«Datemi un’idea e vi controllerò il mondo», diceva qualcuno che non si accorgeva di come il mondo fosse già cambiato. Quando Gilles Deleuze coniò il concetto di “rizoma”, nella grande opera Mille Piani, non stava solo descrivendo un cambiamento in atto, stava preconizzando un mondo a venire.

Il rizoma, che prende curiosamente il nome dal gergo botanico, rappresenta un’istanza che sfugge al pensiero tradizionale, quello che si sviluppa in modo gerarchico e che ha fondato la società classica borghese. Deleuze individua il dualismo tra rizoma e albero: mentre quest’ultimo si sviluppa gerarchicamente dalle radici alle fronde, e ogni passaggio è obbligato e determinato a senso unico, il rizoma si sviluppa come una superficie in cui ogni ganglio comunica liberamente con ogni altro, senza bisogno di mediazioni o gerarchie. «Qualsiasi punto di un rizoma può essere connesso a qualsiasi altro e deve esserlo» (1).

La libertà di connessione è il carattere rivoluzionario del rizoma, il quale rifiuta qualsiasi entità di controllo e mediazione, qualsiasi gerarchia che vada a menomare la libera espressività della connessione stessa. Ogni punto del rizoma è iperconnesso e quando il potere reagisce tagliando, spaccando e riducendo il rizoma, quest’ultimo sa svilupparsi in modo virale rinascendo da qualsiasi punto. Il rizoma non ha cuore né cervello poiché è tutto cuore e tutto cervello, esattamente come la società umana. Il rizoma non può essere decapitato o ucciso: è eterno e immortale poiché corrisponde alla libertà.

Il rizoma è temuto e condannato poiché non sopporta alcun potere, anzi ne è la totale antitesi. Il potere non può che funzionare in modo arboreo, per gerarchie, producendo significati di controllo e punizione, impedendo la libertà di scelta e iniettando paure e speranze irragionevoli nel corpo sociale, creando individui indispensabili che imbriglino le energie psicologiche e sociali delle persone. Il potere tenta di controllare la sessualità e la parola, la circolazione dei corpi e delle idee, cercando di arginare l’avanzata inarrestabile del rizoma. Ma senza successo.

«Il prossimo secolo sarà deleuziano» (2), scriveva Michel Foucault. Ma più che deleuziano, il secolo sarà rizomatico. Ciò che accade oggi nella Rete, dove l’iperconnettività sfugge alle entità di controllo e gerarchizzazione, sta avvenendo nella società, dove la liberalizzazione del pensiero individuale sfugge sempre più ai tentativi di riportare tutto a un ordine precostituito.

Questo non è un cambiamento da temere: il rizoma è un modo di «rifare il mondo», come diceva Günther Anders, partendo non dalla paura o dalla speranza, ma dalla gioia di poter agire liberamente e collettivamente per costruire il mondo di domani.

 

Note
1: Gilles Deleuze, Félix Guattari, “Mille Piani”, Castelvecchi
2: Prefazione a “Differenza e Ripetizione” di Gilles Deleuze, Raffaello Cortina Editore

 





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