Persone che credono che un uomo sia stato crocifisso e sia risorto dopo tre giorni, e che fosse in grado di far resuscitare i morti, accusano una pianta che non ha mai ucciso nessuno nella storia di portare “morte ai propri figli”.

Se la probabilità è che i fondamentalisti cristiani abbiano qualche problema da chiarirsi sulla vita e sulla morte, quello che è certo è che la propaganda a Roma nei confronti della cannabis ha toccato uno dei punti più bassi della storia proprio pochi giorni fa.

In alcuni punti della capitale infatti, sono stati affissi dei manifesti dal gusto macabro e dal messaggio sinistro, falso e diffamatorio: “Qui si vende morte per i tuoi figli”, recita il manifesto con scritte bianche su sfondo nero e decorato da un teschio in bella vista, concludendo con un “boicotta i negozi che vendono marijuana”.

La firma è di Rinascita nazionale cristiana, gruppo ultracattolico che nel tentativo di farsi un po’ di pubblicità ha fatto un clamoroso buco nell’acqua. Innanzitutto perché la canapa che viene venduta nei negozi accanto ai quali sono stati affissi i manifesti, è del tutto legale ed è stata legittimata da una recente circolare ministeriale.

In secondo luogo perché, come detto all’inizio, la cannabis o marijuana, termine coniato in America durante l’infamante campagna contro questa pianta, che ha portato al proibizionismo dilagante che viviamo oggi, non ha mai causato un singolo morto nella storia. Il motivo è semplice, non esiste praticamente una dose tale da assumere per causare la morte di una persona.

Di gruppi cattolici e cristiani che osteggiano la cannabis ce ne sono parecchi. Un caso di cui ci siamo occupati tempo fa era stato quello di SOS ragazzi, un’associazione con sede a Roma che fa parte di “Tradizione Famiglia Proprietà”. Avevano diffuso un volantino nelle scuole riproponendo tutte le bufale sui presunti danni della cannabis in un’accozzaglia di luoghi comuni senza alcun fondamento scientifico: in America succedeva negli ’30, in Italia accade oggi.

Negli anni ’80 la Dea in vari esperimenti con cavie ha cercato di determinare il livello DL50 (Dose letale 50) della cannabis e cioè un parametro in uso fino aprimi anni del 2000 che indica la quantità di una sostanza (somministrata in una volta sola), in grado di uccidere il 50% di una popolazione campione di cavie.

Nel 1988 proprio la Dea arrivò alla conclusione che: “Al giorno d’oggi si stima che il livello di DL50 nella marijuana sia intorno ai 1:20.000 o 1:40.000. In parole povere significa che per morire, un fumatore dovrebbe consumare dalle 20.000 alle 40.000 volte il dosaggio normalmente contenuto in una sigaretta a base di marijuana. Dovrebbe quindi fumare circa 680 kg di marijuana in circa 15 minuti per avere un effetto letale”Per fare un confronto: il livello LD-50 dell’aspirina è intorno ai 1:20, il che significa che stando a questi parametri, più volte ripresi da ricercatori, attivisti ed esperti, l’aspirina è almeno mille volte più letale della cannabis. Non solo, perché per la maggior parte dei farmaci da prescrizione il rapporto è di 1:10.

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