flags-of-the-member-statesL’Italia soffre di un tasso di disoccupazione all’8,7%: il dato è il più alto dall’inizio delle serie storica iniziata nel 2004 e fa ancora più riflettere se si pensa che il tasso di disoccupazione giovanile ha toccato una vetta record a 28,9%. In altre parole, oltre un giovane su quattro è senza lavoro. E’ davvero difficile essere giovani oggi in Italia.

Chi vive in Italia si trova sulle spalle un debito pubblico enorme lasciato dalle generazioni precedenti ed usato per difendere il proprio benessere, non utilizzato per cambiamenti strutturali del paese. Le opportunità occupazionali sono più basse rispetto agli altri Paesi, a causa di un minore investimento in ricerca e sviluppo e di una scarsa valorizzazione del capitale umano. Siamo drammaticamente sprovvisti di meritocrazia in politica, nelle università, nel settore pubblico, nella cultura e nelle piccole e medie imprese. Nella maggior parte dell’Europa la meritocrazia è considerata un valore: io ti seleziono, punto su di te, ti offro uno stipendio e prospettive di carriera adeguate, perché puoi aiutarmi a progredire e puoi portarmi un valore aggiunto. Meritocrazia è il contrario di raccomandazione, di cooptazione, di familismo e di clientelismo. Significa valutare un giovane per il suo curriculum e non per le sue origini o le sue parentele. Meritocrazia significa considerare il talento. In Italia la meritocrazia non esiste e perché semplicemente non serve.

Inoltre c’é un sistema di welfare inadeguato, che ha trasformato la flessibilità in precarietà e costretto i giovani a dover dipendere a lungo dalle risorse della famiglia di origine. Il mondo giovanile oggi è fondato sul welfare familiare, sui soldi guadagnati dai nonni e dai genitori e su una cultura che tende a coccolarli eccessivamente, soprattutto i maschi.

Ci sono madri che vanno in piazza a manifestare per la parità fra i sessi poi tornano a casa per lavare, stirare e cucinare al “bambino” che magari nel frattempo ha già compiuto quarant’anni. Questo è un fenomeno tipicamente italiano, purtroppo, e rappresenta uno svantaggio in più nei confronti del resto d’Europa.

L’Italia è un paese con ricambio generazionale bloccato, basato su cooptazione e nepotismo e chi vive in Italia paga, con le sue tasse, le pensioni di chi oggi è anziano ma si troverà con un trattamento molto più ridotto quando andrà lui in pensione. Tutto questo grazie ad una riforma previdenziale fortemente iniqua dal punto di vista generazionale.

Chi non accetta la realtà delle cose lascia l’Italia. E chi scrive ha lasciato l’Italia per ben due volte. Quello che conta é partire, non scappare per disperazione.

Come ha detto Renzo Piano “I giovani devono partire. Ma devono farlo con l’obiettivo di ritornare. Devono andare via per curiosità, non per diperazione. Partire per capire com’è il resto del mondo e anche per un altro motivo, ancora più importante: per capire se stessì.

I motivi per tornare sono tanti. L’Italia rimane il proprio paese d’origine e non lo si può abbandonare al proprio destino. Tanto più che le potenzialità per tornare a crescere ed essere competitivi ci sono e sono soprattutto i giovani a saperlo. Inoltre é proprio chi ha avuto un’esperienza all’estero che tende ad essere più dinamico e innovativo e che può essere quindi il migliore alleato per un cambiamento virtuoso nel nostro paese. Proprio per il motivo che poco è cambiato sinora, molte opportunità di cambiamento e sperimentazione del nuovo potranno aprirsi nei prossimi anni. C’è un’Italia nuova tutta da reinventare. Servono energie ed intelligenze non compromesse con il vecchio per costruire le basi di un nuovo rinascimento.

Credo che solo attraverso una presa di coscienza generazionale sulla necessità di cambiare davvero la classe dirigente italiana, potremo dare un futuro al nostro paese.

Per rendere una visione o un futuro “di sistema” occorre innanzitutto una Politica (“P” maiuscola), che abbia voglia di cogliere la forte esigenza di futuro che arriva oggi soltanto dai giovani, e farla convergere verso obiettivi comuni e collettivi. Perché un Paese che ammazza i giovani non ha più prospettive. Solo con la convergenza tra il potenziale dei giovani e una classe politica “moderna”, che abbia a cuore il futuro e non il presente (o passato), potremo prendere l’ultimo treno per portare il Paese verso il terzo millennio. E’ la scuola il vero motore per far ripartire l’Italia, così come lo fu nel dopoguerra, quando tutti studiavano sugli stessi libri e seguendo gli stessi indirizzi. Scuola pubblica intendo, l’unico soggetto capace di raggiungere in modo capillare l’intero territorio nazionale, di uniformare e rieducare le nuove generazioni, di prepararle come si deve alle sfide del futuro…

E se decidete di partire e di non tornare ricordate che non è necessario tornare per dare un proprio contributo attivo al rinnovo del proprio Paese. In un mondo sempre più globalizzato e connesso in rete la presenza fisica dentro ai confini conta sempre meno. Perché l’Italia è di chi se ne prende cura, ovunque si trovi, non di chi la “calpesta”.

Silvia Crema

 





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