Le forti piogge dell’ultima stagione degli uragani, seguite da una prolungata siccità, un aumento del consumo locale e il calo del numero di coltivatori, hanno causato una carenza di cannabis in Giamaica.

Definita da Triston Thompson, imprenditore del gruppo Tacaya, come “un imbarazzo culturale” che ha portato ad una perdita di decine di migliaia di dollari, la situazione, che vista da fuori potrebbe strappare un sorriso, è più seria di quanto si pensi visto che viene considerata come la più grande carenza che si sia mai verificata sull’isola.

Un coltivatore afferma di aver perso 18mila dollari negli ultimi mesi a causa delle condizioni meteorologiche avverse combinate al coprifuoco delle 18:00 correlato al COVID-19; il che significa che in aggiunta al brutto tempo che ha segnato le coltivazioni, gli agricoltori non potevano nemmeno smistare i loro raccolti di notte, una cosa ritenuta fondamentale dai coltivatori dell’isola.

Altro fattore che ha causato la carenza di erba sull’isola caraibica è l’aumento delle persone che ne fanno uso, probabilmente dovuto alla depenalizzazione del 2015 e al fatto che è stato autorizzato l’uso medico. Lo stigma contro la ganja è diminuito e più persone stanno apprezzando il suo valore terapeutico e medicinale.

Gli attivisti affermano che la pandemia e l’allentamento delle leggi giamaicane sulla cannabis abbiano portato a un aumento del consumo locale che ha contribuito alla carenza.

“L’anno scorso è stato l’anno peggiore… Non abbiamo mai avuto questa quantità di perdite”, ha detto Thompson per concludere che: “È qualcosa di così ridicolo che la cannabis stia finendo in Giamaica”.

Perfino i turisti ne hanno preso atto, inserendo post sui siti web di viaggi che indicano le difficoltà nel reperirla, eppure la Cannabis Licensing Authority del Governo Giamaicano nega che ci sia una carenza.





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