Volt è un partito unico paneuropeo, progressista ed ecologista. Vuol dire che in tutti gli oltre 30 paesi in cui siamo presenti abbiano un’unica visione, un unico programma, un’unica governance che prescinde dai singoli stati. Con queste premesse si capisce tra l’altro il motivo per cui il primo Europarlamentare che siamo a far eleggere alle più recenti elezioni europee (solo un anno dopo la nostra fondazione), Damien Boeselager, sia da tutti i Volter considerato il proprio rappresentante e non quello solo del suo paese di provenienza.

Nel programma di Volt sin dalla sua nascita è stata formalizzata la nostra posizione chiarissima a favore della legalizzazione della Cannabis, e tutti i capitoli nazionali l’hanno poi declinata localmente, adattandola alle specifiche realtà.

Quella sulla cannabis credo sia un esempio perfetto di come Volt matura le proprie posizioni e sviluppa le proprie Policy.

In primo luogo, quando guardiamo ai fatti, la Cannabis non è una sostanza stupefacente che rientra tra quelle pericolose come è stato definitivamente riconosciuto anche dall’ONU (che, nel Dicembre del 2020, l’ha rimossa dalla Tabella IV della Convenzione Unica dove era assurdamente elencata insieme a sostanze come eroina e cocaina), prendendo in considerazione una serie di raccomandazioni della Organizzazione Mondiale della Sanità del Gennaio 2019. La Commissione sugli Stupefacenti (Cnd) delle Nazioni Unite ha riconosciuto le proprietà terapeutiche della cannabis.

Il consumo occasionale e ricreativo è meno pericoloso rispetto a quello di alcol, sia in termini di dipendenza che di danno (già www.thelancet.com marzo 2007 e altri).

L’abuso è invece potenzialmente dannoso, soprattutto nell’età dello sviluppo, ed in questo caso, quindi i consumatori non vanno criminalizzati ma bisogna offrire soluzione di salute pubblica.

In secondo luogo, abbiano notato come, nei nostri tour d’ascolto, il consumo di cannabis non fosse sostanzialmente mai citato come una preoccupazione in termini di sicurezza o legalità.

Io stesso ricordo un fatto che mi colpì molto. Quando ancora si poteva, facevamo diversi incontri in vari municipi a Roma per ascoltare i cittadini e capire quali fossero i tempi più sentiti nella città, con il fine ultimo di preparare il programma per partecipare alle prossime comunali. Uno di questi tavoli era sempre intitolato: “la città e la sicurezza” e ogni volta rimanevo sorpreso nel vedere che la discussione era molto accesa ma non toccava mai il tema del consumo o della legalizzazione della cannabis.

Quando chiedevo perché nessuno ne parlava , inevitabilmente mi rispondevano che quello non gli sembrava un problema aperto, “è chiaro che va fatto, cosa c’è da discutere?”. Semplicemente non capivano perché la politica non lo facesse.

Infine, guardando poi alle migliori pratiche, in tutto il mondo si approvano leggi sulla cannabis. Negli Stati Uniti ormai più di un terzo degli americani vive in uno stato con una piena legalizzazione e la cannabis sta per essere depenalizzata a livello federale.

In tutti questi stati non c’è alcuna evidenza di aumento di abuso o delinquenza nelle comunità che hanno legalizzato.

Questo ci fa capire l’importanza di dare una risposta il più globale possibile alle politiche di legalizzazione, per aumentarne l’efficacia. Il punto di arrivo deve essere quello di avere una politica comune di legalizzazione della cannabis a livello di Unione Europea, che sia in vigore in tutti i paesi. Come partito europeo noi cercheremo di perorare questa causa nel Parlamento Europeo e comunque di favorire un dibattito che vada oltre i confini nazionali. In questa direzione va per esempio la recente adesione di Volt Italia a l’Ecan (European Cannabis Advocacy Network).

Insomma: evidenza scientifica dei dati, migliori pratiche in sempre più parti del mondo, ascolto delle persone. Volt non poteva non essere a favore della legalizzazione del consumo della cannabis, non solo a scopo medico, ma anche ricreativo.

Le proposte di Volt Italia

E’ fondamentale distinguere l’uso occasionale da quello continuativo e dall’abuso; come abbiamo detto non c’è motivo naturalmente per trattare l’uso occasionale in maniera diversa dal consumo di alcol e tabacco.

