante) e la produzione collettiva con l’istituzione dei cannabis social clubs, i quali potranno avere non più di 45 membri, e potranno coltivare fino a 99 piante, ma senza superare il limite di 480 grammi annui per ogni utente. Una legalizzazione che, in linea con il carattere e le idee del presidente uruguaiano, si preannuncia quindi attenta ai diritti sociali e civili, più che alle esigenze di multinazionali e investitori, che sempre di più stanno puntando forte sul business della legalizzazione.





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