Tutti conoscono gli esperimenti di Freud sulla cocaina, ma in pochi sanno che il celebre psicanalista per studiare gli effetti di questa pianta e le sue proprietà mediche, si servì delle ricerche di uno stravagante italiano, Paolo Mantegazza, il primo in Europa a dedicare la sua attenzione a questa pianta.

Mantegazza (1831-1910) è stato un personaggio eclettico nel panorama dell’Italia post unitaria, tanto che non è possibile inquadrarlo sotto un’unica etichetta. Nel corso della sua vita infatti, è stato medico, antropologo, igienista, politico, psicologo e romanziere. Tra i suoi tanti interessi vi fu quello dedicato alle piante psicotrope, di cui iniziò ad incuriosirsi in età giovanile «sotto l’ombra amica e tranquilla degli ippocastani di Pavia», la città dove conseguì la laurea in medicina e da cui partì per il primo dei suoi lunghi viaggi: l’Argentina.

Stabilitosi a Buenos Aires come medico, la sua curiosità lo spinse a provare le foglie di quella pianta che vedeva masticare dai lavoratori, e iniziò ad assumerla accanto al consumo di guaranà e mate. Inizialmente lodò le proprietà digestive della pianta, per poi successivamente apprezzare la sua azione stimolante ed euforizzante. Tornato in Italia, decise di dedicare il suo tempo allo studio delle sostanze psicotrope conosciute in Sud America e prese a consumare regolarmente la coca per studiarne gli effetti. Sebbene questo possa sembrare strano per noi oggi, nell’Ottocento l’auto-sperimentazione era pratica diffusa, pensate che nel 1847 i medici Andrea Verga e Giovanni Polli fecero la stessa cosa per studiare la Cannabis Indica.

In questo periodo la curiosità dello scienziato si confonde con l’entusiasmo del consumatore: il Giornale della mia vita, ossia il suo diario privato, restituisce il periodo sperimentale di Mantegazza alle prese con la masticazione di foglie di coca, giunte in Italia da Buenos Aires. «Scrivo sotto l’ebrezza del primo grado dell’ebrezza della pianta coccosa. Sono calmo e trasportato nelle regioni del quinto cielo. Mi mancano ancora due cieli per essere felice». Dopo diverso tempo passato a sperimentare gli effetti, abbandonò i suoi pensieri privati e diede vita ad una monografia, che gli fece vincere il primo premio scientifico della sua vita. Era il 1859, ed era la prima volta che in Italia e in Europa veniva pubblicato uno studio interamente dedicato alle virtù terapeutiche della coca. Perché allora oggi è completamente sconosciuto? All’inizio del ‘900 si scoprì il lato oscuro della medaglia delle foglie di coca, dalla quale si estrae quell’alcaloide che, isolato, altro non è che la cocaina, la quale, come oggi sappiamo, oltre ai benevoli effetti, può causare forte dipendenza, oltre che danni fisici e mentali. 

Etichettata come droga, la comunità scientifica fece calare una damnatio memoriae sui pochi autori che avevano compiuto studi a riguardo. Ciò nonostante, le ricerche di Mantegazza sono da ricordare soprattutto perché fu il primo a puntualizzare l’uso terapeutico delle foglie di coca, dal momento che la loro azione non può essere ricondotta esclusivamente all’alcaloide che crea forte dipendenza, così come il vino è ben diverso dall’alcool o la cannabis dal THC.

a cura di Jessica Murano
Dottoranda di ricerca, studia Darwin e Mantegazza ed è segretamente innamorata di entrambi.
Quando non lavora per l’Accademia fa acrobatica aerea. Appesa a 5 metri di altezza, sogna di poter un giorno volare davvero.

 





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