La questione non riguarda quindi l’uso ricreativo (e tantomeno quello medico) ma l’abuso, che può essere dannoso, specialmente nell’età dello sviluppo. Per questo noi l’obiettivo di Volt è in prima istanza la tutela del benessere pubblico e del consumatore tramite:

  • il perseguimento di una politica che concepisca la tematica dell’abuso di sostanze come un problema sanitario e di salute pubblica, non affrontabile tramite modalità repressive le quali favoriscono l’isolamento sociale dei consumatori, e non hanno mai portato ad alcun beneficio in termini di riduzione del consumi delle sostanze illecite o del loro traffico.
  • La legalizzazione regolata del consumo medico e ricreativo della cannabis: l’uso ricreativo in luoghi pubblici consentito solo in specifici locali con licenza ottenuta dallo stato;
  • Legalizzare l’auto coltivazione, naturalmente con un limite massimo di piante per domicilio;
  • L’introduzione di un monitoraggio socio-sanitario del consumo di cannabis, al fine di garantire la sicurezza del consumatore e ridurre i rischi assiociati all’abuso. Si potrebbe consentire l’acquisto solo attraverso Fascicolo Sanitario Elettronico ma ogni altra modalità che tiene conto di queste istanze

Perché in Italia siamo così indietro rispetto alla legalizzazione?

Qui devo fare un accenno alla politica interna, anche se solitamente Volt è più interessata alla definizione di proposte, all’attivismo e al coinvolgimento dei cittadini, piuttosto che a partecipare a sterili contrapposizioni con altri partiti.

Il motivo per cui la legalizzazione è ancora controversa, malgrado tutte le evidenze fattuali, è in massima parte legato alla non informazione e allo stigma che da decenni è stata erroneamente “attaccato” alla cannabis e alla paura che fa la parola “droga”, senza distinzioni. E’ necessario quindi che tutti noi si continui a favorire il cambiamento culturale di cui alla fine la politica dovrà prendere atto.

Ora, mi sembra comprensibile che questa disinformazione riguardi moltissimi cittadini che giustamente non hanno tempo ne sono tenuti a essere informati su tutto e tutti, e che sono stati esposti a decenni di inesattezze.

Ma quando sento esponenti politici che prendono posizioni che demonizzano la cannabis con slogan retrogradi e criminalizzazione dei consumatori, penso sia veramente malafede.

Prendiamo le dichiarazioni del Senatore della Lega Nord Simone Pillon, il quale, nei giorni scorsi, tra un post contro l’aborto e l’altro, ha di nuovo attaccato la cannabis: “La droga fa solo male. I ragazzi devono potersi divertire in modo sano, ascoltando musica, ballando, incontrandosi, e non devono stare rinchiusi nei cessi a fumare droga.”
Che disprezzo per i cittadini, che posizioni ideologiche vecchie e superate. Che strumentalizzazione nell’accomunare intenzionalmente la cannabis a sostanze realmente pericolose.

E’ evidente che il senatore non abbia alcun contatto con la realtà sociale di chi fa consumo di cannabis (oltre 6 milioni di cittadini), e questo per un politico è il peccato maggiore. Questa è gente che è rimasta ferma a 40 anni fa, non è andata mai oltre le proprie esperienze, più o meno traumatiche, di quando era ragazzo, e non conosce quello che accade in tantissime parti del mondo, dove il consumo è appunto inserito in stili di vita del tutto predominanti e accettati socialmente.

Non è certo da questa decrepita politica e anti-scientifica, sempre rivolta al passato, che ci possiamo aspettare il cambiamento.

Certo la Lega ha una posizione del tutto strumentale, ma anche dai partiti dello schieramento progressista c’è un silenzio assordante, per meri calcoli di convenienza elettorale. Ci sono 100 parlamentari favorevoli, di ogni provenienza, ma nessun partito, a parte +Europa e Volt ha preso posizione ufficiale. Evidentemente ritengono sia un tema che non paghi in termini elettorali.

Quante volte abbiamo visto fare questo errore, di non combattere battaglie giuste basandosi sui sondaggi, per poi trovarsi superati dall’evoluzione della società.

Non spetta certo a Volt parlare degli altri partiti, ma come individuo e cittadino mi sarei aspettato più coraggio da politici come Zingaretti o come, per esempio, Calenda, che fanno della competenza e delle decisioni basate sui fatti la propria bandiera. Speriamo che il nuovo segretario del PD, Enrico Letta, possa rappresentare una discontinuità.

Come intervenire concretamente verso la piana legalizzazione della cannabis

L’attivismo è fondamentale: Volt si lega a iniziative di associazioni attive e preparate sul territorio, come Meglio Legale o altre. Lo facciamo a livello nazionale ma anche a livello locale, a Bologna, a Torino ed in tante altre città.

Poi il cambiamento bisogna portarlo nelle istituzioni, nelle leggi che regolano il paese. Per questo Volt è partito e non solo attivismo

Per questo oggi sosteniamo la proposta di legge di modifica dell’articolo 73 del Testo unico stupefacenti a prima firma Riccardo Magi (C.2307) per l’introduzione di pene di più lieve entità e per decriminalizzare la condotta della coltivazione domestica. Abbiamo a questo riguardo sottoscritto l’appello iocoltivo.eu al Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, Onorevole Mario Perantoni, per arrivare quanto prima a un voto della Commissione Giustizia della Camera così che l’iter legislativo possa arrivare a conclusione. E’ ora che un tema importante come questo venga dibattuto in Parlamento.

