La nuova politica anti-plastica cinese prevede che entro la fine del 2020 i sacchetti di plastica saranno vietati nelle principali città cinesi e nel 2022 saranno banditi in tutte le città cinesi. Fino al 2015, verranno esentati dal divieto i negozi e mercati che vendono prodotti freschi. Altri articoli come gli utensili di plastica e le confezioni da asporto ormai onnipresenti nei ristoranti e nei negozi di alimentari e gli imballaggi in plastica verranno eliminati gradualmente.

Nel tentativo di uscire da un inquinamento prodotto da una sfrenata crescita trentennale che ha causato estesissimi danni ambientali, la Cina sta già aumentando i tassi di riciclaggio e sta costruendo dozzine di impianti di “utilizzo completo delle risorse” per mettere in piedi un’economia circolare che permetta la trasformazione dei rifiuti in risorse.

Ma la guerra contro i rifiuti e l’inquinamento è ancora lunga: gli ultimi dati economici presentati dal governo parlano di un aumento delle vendite al dettaglio dell’8%, di una crescita industriale del 5,7%, di un consumo di carbone stabile, mentre aumentano la produzione e il consumo di petrolio e gas, il che non è certamente una buona notizia per l’ambiente e per la sostenibilità ecologica e lo sviluppo armonioso dell’economia su cui dice di puntare il presidente cinese Xi Jinping.





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