Nelle sue posizioni ideologiche contro la legalizzazione della cannabis, fatte di frasi fatte e slogan, la destra italiana è sempre più sola, tanto che anche chi li segue sui social network si schiera ormai apertamente con chi invece vorrebbe legalizzarla, avvantaggiando stato e cittadini.

Riavvolgendo il nastro è accaduto che Silvio Giovine, assessore del comune di Vicenza con deleghe in materia di commercio e attività produttive, politiche del lavoro, turismo, valorizzazione del centro storico e coordinamento di eventi e manifestazioni, ha pubblicato un post contro la cannabis probabilmente per “acchiappare” qualche like, ma la reazione degli utenti dei social network è stata decisamente l’opposto.

“108,53 grammi di morte rinvenuti e sequestrati a Campo Marzo. Questi assassini non devono avere pace”, ha infatti scritto su Facebook a metà febbraio scorso postando la foto di un sequestro di cannabis. Mentre probabilmente si aspettava applausi e incitazioni ad andare avanti, si è trovato la bacheca invasa di commenti, che, anche con ironia, stigmatizzavano la “fake news” appena riportata dal politico locale.

“Aspetto lo stesso commento con la foto di un grappolo d’uva”, ha scritto l’attore e comico Luca Bizzarri, facendo seguito a diversi utenti che hanno sottolineato come di cannabis non sia mai morto nessuno nella storia, a differenza di ciò che accade quotidianamente con sostanze completamente legali come l’alcol. “Vergogna! Fake news da strapazzo per un pugno di voti!”, fa eco un’altra utente. “Incredibile quanto distorta sia la percezione della realtà di una certa parte politica in materia di cannabis”, scrive invece un’altra persona cercando di riportare il dibattito nel merito.

E non è la prima volta che accade. Già l’anno scorso, durante la giornata internazionale contro la droga, i post della Meloni e di Salvini erano stati presi d’assalto da chi chiedeva di smetterla con la propaganda a fini elettorali per iniziare a discutere nel merito delle proposte.

Ad ogni modo, vista anche la posizione istituzionale dell’autore del post, la cosa non può passare inosservata. Per questo Matteo Gracis, direttore di Dolce Vita, ha deciso di procedere, assistito dall’avvocato Zaina, con un esposto, per tutti i reati che fossero ravvisabili nella complessiva vicenda, e con una denuncia-querela, “qualora la intestata Autorità ravvisi, a seguito dell’accertamento dei fatti esposti, fattispecie di reato per le quali la legge richiede la procedibilità a querela di parte”.

Nell’esposto, consultabile qui, viene messo nero sia bianco che la posizione dell’assessore è “assolutamente infondata, e tesa a fornire una erronea e strumentale percezione in capo a coloro che si accingono a leggere e condividere le informazioni fornite dalle stesso. Una pubblicazione incontrollata di informazioni, volutamente iperboliche non può che ledere l’ordine pubblico, nonché la libera e cosciente percezione del singolo, destinatario inconsapevole. Sarebbe auspicabile che chi riveste cariche pubbliche si faccia portavoce di notizie veritiere e informazioni verificabili, al fine di evitare qualsiasi tipologia di abuso”.

Matteo Gracis ha poi sottolineato che: “Addirittura l’ONU, ha riconosciuto ufficialmente le proprietà mediche della cannabis. Non solo: di recente l’Università di Messina ha rilasciato un nuovo studio secondo il quale se la cannabis venisse legalizzata in Italia, il gettito fiscale ammonterebbe a 6 miliardi di euro l’anno. E infine, un mese fa il Procuratore Nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho, in un’intervista a L’Espresso, ha dichiarato che ‘legalizzare le droghe leggere toglierebbe spazio alle mafie permettendo alle forze dell’ordine di concentrarsi ‘sul livello alto delle organizzazioni criminali. Per questi motivi”, conclude Gracis, “in aggiunta al fatto che fino a prova contraria la cannabis non ha mai provocato un singolo morto nella storia dell’umanità (è priva di dose letale, ce lo dice la scienza), dunque definirla ‘morte’ è oggettivamente sbagliato nonché offensivo, ho deciso di intraprendere un’azione legale”.

L’esposto si conclude sottolineando che: “Da attivista e giornalista che segue il settore cannabis da anni e mira a fornire una informazione corretta e a creare una cultura della canapa, non riducendo il rapporto con tale pianta solamente ad un’occasione di valorizzazione di specifici particolari effetti, ma mirando a valorizzare i profili industriali e terapeutici, mi sento profondamente offeso. Ritengo che l’offesa coinvolga l’intero panorama di tutti gli usi dalla cannabis, perché l’equiparazione del consumatore o dell’attivista o del giornalista che divulghi la cultura della piante in questione – come io sono da anni – alla figura dell’ASSASSINO sia quanto di più falso, sguaiato ed incivile si possa sostenere”.

Vi terremo aggiornati.





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