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In Messico, accanto agli sport tradizionali come il baseball o il calcio, c’è n’è un altro che forse non ha eguali nel resto del mondo, la Lotta Libera Messicana o Lucha Libre. Il posto adatto dove capire esattamente il fenomeno Lucha Libre è l’Arena Mexico o come la chiamano i messicani, la Catedral de la Lucha. Situata in una delle zone più centrali della città, ogni weekend qui si tengono diversi incontri di lotta. La Lotta Libera Messicana nasce negli anni trenta e diversamente da altri stili di wrestling predilige un tipo di combattimento molto più scenografico, spesso a scapito della realtà del match.

I luchadores messicani eseguono tecniche di combattimento aeree al limite del credibile riuscendo però a sorprendere lo spettatore con vere e proprie acrobazie in caduta. Particolarità di questi lottatori sono le loro maschere, multicolori e al limite del kitch spesso sono l’oggetto dei desideri del pubblico e ovviamente degli avversari. Pare infatti che non ci sia nulla di peggio che farsi “smascherare” dal proprio avversario: ci sono faide che continuano per anni tra diversi lottatori solo per poter riottenere la propria maschera. Inoltre per aumentare l’interesse tra gli spettatori i luchadores si dividono tra buoni e cattivi, o meglio tra coloro che seguono le regole della lucha, i tecnicos, e coloro che invece sono pronti a ricorrere ad ogni mezzo pur di vincere, ovvero i rudos. In realtà quest’ultimo escamotage è generalmente noto agli appassionati di wrestling, la stessa cosa avviene ad esempio nelle leghe di professionisti della lotta libera americana e giapponese, ma è in Messico che pare sia nata e poi si sia diffusa altrove.

Combattenti del passato come El Santo, Blue Demon o Huracan Ramirez sono diventati veri e propri idoli che hanno consacrato la loro carriera militando in uno o nell’altro schieramento attraendo centinaia di migliaia di giovani fan e superando le barriere della lotta. Uno su tutti è El Santo, Rodolfo Guzman Huerta, nato nel 1917 a Città del Messico, che ha combattuto i primi match negli anni trenta creando di fatto il primo tecnico della storia, El Santo appunto. Terminerà la sua carriera combattendo fino all’età di sessantacinque anni nel 1982. El Santo spopola sul ring e fuori, presto raggiunge il cinema e i fumetti messicani degli anni sessanta, trasformando la lucha libre in un fenomeno di massa. Ad El Santo gli si contrappose negli anni un famoso rudo, Blu Demon, (Demonio Azul) che come lui combatteva mascherato e che raggiunse anche lui fama e successo arrivando al cinema.

Altri lottatori iniziarono a farsi largo proponendo nomi e maschere diverse, spesso assumendo identità segrete. Quest’ultima è una caratteristica particolare del wrestling messicano: spesso capitava che per motivi fisici o d’età, lottatori giunti al successo con una determinata maschera dovessero ritirarsi dalla scena e, per evitare di lasciar morire il nome del lottatore, potevano scegliere dei successori che giurando di mantenere segreta la loro vera identità continuavano a combattere utilizzando le mosse e la maschera del loro predecessore.

Spendere una serata nella Catedral è come immergersi in una sorta di spettacolo circense con acrobazie, saltimbanchi, sberleffi e tanta coreografia. Prendetevi una birra e un burrito, compratevi una maschera e state pronti ad urlare, è il momento della Lucha Libre.

 





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