La Commissione europea ha cambiato parere e ha finalmente ammesso l’uso del CBD come alimento. E’ una decisione arrivata negli ultimi giorni, in cui abbiamo assistito a cambiamenti epocali per la cannabis e la sua classificazione a livello globale.

Prima l’ONU ha riconosciuto ufficialmente le proprietà mediche della cannabis togliendola dalla tabella IV, poi c’è stato questo riconoscimento del CBD a livello europeo, e infine la storica votazione americana che ha visto la Camera approvare la legalizzazione federale della pianta, in attesa del voto al Senato.

Nel giro di pochi giorni è cambiato tutto e sono solo i primi passi per liberare definitivamente questo vegetale dai pregiudizi e dalle bugie che l’hanno tenuta in ostaggio fino ad oggi.

Sul CBD era accaduto che a settembre la Commissione europea aveva stoppato le domande delle aziende che volevano iscrivere i propri prodotti contenenti il cannabinoide, nella lista dei Novel Food come previsto dal regolamento europeo. Le aziende si erano sentite rispondere che la commissione stava valutando di considerare il CBD come uno stupefacente.

Nel frattempo c’è stata la sentenza della Corte di giustizia europea, nata per un caso giudiziario in Francia dove era impedita l’importazione di derivati della canapa che non fossero fibra e semi, che ha stabilito che il CBD non può essere considerato stupefacente e che i prodotti derivati devono poter essere commercializzati in Europa dove vige un trattato di libero scambio.

La Commissione deve aver quindi recepito subito la sentenza, e ha comnunicato alla EIHA, l’associazione europea di settore, che il CBD può essere qualificato come alimento, facendo ripartire l’iter per le aziende interessate.

“Come previsto, la sentenza della Corte di giustizia europea ha avuto un effetto positivo sulla posizione della Commissione. Ora che il CBD può essere qualificato come alimento, l’applicazione congiunta di EIHA Novel Food è perfettamente impostata per raggiungere la valutazione della sicurezza e gli standard per la nostra crescita industriale”, commenta Lorenza Romanese, ad di EIHA. “Anche noi diamo il benvenuto al voto delle Nazioni Unite, che sfocia in una moderna e solida approccio scientifico nei confronti della cannabis in generale”.





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