Il dottor Giampaolo Grassi

Il CREA-CIN di Rovigo sarà chiuso a causa della spending review imposta dal governo e quindi anche il progetto italiano di produzione di cannabis terapeutica a Firenze rischia di naufragare“. E’ l’annuncio shock del dottor Giampaolo Grassi, primo ricercatore del CREA-CIN di Rovigo. Tutto nasce da una richiesta del ministero dell’Agricoltura, che è stato chiamato con i suoi enti per ridurre il numero delle sedi CREA; un’operazione prevista 3 anni fa, anche se poi la notizia della chiusura del centro di Rovigo, l’unica struttura italiana autorizzata da anni a studiare la cannabis, era stata smentita. Oggi lo spettro dell’azzeramento o dell’accorpamento della struttura è tornato, e non bisogna dimenticare che l’istituto fornisce le genetiche e le talee necessarie alla produzione di cannabis italiana di Firenze. Il taglio previsto per la “razionalizzazione” delle sedi del CREA le dovrebbe portare da 71 sedi a 40, prevedendo dunque la chiusura o l’accorpamento di 31 sedi. La comunicazione è arrivata con una mail della dottoressa Ida Marandola, la direttrice generale del CREA definita da Grassi come la “tagliatrice di teste”.

“Non so quale coniglio dal cilindro possano tirare fuori, o dobbiamo regalare tutte le piante allo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, in modo che seguano il processo loro, oppure non vedo quale altra possibilità ci sia”, ha raccontato il dottor Grassi a dolcevitaonline.it

Quindi lei parte dalla certezza che il centro di Rovigo sarà chiuso?
No, io farò il possibile, mi metto anche in mezzo alla strada per evitarlo, però sicuramente l’orientamento dei nostri dirigenti è quello, probabilmente perché non valutano nella giusta misura quello che noi stiamo facendo. E poi perché non c’è una minima attenzione da parte del ministro Martina a ciò che stiamo facendo, e anzi forse gli farà anche piacere dare il benservito ai ministri Pinotti e Lorenzin perché secondo me si è legato al dito il fatto che avessero lanciato il programma solo loro due, lasciandolo da parte.

Il ministro Martina ha appena annunciato 44 milioni di euro per portare i cibi biologici nelle scuole…
Sì, ho letto, e mi pare una cosa giusta, però poi se togli la produzione di medicine per le persone malate, non so se eticamente sia meglio una o l’altra cosa.

Nel senso che se dovesse chiudere Rovigo, anche il progetto di produzione di cannabis a Firenze si fermerebbe?

La mail della dottoressa Marandola

Non so chi riesca a sostituire Rovigo nel fare le talee. Non si può nemmeno pensare di trasferisci a Bologna, non avrebbe nessun senso. Perché bisognerebbe disfare un’istituto che funziona, per andare a ricrearla da un’altra parte: dov’è il vantaggio economico? L’unica giustificazione di chiusure ed accorpamenti è quella economica, ma noi abbiamo già più volte dimostrato che sono più i soldi che facciamo entrare di quelli che vengono spesi. Ma nessuno guarda questi parametri, si deve rispondere alla spending review che ha previsto che debbano essere chiusi un numero x di centri, indipendentemente dal fatto che abbia un senso o no.

Quindi vi aspettate da un momento all’altro la visita della dottoressa Marandola?
Sì, ha già incominciato a girare perché ha intenzione di farlo entro il 31 di dicembre e mi aveva già manifestato l’idea di voler chiudere la sede di Rovigo.

 





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