war on drugs colombiaUn’altra presa di posizione destinata ad ingrossare le fila dei paesi che chiedono una svolta internazionale sulle politiche antidroga in vista della Conferenza internazionale che si terrà all’Onu nel 2016 è arrivata da uno dei paesi storicamente alleati degli Usa nella war on drugs: la Colombia. Dopo decenni di guerra senza sosta al traffico di stupefacenti, costati migliaia di morti tra criminali, poliziotti e semplici cittadini capitati in mezzo alle sparatorie, in pochi mesi il paese sudamericano ha annunciato la fine dei “bombardamenti” a base di glifosato delle piantagioni di coca e la legalizzazione della cannabis a fini terapeutici.

CANNABIS LEGALE A SCOPI SCIENTIFICI E MEDICI. Dal 22 dicembre la Colombia è diventato il quarto paese dell’America Latina ad aver legalizzato la marijuana a fini scientifici, medici e terapeutici, dopo Cile, Porto Rico e Uruguay. Tutte le persone giuridiche o fisiche autorizzate dal consiglio nazionale per gli stupefacenti (Cne) e dal ministero della salute e della protezione sociale (Msps) potranno coltivare, trasformare ed esportare la cannabis e i suoi derivati per uso terapeutico o scientifico. Una misura che, secondo i media colombiani, potrebbe fare da apripista ad una prossima legalizzazione della cannabis anche a scopi ricreativi.

STOP BOMBARDAMENTI DI ERBICIDI SULLE COLTIVAZIONI. Dallo scorso maggio il presidente colombiano Juan Manuel Santos ha invece sancito la fine degli spruzzi di glifosato sui campi di coca. Dopo che nell’aprile scorso l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha classificato il diserbante prodotto dalla Monsanto come “probabilmente cancerogeno”, la Colombia ha interrotto la pratica concordata con gli Usa (che finanziano e coordinano la guerra al narcotraffico colombiano) per contrastare le piantagioni di coca. Ma l’annuncio dell’Oms è parsa solo la classica palla da prendere al balzo, Santos aveva infatti già fortemente limitato questa pratica (se nel 2012 erano stati spruzzati oltre 100.000 ettari, nel 2013 erano stati poco più di 47.000).

TERRA AI CONTADINI CHE ABBANDONANO LA COCA. La nuova strategia del presidente contro la coltivazione di coca si chiama Plan Integral de Sustitución de Cultivos Ilícito ed è stata annunciata lo scorso settembre. Una strategia che ribalta a 360° la tattica utilizzata fino ad oggi nel contrasto alla droga. Ai contadini che sopravvivono coltivando coca verranno offerti nuovi campi da coltivare con colture legali, e dopo 5 anni di coltivazione di prodotti leciti queste terre verranno donate ai contadini stessi. Una strategia che mira a contrastare la povertà dei contadini indigeni, che spesso sono costretti a coltivare coca per mangiare.

UN CAMBO DI STRATEGIA A 360° IMPROVVISO E RADICALE. La legalizzazione della cannabis medicinale e l’abbandono dei bombardamenti di erbicidi nella guerra alla coltivazione della coca, sono i due indizi di un cambio di indirizzo ormai palese da parte del presidente Santos, che nell’ultimo anno ha completamente rivisto la tradizionale ricetta a base di repressione che la Colombia ha sempre utilizzato nella guerra alla produzione di cocaina (della quale il paese è il maggior produttore mondiale) e marijuana. Una politica che Santos stesso aveva avallato durante il suo primo mandato presidenziale (2010/2014). Poi qualcosa deve essere cambiato, fino a spingerlo ad ammettere senza mezzi termini che «la guerra contro la droga è fallita e servono nuove strategie» arrivando al punto di ipotizzare, in una intervista rilasciata durante una visita all’Expo di Milano, «possibili forme di legalizzazione non solo della marijuana ma anche della cocaina».





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