Terapeutica

La cannabis è in tabella II

CANNABIS IS MEASURED INTO CONTAINERS IN A PHARMACY IN ROTTERDAM.

Entra in vigore il decreto del Ministero della Salute: ma quando i farmaci a base dei derivati della cannabis saranno disponibili in farmacia? Prova a rispondere Giorgio Bignami.

Finalmente i farmaci derivati dalla canapa, con l’entrata in vigore del decreto del Ministro Balduzzi, sono ufficialmente in Tabella II. E in molti ci chiedono “quando saranno in farmacia i farmaci a base di canapa?”

Risponde il Presidente di Forum Droghe Giorgio Bignami:
Questa, purtroppo, è roba da sfera di cristallo. Infatti, salvo per alcuni aspetti di non trascurabile importanza di competenza regionale (entità dei ticket, eventuale finanziamento o cofinanziamento di terapie e altri atti medici non a carico del SSN, ecc.), le principali competenze in materia di farmaci e dispositivi medici appartengono per legge all’autorità sanitaria nazionale (Ministero della salute, AIFA). Ciò vale: per la registrazione dei farmaci, che a sua volta è subordinata alle richieste delle ditte e alla valutazione dei dossier medico-scientifici da esse presentati; per l’assegnazione alle varie fasce a carico o non a carico del SSN (cioè ora dei Servizi Sanitari Regionali, SSR) sia in assoluto, sia in funzione del riconoscimento certificato di determinate patologie; per la definizione di condizioni particolari di crescente complessità (farmaci prescrivibili dal medico di base solo previa stesura di un piano terapeutico da parte di uno specialista ospedaliero o ambulatoriale del SSR; farmaci o confezioni di un dato farmaco per esclusivo uso ospedaliero; farmaci particolarmente costosi e di efficacia limitata e variabile, come molti farmaci oncologici recenti, dei quali in teoria – raramente in pratica – la ditta dovrebbe rimborsare il prezzo pagato dal SSR in caso di insuccesso della terapia in un dato caso; ecc.). In una tale situazione, alla domanda “quando i derivati della cannabis arriveranno in farmacia?” si può solo rispondere “dipende dal tempo che impiegheranno le ditte a presentare richieste e dossier, dai tempi di esame delle pratiche; e in caso di registrazione, dalla fascia di collocazione e dalla definizione di altre condizioni come quelle sopra elencate”, procedure eventualmente integrate da provvedimenti regionali come quelli già menzionati. Il tutto entro una gamma che va dal “più veloce della luce” ai “tempi geologici”, in funzione di una serie di variabili che genericamente si possono definire come “pressioni in un senso o nell’altro di parti che contano”. Le pressioni sia sulle ditte, sia sul Ministro della salute del dopo-elezioni e sull’AIFA, sia da parte di regioni che si sono impegnate (o si accingono a impegnarsi) sul fronte della cannabis terapeutica, in primis la Toscana, sia da parte della Conferenza Stato-Regioni, possono verosimilmente fare molto per ridurre tali tempi al minimo (direi circa un mese: i dossier medico-scientifici, per esempio, possono basarsi sulle ampie evidenze in letteratura senza ulteriori sperimentazioni cliniche, quindi una équipe ben organizzata ne può confezionare uno in 24-48 ore). E questo soprattutto se le suddette istanze vigorosamente sostenute sia dalla cittadinanza e dalle sue organizzazioni e associazioni, sia da autorevoli società medico-scientifiche, sia da associazioni di utenti e operatori specifiche per campi di patologia (neurologica, oncologica, oculistica…).

fonte: fuoriluogo.it





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