Com’è noto, nel dicembre del 2019 le Sezioni unite della Corte di cassazione hanno stabilito che non costituisce reato la coltivazione domestica di cannabis che “per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante ed il modesto quantitativo di prodotto ricavabile appaia destinata all’uso personale”. Un pronunciamento perfettamente in linea con gli intenti della proposta di legge C.2307.

Guido Silvestri, membro del consiglio direttivo di Volt Italia

Molti tra gli esperti chiamati in audizione nella aua commissione hanno infatti messo in rilievo gli aspetti positivi, soprattutto in termini di lotta alla criminalità e di minore pressione sulle forze dell’ordine e sul sistema della giustizia, che deriverebbero da iniziative di depenalizzazione della coltivazione e di introduzione di reati di lieve entità. Lo stesso Procuratore nazionale antimafia Roberto Cafiero De Raho ha affermato che “la coltivazione ad uso personale ridurrebbe la necessità per il consumatore di droghe leggere di rivolgersi alla manovalanza criminale, togliendo alla criminalità organizzata una fetta di mercato”. Al contrario, tutti gli auditi hanno sollevato preoccupazioni rispetto al disegno di legge Molinari (della Lega) e alle prospettive di uno scenario in cui le sanzioni sarebbero inasprite.

È una battaglia difficile. Troppo spesso leggi importanti non sono neanche arrivate alla discussione in aula, dove il dibattito avremmo potuto favorire il progressivo e necessario cambiamento culturale. Per questo appoggiamo questa proposta di legge, che certo non rappresenta il punto di arrivo che desideriamo, quello della piana legalizzazione, ma un primo passo importantissimo in quella direzione.

Anche oggi già sentiamo dire che il paese ha altre priorità per parlare di cose minori come questa. Obiezione abusata ogni volta che si parla di diritti.

Cosa rispondiamo a chi dice che proporre questa questione oggi è non capire che le vere priorità del paese sono la gestione della pandemia ed il Recovery Plan

Intanto che il “benaltrismo” è l’argomentazione preferita di chi si oppone ai cambiamenti a corto di argomenti. Ma voglio andare invece proprio al punto del Recovery Plan.

Noi sosteniamo che la legalizzazione della Cannabis sia non solo coerente ma proprio strumentale al raggiungimento degli obiettivi del Recovery Plan, e voglio partire dalle dichiarazioni programmatiche del Presidente Draghi, il quale, nella parte dedicata alle riforme ineludibili, riserva una parte centrale a quella della Giustizia, con la necessità di un miglioramento dell’efficienza dei tribunali e al Mezzogiorno, con le condizioni di legalità e sicurezza necessarie per riattrarre investimenti nazionali e internazionali.

Ora, dal lato del funzionamento della Giustizia, legalizzare la cannabis vorrebbe dire da un lato, sgravare in maniera molto significativa sia il lavoro dei tribunali che il sovraffollamento delle carceri, che è una delle vergogne di questo paese, più volte sanzionato dagli organismi internazionali.

Infatti  la normativa in vigore non ha impedito l’aumento della circolazione di sostanze stupefacenti e continua a essere il principale veicolo di ingresso nel sistema della giustizia e nelle carceri. Il 29,87 per cento (14.118 su 47.258) degli ingressi in carcere nel 2018 è stato causato da imputazioni o da condanne sulla base dell’articolo 73 (detenzione a fini di spaccio).

Dal lato della lotta alle mafie, basterà citare il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho che in una recente intervista su L’Espresso si è dichiaro favorevole all’aggiornamento delle leggi sulle sostanze stupefacenti e ha sottolineato che un’eventuale legalizzazione della cannabis toglierebbe potere e terreno alle mafie. “Inoltre con la legalizzazione delle “droghe leggere” le forze dell’ordine potrebbero concentrare tutti i loro sforzi per inseguire i grandi capitali dei narcotrafficanti invece di arrestare i consumatori e i piccolo spacciatori”. Il consumo di cannabis è infatti un fenomeno di massa che coinvolge ogni anno il 58% delle operazioni antidroga (Relazione annuale al Parlamento sulle tossicodipendenze in Italia a Dicembre 2019).

Con la legalizzazione si sottrarrebbero alle mafie profitti per circa 6 miliardi di Euro all’anno, che potremmo invece investire in un consumo consapevole e nelle politiche di minimizzazione del danno in caso di abuso oltre a rilanciare un intero settore industriale, quello della canapa, con ricadute occupazionali pari a circa 350 mila nuovi addetti sia nei servizi di vendita, sia nella coltivazione.

Cosa stiamo aspettando?

Guido Silvestri – membro del Consiglio Direttivo di www.voltitalia.org, il capitolo italiano del partito paneuropeo Volt Europa, che si presenta tra l’altro alle prossime elezioni a Torino, Milano, Roma, Bologna, Trieste.





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