Se la cannabis fosse legalizzata oggi in tutti i 50 Stati americani potrebbe portare 1,46 milioni di posti di lavoro che diventerebbero 1,63 milioni entro il 2025. Non è la promessa di un rampante politico che sta lanciando la sua candidatura, (il contratto con gli italiani di Silvio Berlusconi nel 2001 vi ricorda qualcosa?), ma il risultato di un recente studio.

E’ la stima contenuta nel nuovo report degli analisti di New Frontier Data, agenzia specializzata nell’analisi di dati del settore, che va oltre, spiegando che le imposte complessive combinate sotto la piena legalizzazione federale raggiungerebbero i 175,8 miliardi di dollari tra il 2018-2025 in base alle entrate fiscali delle imprese, le ritenute sui salari in base all’occupazione stimata e le imposte sulle vendite al dettaglio del 15%. La differenza tra la struttura attuale e il modello immaginato dagli analisti è un aumento di 128,8 miliardi di dollari nelle entrate fiscali federali.

Numeri che parlano chiaro che prevedono appunto una legalizzazione allargata anche a livello federale, l’ultimo scoglio per la cannabis legale negli USA.

Nel frattempo, secondo le statistiche pubblicate da Leafly in collaborazione con Whitney Economics, grazie al settore cannabis negli Stati Uniti sono stati già creati 211mila posti di lavoro a tempo pieno, dei quali 64mila solo nel 2018, portando la cannabis ad essere il settore che sta creando più posti di lavoro in assoluto.

Secondo il Marijuana Policy Group, la crescita economica sarebbe spinta dall’aumento della domanda in vari settori. Dai produttori che dovranno implementare farm e coltivazioni Indoor, con allestimento di magazzini e l’acquisto di attrezzature ad hoc come impianti di illuminazione e irrigazione, passando per i rivenditori, i distributori e le attività economiche collaterali. In stati come Washington e Colorado, la cannabis legale ha infatti portato a una spinta ad esempio nel settore del turismo.

Nel frattempo la legge che potrebbe rivoluzionare il mercato della cannabis americana ha ricevuto il primo sì alla Camera, e bisognerà probabilmente aspettare il 2020 per la votazione in Senato. Si tratta del Secure and Fair Enforcement (SAFE) Banking Act, un provvedimento che ha lo scopo di permettere alle banche assicurate a livello federale di lavorare con produttori, dispensari e società collegate negli stati che hanno legalizzato la cannabis.





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