Il professor Mechoulam, considerato il padre della ricerca sui cannabinoidi, durante una lecture

Uno dei problemi principali per i pazienti che utilizzano cannabis per curarsi, è la mancanza di conoscenza dell’argomento da parte di medici ed infermieri. Più volte, parlando con medici specializzati in diversi settori, infermieri ed operatori socio-sanitari, sono stati loro a spiegarci come i pazienti che chiedono cure a base di cannabis siano spesso più informati dello stesso medico che dovrebbe prescrivere loro il trattamento.

Abbiamo già sottolineato in passato come questo sia un problema prevalentemente culturale: un medico che nel suo decennale percorso di studi non incontra nemmeno un cenno su cosa sia la cannabis o il sistema endocannabinoide, fa fatica a realizzare come una sostanza naturale possa sostituire con successo e senza effetti collaterali diversi tipi di farmaci per diverse patologie.

Le cose stanno piano piano cambiando ed il segno dei tempi è dato dall’ingresso della cannabis in università per il primo corso di perfezionamento post lauream organizzato in Italia che prenderà il via ad ottobre presso l’Università degli Studi di Padova.

I posti disponibili saranno al massimo 40 e si accederà al corso dietro un contributo di 2040,50 euro dopo la valutazione dei titoli e di una prova scritta iscrivendosi entro il 19 settembre, intanto ne abbiamo parlato con il direttore del corso, il professore Gastone Zanette.

Come è nata l’idea di questo corso sulla cannabis?
E’ nato dalla constatazione che la legge italiana che ha introdotto la cannabis terapeutica ha ormai diversi anni però nella pratica poi il paziente incontra difficoltà nell’accedere a questa terapia perché l’argomento è poco noto ai medici italiani. Nelle università stesse non viene insegnato e questo è stato il motivo principale: quello di poter formare ed informare adeguatamente la classe medica italiana e tutte le altre figura professionali coinvolte come infermieri, psicologi e tante altre professioni.

Quindi l’obiettivo è quello di formare dei professionisti che lavorino nei vari ambiti?
Sì esatto, conoscendo i vari aspetti dell’argomento che non sono soltanto medici, ma anche sociali e legali che vanno conosciuti per poter gestire al meglio la situazione.

A chi è indirizzato il corso?
Come recita il titolo, il corso sarà incentrato sugli aspetti agro-produttivi, botanici, medici, legali e sociali. Perché si cercherà di dare una panoramica completa dalla conoscenza della pianta in sé – visto che la terapia di cui parliamo si basa su una pianta ed è un aspetto “fuori moda” per i medici che sono abituati a prescrivere farmaci che arrivano direttamente dai laboratori farmaceutici – fino agli aspetti farmacologici, medici e legali.

La cannabis in tutto il mondo sta diventando una nuova risorsa economica in diversi settori, il corso può essere una risorsa anche in questo senso?
Può sicuramente essere una formazione di base che potrà essere migliorata a seconda dello specifico ambito professionale. Le lauree che permettono l’accesso al corso sono numerose: anche i professionisti del settore legale, ad esempio, possono accedere, proprio perché abbiamo voluto iniziare una formazione a largo raggio anche se è maggiormente dedicato agli aspetti medicali e quelli che avranno più vantaggi da questo corso sono coloro che operano in ambito sanitario.

Si aspetta che altre università seguano il vostro esempio?
Sarebbe una buona cosa anche perché da noi i posti massimi sono 40, se pensiamo a 40 persone rispetto alle migliaia di persone coinvolte nella sanità è un po’ poco, però è un inizio.





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