Terapeutica

La cannabis per trattare il dolore neuropatico indotto dalla chemioterapia

La cannabis e il dolore neuropatico indotto da chemioterapia sono stati i protagonisti di uno nuovo studio israeliano pubblicato a febbraio sulla rivista scientifica Therapeutic Advances in Medical Oncology. Spesso le terapie chemioterapiche sono associate a effetti secondari importanti per il paziente. Le terapie con i cannabinoidi si stanno rivelando un valido aiuto per affiancare i pazienti in questo percorso.

In Italia tutti i medici possono prescrivere preparati a base di cannabinoidi. Nello specifico lo Stato Italiano ha individuato gli ambiti di applicazione che risultino sufficientemente supportati da studi clinici e sono:

1) l’impiego nel dolore cronico e di quello associato a sclerosi multipla e a lesioni del midollo spinale;

2) nella nausea e vomito causati da chemioterapia, radioterapia, terapie per HIV;

3) come stimolante dell’appetito nella cachessia, anoressia, perdita dell’appetito in pazienti oncologici o affetti da AIDS e nell’anoressia nervosa;

4) l’effetto ipotensivo nel glaucoma;

5) la riduzione dei movimenti involontari del corpo e facciali nella sindrome di Gilles de la Tourette.

Vediamo che già i punti 2 e 3 toccano effetti associati alle terapie chemioterapiche come nausea, vomito, inappetenza e cachessia.

Cosa c’è di nuovo in questo studio sul dolore indotto da chemioterapia?
Lo studio israeliano ha esaminato l’insorgenza di neuropatia periferica indotta da oxaliplatino, un chemioterapico ampiamente utilizzato in diverse neoplasie intestinali. Sono stati arruolati 513 pazienti, dei quali 248 assumevano terapia con cannabinoidi in associazione con oxaliplatino e 265 solo la molecola chemioterapiaca.

I risultati dello studio hanno mostrato come i pazienti che assumevano terapie a base di cannabinoidi avevano una più bassa insorgenza del dolore neuropatico; ma cosa molto interessante è l’evidenza secondo cui chi assumeva già da prima terapie a base di cannabis aveva un’insorgenza della neuropatia ancora inferiore, come se la cannabis svolgesse anche un effetto neuroprotettivo.

I ricercatori hanno dimostrato interesse nel continuare lo studio su più larga scala. È importante vedere come sempre più scoperte vengano alla luce, ricordandoci che uno degli obiettivi ultimi delle terapie con cannabinoidi è il miglioramento della qualità della vita dei pazienti.

Dottor Matteo Mantovani
Project manager presso la farmacia San Carlo e consulente Teraphi

Fonte: cannabisterapeutica.info





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