2014-11-05 02.27.26 pmDei paesi che fanno parte del G8, il gruppo di nazioni economicamente più progredito che si riunisce con il compito di scrivere i destini di tutte le altre, l’Italia è l’unico ad assere classificato, secondo la fondazione “Freedom House”, come “parzialmente libero” per quanto riguarda la libertà di stampa.

Era già successo nel corso dello scorso governo guidato da Silvio Berlusconi. In Italia i giornalisti “sono minacciati dalla criminalità organizzata e 2014-11-05 02.27.39 pmdalle numerose querele che ricevono” – afferma l’organismo internazionale – ma particolare incidenza è rivestita da un fattore unico al mondo: “un’elevata concentrazione di potere mediatico nelle mani del capo del Governo”.

Il G8 rappresenta il 13% della popolazione mondiale che, però, possiede il 60% della ricchezza mondiale. Russia e Canada esclusi, però, l’Italia rappresenta l’ultima della classe. E non soltanto per la libertà di informazione. Moodys e Standard & Poors prospettano un declassamento per 21 banche italiane per via della ridotta solidità finanziaria.

Germania, Francia e Spagna hanno speso cifre comprese tra l’1,4 ed il 2,3 % del PIL per far fronte alla crisi. In Italia solo lo 0,2 % del PIL sarà investito in attività di stimolo alla ripresa economica. Ed i Tremonti Bond che dovevano servire per dare fiato alle imprese a corto di credito dalle banche, vengono utilizzati dagli istituti di credito per ripianare ulteriormente le perdite. La crescita è pari a zero dal 2006 e le previsioni portano il segno meno. Berlusconi aveva promesso di tagliare l’ICI, il bollo auto e la tassa sui rifiuti, ma la pressione fiscale odierna è ai massimi storici. Come il tasso di evasione.

Molti italiani, con il suv, la casa al mare e le tasche vuote subiscono i colpi peggiori della crisi. Perdiamo un milione di posti di lavoro ogni anno eppure riempiamo i centri commerciali e nei week-end si fa la fila al casello. Si continua a suonare mentre la nave affonda. Non si tratta solamente di soldi. C’è una trasformazione nel modo di percepire la realtà che inevitabilmente si ripercuote sulla scelta delle soluzioni. In Italia si propagano false paure, mentre si ignorano pericoli ben maggiori. Mentre Obama cerca di dare fiducia alla popolazione impaurita dalla crisi indicando la strada per una nuova economia che punti agli uomini e non ai capitali e ad un nuovo modello di società più inclusivo e tollerante, Berlusconi dice che l’Italia “non è un paese multietnico” e che per superare la crisi bisogna spendere, spendere e ancora spendere.

Ad un consenso politico fondato sulla sicurezza, seguono 3 miliardi di euro di risorse in meno in tre anni per le Forze di Polizia. E per risparmiare sulle spese di una Giustizia sempre più lenta si punta a tagliare i budget per le intercettazioni che rappresentano il 3% di una spesa complessiva di 7 miliardi di euro. Gli Stati Uniti puntato sulla green economy, l’Italia punta sul cemento. La Spagna punta sulle energie rinnovabili, l’Italia sul nucleare.

Le spese per il welfare sono inferiori a quelle per gli armamenti. Come se qualcuno avesse immaginato di fare difendere i confini di una nazione a degli affamati. Non è pessimismo. E’ guardarsi intorno. E viene in mente una canzone di De Gregori. Ve lo ricordate De Gregori? Non ha partecipato ad X-Factor nè ad Amici, ma non era male. Il brano da ascoltare in questo numero è suo. Ed è Viva L’Italia. Ad ogni strofa corrisponde una piccola verità. Ecco le migliori.

L’ITALIA ASSASSINATA DAI GIORNALI E DAL CEMENTO
Alle parole “conflitto di interessi”, giorno dopo giorno, si da un significato sempre più impalpabile. Crescente è, ad esempio, il numero di persone che non ha perso di vista i motivi che impedirebbero al nostro capo del Governo proprio di governare e perché rappresenti un’anomalia che ogni democrazia compiuta avrebbe scongiurato. E che anche l’Italia avrebbe dovuto e potuto fare.

Berlusconi era ineleggibile nel 1994, quando “scese in campo”. Nessun cittadino può diventare membro del Parlamento, infatti, se titolare di pubbliche concessioni. Un caso da manuale di elementare risoluzione. Ma a decidere sull’applicazione della norma è la camera di appartenenza. Che decise di non decidere. Ovvero che Mr. B. poteva rimanere in carica. Oggi la questione è se con i giornali e le tv che possiede è in grado di turbare l’elettorato. La risposta è no. Con i “suoi” house organ egli può rafforzare l’attaccamento dei suoi sodali. Amplificarne la devozione.

