Fino a poco tempo fa, l’idea che la Chiesa d’Inghilterra potesse entrare nel cannabusiness mondiale non era neanche un’ipotesi remota. Però, da quando lo scorso anno il paese ha cominciato a regolare l’uso medico della cannabis per determinate patologie e attraverso la prescrizione medica, questa ipotesi ha preso sempre più corpo fino a materializzarsi pochi giorni fa. L’inaspettato annuncio è stato dato al Financial Times da Edward Manson, responsabile del fondo d’investimento della Chiesa, uno dei più grandi al mondo con i suoi oltre 14 miliardi di dollari.

L’intenzione è quella di fare sostanziosi investimenti etici nella nuova industria della cannabis. La storica decisione di cambiare le proprie regole interne relative agli investimenti è arrivata quasi improvvisamente, ma non sorprende poi così tanto, soprattutto alla luce degli evidenti benefici economici che il settore sta portando in diversi paesi. In ogni caso, dall’istituzione ci tengono a far sapere che “facciamo un distinguo tra cannabis ricreativa e cannabis terapeutica. Siamo favorevoli all’utilizzo di cannabis purificata di grado medico in un contesto medico adeguato”.

Che un’istituzione così antica, il cui capo supremo è niente meno che la regina Elisabetta II, abbia espresso il proprio interesse per questo settore, è di certo una grossa novità. Un cambiamento che speriamo possa ispirare anche il nostro paese, da sempre considerato piuttosto conservatore su certe tematiche.





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