cannabis-terapeuticaNegli ultimi tempi sempre più Paesi riconoscono la validità della cannabis come agente terapeutico per un numero sempre crescente di malattie. La stragrande maggioranza dei medici sanno che la cannabis potrebbe essere un medicinale con un potenziale altissimo per la salute degli esseri umani. Gli unici ostacoli ad un utilizzo pieno e senza restrizioni di questo vegetale tanto importante per il genere umano sono le legislazioni proibizioniste, gli interessi privati delle case farmaceutiche e la mentalità ristretta che si è venuta a creare in larga fascia della popolazione a causa di decenni di bugie proibizioniste. Purtroppo in Italia le bugie e le chiusure mentali proibizioniste continuano, la disinformazione su questa pianta sgomenta e le vittime di questa follia continuano ad aumentare. Dove esiste la possibilità di dare un’informazione ufficiale obiettiva e libera da pregiudizi, le cose sono cambiate.

Oggi in molti Paesi la possibilità di utilizzare cannabis o i suoi derivati a scopo terapeutico è una realtà. Anche in Italia: oggi è possibile avere una ricetta da un medico di fiducia e farsi consegnare la medicina in farmacia. Il guaio è che troppi pochi medici sono oggi disposti a rischiare “problemi” (anche se è loro pieno diritto prescrivere ciò che ritengono meglio per la salute dei loro pazienti) e pochissimi farmacisti conoscono le procedure per ottenere i medicinali prescritti. Molti pazienti, in tutto il mondo, si sono resi conto che la medicina migliore, la più efficace per i loro problemi non era un derivato di sintesi (molti si lamentano degli effetti spiacevoli di questi preparati), né un estratto purificato e raffinato, né soltanto uno o due cannabinoidi isolati.

La medicina più efficace per molti problemi è la cannabis in forma grezza, o al limite la resina nella sua forma più pura possibile. È nella resina che si trovano le sostanze attive e terapeutiche: cannabinoidi, terpeni e flavonoidi, che in ogni particolare varietà si trovano in proporzioni diverse, e che agiscono in sinergia per creare “quel” particolare effetto, diverso per ogni strain. Ogni paziente, meglio se insieme al proprio medico, è in grado di riconoscere quali siano le caratteristiche terapeutiche desiderate e più efficaci, ed ogni paziente dovrebbe avere il diritto a potersi curare con quanto ritenga meglio per sé stesso. In numerosi Paesi la possibilità di auto coltivazione (o la delega a far coltivare da una persona di fiducia) per curarsi è una realtà. Negli Stati Uniti, patria del proibizionismo, l’auto coltivazione viene concessa in sempre più regioni, e si spera che se da lì la follia proibizionista contro la cannabis avrà una fine, anche gli altri Stati del mondo non avranno più ragione di continuare una lotta che produce solo danni.

Per chi possa (o comunque voglia) prodursi la propria medicina, alcuni consigli:
Scegliete uno (o più) strain adatto ai vostri problemi (vedi oltre), informatevi sugli effetti e sul profilo di cannabinoidi di ogni particolare varietà.

Utilizzate tecniche di coltivazione il più biologiche possibili: non dovete crescere delle piante con una resa alta, ma dovete creare un prodotto che sia sano e vi faccia star bene. Esente da residui di pesticidi, concimi, erbicidi. Non contaminato da muffe, insetti o altri microorganismi patogeni. Possibilmente non trattato con sostanze chimiche o radiazioni per conservarlo.

Se coltivate in pieno sole, il terreno dovrà essere sano, lontano da scarichi di ogni natura, possibilmente lontano da insediamenti industriali e da alti tassi di inquinamento atmosferico. Per prevenire patogeni crescete piante forti (le piante nate da seme sono più forti delle talee, le regolari più forti delle femminizzate, quelle adattate da generazioni all’ambiente più forti di quelle provenienti da microclimi differenti); scegliete una posizione soleggiata e asciutta; lasciate alle piante tempi “naturali”di crescita e fioritura (potrete forzare un anticipo di fioritura nelle regioni con problemi di tempo atmosferico).

Se siete obbligati a coltivare indoor, cercate di ricreare condizioni di benessere per le piante nel modo più naturale possibile. Usate terriccio e fertilizzanti biologici; prevenite le infestazioni regolando il clima e l’umidità dell’aria (un deumidificatore x ambienti in fase di fioritura può essere più efficace di qualunque antimuffa); evitate prodotti chimici di sintesi, derivati del petrolio ed ogni additivo di dubbia provenienza. Ricordate che la canapa assorbe facilmente i metalli pesanti: evitatene la contaminazione. E ricordatevi che non è solo il THC ad avere effetti terapeutici e che spesso un’erba ricca di CBD ha effetti curativi più marcati, senza effetti collaterali spiacevoli. Il CBD, oltre ad essere un antinfiammatorio, antibiotico, ansiolitico e probabilmente antitumorale, ha la capacità di modulare e prolungare l’azione del THC, evitando i picchi di effetto e gli stati spiacevoli che a volte si possono avere con prodotti in cui si trova quasi esclusivamente THC. Gli strain ricchi di CBD non si trovano in commercio facilmente, ma, come regola generale, le “indiche” o gli incroci indica/sativa contengono livelli di CBD più alti delle sative pure.

Da osservazioni empiriche, che richiedono essere confermate per ognuno dal proprio medico, posso dire che, ad esempio, un’Afghana potrà essere utile come sedativo, ipnotico, antidolorifico, antinfiammatorio, migliorativo dell’umore, antiepilettico. Le sative pure (Haze, Thai, centrafricane) e anche la famiglia delle White saranno più indicate per traumi, problemi alle terminazioni nervose (ho visto “miracoli”), paraplegia, quadriplegia, sclerosi multipla, ma sconsigliate ad esempio per l’epilessia o come ipnotico.

Alcuni ibridi indica/sativa a dominanza sativa negli effetti (ad es. AK 47, Skunk n.1, Jack Herer) potranno avere effetti energizzanti, euforici, saranno indicati in caso di chemioterapia, deperimento organico (sono forti stimolanti dell’appetito), come neuro protettivi. Altri incroci indica/sativa a dominanza indica (ad es. la famiglia delle Blueberry, la SuperSkunk, le Orange) saranno euforizzanti e stimolanti a dosi ridotte, ma sedativi ed ipnotici ad alte dosi, con un marcato effetto antiepilettico. Le varietà esistenti sono centinaia, e gli effetti di ognuna possono cambiare anche a seconda del tempo di maturazione raggiunta alla raccolta, dei modi di coltivazione e dei prodotti usati. E ricordatevi che per ognuno la cannabis migliore, in ogni senso, è quella che ci si è auto prodotti, cresciuta in simbiosi con il suo futuro utilizzatore. Il mio migliore augurio che possiate aver la possibilità di mantenervi in buona salute grazie a questo “dono degli Dei”.

 





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