Marcello Di Fiore - Opera propriaDal Rapporto Eurispes 2017 è emerso che il numero dei vegani in Italia è triplicato, passando dall’1 al 3%; si stima che, oggi, siano circa 1.800.000. Un dato certamente importante, ma non indicativo, almeno se rimaniamo nell’accezione del termine.

Il veganismo non è una dieta, ma una scelta etica e consapevole, fondata sulla non violenza, che contesta ogni forma di specismo e qualunque forma di sfruttamento degli animali. Se tra questi 1.800,000, quindi, ci sono persone che, sull’ondata di una moda dilagante o per salute, si dichiarano vegane semplicemente perché seguono un regime alimentare vegetale, continuando però a indossare le pelli degli animali – tanto per fare un esempio – non si può certamente gioire e cantare vittoria, come stanno facendo molte associazioni.

Le persone che passano a una dieta a base vegetale per le ragioni suddette, stanno sperimentando regole alimentari, con la speranza, magari, di ottenere risultati finalizzati al proprio benessere fisico e psichico, bypassando l’aspetto etico. È un dato di fatto. Se le persone si limitassero a parlare di dieta a base vegetale, senza etichettarsi e volersi necessariamente riconoscere in un’identità sociale, con ambizioni di appartenenza, allora, i dati sopra citati sarebbero certamente più rappresentativi. Ad ogni modo, fatta questa necessaria premessa, non ci sono dubbi riguardo i benefici, in termini di salute, che si possono ottenere da una dieta totalmente priva di carne, pesce, uova, latte e derivati, dall’infanzia alla vecchiaia, purché sia pianificata e bilanciata. Siamo sempre più avvelenati per mano della nostra stessa specie: non c’è più nulla di naturale in quello che mangiamo, beviamo e respiriamo.

Ormoni, farmaci, antibiotici, pesticidi e altre sostanze tossiche usate dall’industria alimentare si accumulano nella carne, nei latticini e nelle uova. Ciò che mangiamo influenza notevolmente la nostra salute e l’ambiente che condividiamo. Un’alimentazione 100% vegetale sicuramente ci aiuta a limitare i danni, permettendoci di prevenire o combattere numerose malattie diffuse soprattutto nei paesi industrializzati: sovrappeso/obesità, aterosclerosi, diabete mellito, ipertensione arteriosa, osteoporosi e cancro. Le linee guida per la prevenzione dei tumori raccomandano di consumare prevalentemente cibi vegetali: un terzo dei tumori sarebbero provocati da ciò che mangiamo.

Uno studio pubblicato, lo scorso anno, su Proceedings of the National Academy of Sciences, una delle riviste scientifiche più note a livello internazionale, e condotta dall’Università di Oxford, ha stimato quanto si potrebbe risparmiare, tra costi sanitari indiretti e benefici ambientali, se nel 2050 tutta la popolazione mondiale seguisse una dieta a base vegetale: un mondo vegetariano risparmierebbe circa 1.483 miliardi di dollari l’anno, mentre uno vegano ne risparmierebbe 1.636. Queste cifre potrebbero guidare la politica, se chi ci governa le prendesse in considerazione, sfruttando questi dati per realizzare programmi per ridurre il consumo di carne e aumentare quello di frutta e verdura. Solo con un cambiamento su scala mondiale possiamo fare ancora qualcosa per il nostro pianeta; l’azione individuale, anche se necessaria e importante, non è più sufficiente.





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