Sono anni che la stampa mainstream dispensa falsità sulla cannabis. Anzi, a ben guardare, le conoscenze che la maggior parte della popolazione, in Italia così come in altri Paesi, hanno sulla cannabis, sono basate proprio su un grande inganno. Ma non per questo noi ci siamo abituati, o possiamo permetterci di fare finta di niente.

E così, accade che ancora oggi, mentre la cannabis viene regolamentata in tutto il mondo e l’OMS, dopo una menzogna durata 60 anni, ne ha riconosciuto ufficialmente le doti mediche, su Libero, testata nazionale, una giornalista riesca a scrivere che “molti medici e scienziati sottolineino che contribuisca a bruciare addirittura le cellule cerebrali, causando danni irreversibili”.

Ora, noi gradiremmo che l’esimia collega mostri, non diciamo tante, ma almeno una prova scientifica di ciò che sostiene. Se no va bene tutto, strappiamo pure le tessere dell’ordine dei giornalisti, perché se vale la regola che chiunque può scrivere falsità su una testata registrata a livello nazionale, qual è il senso di questa professione? Qual è il senso di rispetto per i lettori, tanto più per una testata che di nome fa proprio “Libero”? Ancor di più oggi, in un momento in cui si parla spesso di fake news e le testate tradizionali si ergono a paladine dell’informazione. Ci basta un singolo studio scientifico che confermi la teoria della giornalista, più volte sbandierata da Carlo Giovanardi e da Paolo Sepelloni, il medico che dirigeva il Dipartimento Antidroga quando Giovanardi aveva la delega per le politiche antidroga.

Spiace quasi tirare in ballo il povero Serpelloni, che oggi non se la passa benissimo, visto che a febbraio 2020 è stato condannato a sette anni e mezzo di carcere, oltre all’interdizione dai pubblici uffici, per i reati di tentata e consumata concussione e turbativa d’asta. E vale la stessa cosa per Carlo Giovanardi, che oggi è imputato per rivelazioni ed utilizzazione di segreti di ufficio, minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario e oltraggio a pubblico ufficiale, con l’accusa di aver fatto pressioni in favore di aziende considerate vicine alla ‘ndrangheta.

Spiace, dicevamo, ma siamo costretti, per almeno due motivi. Il primo è che Carlo Giovanardi scrive proprio su Libero. Il secondo, è che l’articolo del quotidiano in cui è contenuta la bugia antiscientifica raccontata sopra, ha come oggetto l’affidamento della delega alle politiche antidroga a Fabiana Dadone, lo stesso ruolo ricoperto proprio da Giovanardi anni fa.

Quello che fa specie è che la giornalista, quando ancora a delega non era stata affidata, ha vergato un articolo pieno di velati insulti e prese in giro alla ministra Dadone, per illustrare il concetto che, secondo lei, essendosi dichiarata favorevole alla legalizzazione, non possa esercitare il ruolo che le è stato affidato.

Ed invece è proprio l’opposto: proprio perché la Dadone è informata su cosa rappresenti la cannabis, e sull’inutile guerra che viene portata avanti quotidianamente contro i consumatori mentre la criminalità guadagna miliardi, dovrebbe essere la persona adatta ad affrontare la questione.

 

 





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