Il vero conflitto di interessi, di cui pochissimi fanno cenno, riguarda la capacità che la propria concessionaria pubblicitaria ha di influenzare radio e giornali che non gli appartengono. Gli spot “Mediaset Premium” che sentite dappertutto rappresentano, in tempi di magra del settore pubblicitario, una discreta entrata che solo un pazzo si lascerebbe scappare. Non basta? Pensate che Publitalia ‘80, concessionaria di Mediaset, aumenta il proprio fatturato a scapito di SIPRA, la concessionaria della RAI. E sono, a ben vedere, molte società controllate dal Governo ed i maggiori gruppi industriali ad aumentare quote di budget da investire sulle reti di Cologno. E la RAI? Resta a guardare. Punita dalla legge e da un mercato anomalo. Secondo i dati pubblicati da L’Espresso a marzo Mediaset macina utili proprio mentre perde ascoltatori. La RAI, che invece tiene botta – dati AUDITEL alla mano – vede assottigliarsi i ricavi. In Italia non esiste una buona legge antitrust che imponga un tetto massimo agli investimenti nel settore televisivo, bilanciando così la spesa dei principali investitori e far respirare anche i giornali. Non solo. In RAI gli spazi pubblicitari disponibili sono un quinto di quelli disponibili nelle reti Mediaset. La RAI, con il governo Berlusconi, ha anche perso buona parte dei diritti TV legati al calcio.

E riducendosi i budget pubblicitari, ovvero le risorse, cala il numero di programmi prodotti all’interno dell’azienda. E’ crescente il numero di “format” acquistati all’esterno. Ad esempio da ENDEMOL una delle più importanti case di produzione TV che da tre anni vede una significativa partecipazione Mediaset nella proprietà. E’ di questo che si parla poco.

Dalla cappa sull’informazione a quella di cemento che ci sta per ricoprire tutti, dalla testa ai piedi. Una recente inchiesta di Repor (“Il male comune”), parlava proprio della cementificazione selvaggia. I confini delle nostre città non esistono più perché sono gli speculatori edilizi, con l’unico scopo del profitto, a scrivere il futuro dei territorio al posto dei comuni. La politica sta a guardare o, spesso, è connivente. In gioco c’è la vivibilità degli spazi urbani. Che nelle grandi città si riduce ad un ritmo incessante con conseguenze sull’economia che, in tempo di crisi, pesano doppio.

L’ITALIA DERUBATA E COLPITA AL CUORE
Non scordatevi che siamo il paese della “Social Card”. Mentre Berlusconi urla ad un gruppetto di ragazzi che lo contesta, a Cinisello Balsamo, “mi fate pena”, ci sono anziani che vivono con una pensione che non supera la soglia delle vecchie 500mila lire. Alla faccia delle pensioni minime ad un milione, promesse nel 2001. Maghi della demagogìa in casa PdL si sono inventati un’elemosina di Stato in formato elettronico. Appena quaranta euro al mese caricati su una carta elettronica dai colori delicati. Chi non riconosce il “poveraccio” per il colore blu elettrico della carta, spesso se ne accorge perché lascia la spesa al banco.

Migliaia di carte, spedite a chi ne ha fatto richiesta, non funzionavano oppure non erano state caricate. Ad aprile, su circa un milione e mezzo di beneficiari, erano attive solo la metà delle carte. Le spese complessive (acquisto della carte dal produttore, spese postali, i CAF per i certificati ISEE, le commissioni Master Card), però, sfioravano già i 20 milioni di euro.

Uno strumento di contrasto alla povertà che, secondo l’economista Tito Boeri – è inefficace. Più volte ha spiegato che la soluzione è semplice: si individua una soglia al di sotto della quale un cittadino si definisce povero e lo Stato contribuisce direttamente a portarti al di sopra di quella soglia. Come avviene in Germania, ad esempio.

L’ITALIA CON GLI OCCHI ASCIUTTI NELLA NOTTE SCURA
Una speculazione politica, anzi un vero e proprio sciacallaggio senza precedenti, si è consumata in Abruzzo. Passerelle quotidiane per il nostro Primo Ministro che abbracciava le vecchiette che non avevano più niente. Alle quali ha promesso una casa a settembre. Oggi si parla di novembre. Sospese le bollette di luce e gas. Gratis il pedaggio. Falso! Pagano ancora. Aveva promesso di mettere a disposizione anche le proprie case per i terremotati, ma tutte le stanze erano piene di nani e ballerine.

Come a Napoli, dove la monnezza era roba del passato, invece le periferie sono discariche a cielo aperto. Proprio come prima. E l’inceneritore inaugurato ci metterà ancora un anno per entrare a regime. Intanto a Palermo esplode un’altra emergenza. Che, a quanto pare, verrà risolta con una formula innovativa, ma efficace. Basterà non parlarne.

Ed in Calabria, dove il deficit sanitario provocato dai 5 anni di centrodestra (2000-2005), si aggira attorno a 2 miliardi di euro, Berlusconi, ad un anno dal voto, minaccia il commissariamento mentre a Catania il buco viene ripianato con finanziamenti del CIPE erogati sulla base di investimenti fasulli.

L’ITALIA CHE NON HA PAURA
L’unica ricchezza che rimane a questo paese è la sua gente. I ragazzi dell’Onda studentesca che hanno messo alle corde il Ministro dell’Istruzione (o dell’autostima). Visto che si compiace dei dati sul numero di bocciati e non ammessi agli esami di Stato. Gli abruzzesi che hanno raggiunto Palazzo Chigi tentando di far sapere quante bugie hanno raccontato a loro in queste settimane.

I ragazzi delle liste civiche di Beppe Grillo che hanno conquistato i Palazzi del potere in 30 comuni.
Una nuova Italia possibile. Un’Italia diversa da quella che vent’anni di tv commerciale ha reso platea perpetua e immobile. Opinione pubblica drogata e dal ventre molle. Che – volendo usare parole recentemente divenute famose – “per una strana alchimia, tutto concede e tutto giustifica”.

 





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