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Le stazioni pirata hanno rappresentato e rappresentano ancora oggi, il nucleo vitale della musica elettronica targata Uk; nel nostro Paese invece l’attività musicale e sociale è stata sempre messa all’ombra dal pensiero di protesta di forte matrice politica. Un elemento che fa da minimo comun denominatore per i due modi di intendere le radio pirata esiste: la passione per i beat e per il pensiero alternativo non può passare attraverso i flussi dei canali mainstream.

In Inghilterra però si è sempre pensato che la passione verso la musica, potesse risolvere i problemi e risollevare le sorti delle comunità: questo ha sempre tenuto in piedi l’idea di una radio libera, indipendente e pirata. Un amore incondizionato e senza doppi fini che ti costringe a cercare un lavoro part-time per mantenere quella che sarà più vicina al concetto di figlia che di attività imprenditoriale.

Tra le prime stazioni con base a Londra che colpirono le frequenze della capitale, è impossibile non menzionare Centreforce e Sunrise, che a colpi di beat ti proiettavano già all’interno di un rave.

Il sistema di un’informazione sui parties illegali, era più efficiente dei flyer stessi e creava un confine sottile tra l’utopia ed il mondo reale.

Nel cuore dei pirati e degli ascoltatori, rimangono ancora oggi in memoria le onde medie propagate da Invicta, Kick, DBC, la prima Kiss Fm e svariate emittenti. I pirati cambiarono anche lo scenario dei quartieri dove si stabilizzavano, spesso (come in Italia) zone a rischio, emarginate e abbandonate da chi governa. Molto spesso, innescando quasi una reazione indiretta, le radio pirata diedero la possibilità a qualcuno di cambiare via in posti dove la strada finiva con un muro.

A inizio degli anni novanta, lo scenario di tali radio andava aldilà di chi passasse le tracce migliori: i tecnici erano simili a dei partigiani di una brigata che si fronteggiava in cima ai tetti dei grattacieli, rubandosi le antenne e la strumentazione a vicenda. Sinteticamente il motto adottato da molti pirati era: “se rischi troppo, sei fuori”.

Di importanza strategica e degna di una maggiore attenzione rispetto alle altre emittenti radio, c’è sicuramente Kool Fm, uno degli agglomerati pirati più famosi al mondo, centro vitale per la cultura elettronica inglese. Nata nel 1991 da Eastman e Smurf, Kool Fm rappresentò la nuova alba per il circuito rave su onde medie, cercando di sotterrare l’ascia di guerra con le altre emittenti e seguendo un solo obiettivo condiviso: il suono libero. Un nucleo composto da una ventina di persone, che sin dall’inizio garantì 24 ore di musica al giorno per otto mesi l’anno, spostando l’attenzione pian piano dall’hardcore alla jungle music per poi arrivare al drum’n’bass sound.

Ad oggi, per chi si sente ancora un pirata con il bisogno di nutrirsi di musica elettronica spacciata dalle frequenze medie, consigliamo di ascoltare lo storico Dj Hype Kiss Show e i podcast e le trasmissioni di Rinse Fm. Una realtà che trasmette via web i migliori suoni dubstep e garage invece è il canale Sub.Fm, dove periodicamente Dj Foster e Numa Crew, parlano a suon di vinili e dubplate.

Parlando in italiano invece, esistono alcune realtà indipendenti che fanno la differenza per la musica elettronica e per la lungimiranza sull’argomento: Radio Popolare con il format Mixology a cura di Andrea Mi, Radio Popolare Roma 103.3 Fm con Bassology, Bass Island condotto da Vivien e Radio Ciroma 105.7fm con SocaBeat, contenitore dedicato alla bass music a 360°.

Francesco Cristiano
www.ciroma.org





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