A livello internazionale si legalizza la cannabis favorendo approcci di normalizzazione nei confronti di questa pianta, mentre in Italia, un unicum in tutto il mondo, inaspriamo la guerra alla droga. In diversi paesi si inizia a ragionare seriamente sulla canapa industriale come risorsa da sfruttare a pieno per contrastare i livelli di CO2 e i cambiamenti climatici, da noi non siamo nemmeno riusciti a regolare la cannabis light, con bassi livelli di THC.

Per fortuna nel resto del mondo il futuro è già arrivato e governi civili, che guardano all’interesse dei cittadini invece che al proprio tornaconto elettorale, studiano e mettono in pratica nuove soluzioni che vanno al di là della proibizione, restituendo risorse a stati e cittadini e mettendo in moto politiche virtuose a livello economico, sociale e ambientale, naturalmente grazie alla pianta dai mille utilizzi.

OMS
Mentre stai leggendo questo articolo, tutti i paesi che fanno parte delle Nazioni Unite si apprestano a votare le raccomandazioni dell’OMS dopo la storica richiesta di riclassificare la cannabis nei trattati internazionali. Con un semplice voto a maggioranza gli stati avranno la possibilità di far passare o meno la riforma che prevede diversi cambiamenti.

In gennaio l’Unione Europea ha proposto che i paesi membri dell’UE votino a favore di tre delle sei raccomandazioni. Se venisse adottata dal Consiglio d’Europa, i paesi dell’UE voterebbero in blocco alla sessione CND di Vienna e le tre mozioni che la Commissione sostiene avrebbero maggiori possibilità di essere approvate (segui il nostro sito dolcevitaonline.it per tutti gli aggiornamenti sul tema).

USA
In USA la cannabis, dove è legale per l’uso ricreativo in 11 stati e in oltre 30 per quello medico, e dove la canapa industriale è stata tolta dalle sostanze controllate a livello federale facendo esplodere le coltivazioni, è il settore che sta creando più posti di lavoro in assoluto. Ad oggi quelli a tempo pieno sono più di 240mila che diventano più di 340mila considerando l’indotto e quelli part-time. E potrebbero essere molti di più. Secondo New Frontier Data, gruppo di analisti specializzati nel settore, se fosse attiva la legalizzazione ricreativa a livello federale, i posti di lavoro potrebbero essere già oggi 1,46 milioni, per diventare più di 1,6 milioni nel 2025.
Un’enorme mole di lavoro che si traduce in miliardi di dollari di tasse, che vengono spesi per attività sociali come borse di studio e case per i senzatetto, o per fare campagne sugli effetti degli stupefacenti. Non solo, perché secondo un recente studio nello stato di Washington, la cannabis legale ha portato a una diminuzione dei reati, delle liti domestiche e dell’uso di armi. Le forze dell’ordine hanno più tempo per dedicarsi ai veri crimini, che infatti diminuiscono.

La situazione europea

L’Europa potrebbe diventare presto il più grande mercato della cannabis al mondo. Secondo Prohibition Partners, gruppo di analisti indipendenti di settore che hanno da poco rilasciato la quinta edizione del loro rapporto sull’Europa, se tutti i paesi europei legalizzassero la cannabis potrebbero avere un mercato da 123 miliardi di euro entro il 2028 per i settori ricreativo e medico.

Mirela Holy

Gli occhi puntati di tutto il mondo sul vecchio continente iniziano a produrre i primi risultati. 
In Spagna il tema era stato rilanciato da Podemos durante l’ultima campagna elettorale. In Olanda, dove la cannabis è tollerata ma non legale, sono state avanzate delle proposte per normare la produzione. In alcuni paesi dell’Est e del nord Europa si è iniziato a parlare pubblicamente di legalizzazione, così come in Germania. E se in Lussemburgo sembra che sia tutto pronto per la presentazione della proposta di legge, in Croazia è già stata presentata e «prevede un modello ibrido di agenzia statale per mantenere alta qualità nel mercato. Riguardo l’uso di cannabis per scopi ricreativi, ogni adulto potrà crescere fino a nove piante con un alto contenuto di THC per le proprie esigenze». Lo ha detto l’ex ministro dell’ambiente Mirela Holy annunciando un dibattito pubblico in tutto il paese a precedere la discussione parlamentare.

Le recenti aperture nel resto del mondo
Intanto continuano ad arrivare aperture da tutto il resto del mondo. In Malesia, uno dei paesi con le leggi più ristrettive a livello mondiale che prevedono anche la pena di morte, il governo ha annunciato di voler depenalizzare il possesso di sostanze stupefacenti per uso personale. In Nepal il governo vuole legalizzare la cannabis, dove è stata utilizzata per generazioni, con una proposta sottoscritta da 46 membri del partito di governo. In Sudafrica rimane una sostanza controllata ma di recente la Corte costituzionale ha dichiarato che la coltivazione e l’uso personale dovrebbero essere protetti dai diritti alla privacy. In Messico, dopo 5 pronunce della Corte Suprema, il governo sta mettendo a punto una legge per legalizzare la cannabis, considerata come un “diritto umano”, e combattere i narcotrafficanti.

Italia
Intanto in Italia non riusciamo nemmeno a regolare la cannabis light. Nonostante i diversi tentativi, infatti, la politica non è riuscita a risolvere questo brutto pasticcio all’italiana che vede migliaia di attività agricole e commerciali ostaggio di un vuoto normativo che non è stato colmato né dalle diverse leggi proposte e mai discusse, né dai tentativi di inserire degli emendamenti nella legge di Bilancio o nel decreto Milleproroghe. L’ultimo tentativo è una legge depositata a dicembre con Riccardo Magi come primo firmatario e 60 parlamentari dei vari schieramenti della maggioranza che l’hanno sottoscritta. La speranza è che venga discussa al più presto ma visti i recenti risultati il dubbio che possa essere approvata in tempi brevi rimane. I 60 parlamentari sono gli stessi che, di recente, hanno ricomposto l’inter-gruppo per la legalizzazione della cannabis, visto che anche qui ci sono leggi che giacciono nei cassetti del Parlamento senza vedere la luce, una delle quali di iniziativa popolare e sostenuta da quasi 70mila firme.

Potremmo primeggiare a livello mondiale in tutti i settori che la cannabis può esprimere, ma evidentemente è un primato che la nostra politica preferisce lasciare a mafie e spacciatori, invece che riappropriarsene a vantaggio di tutta la comunità.
Nonostante questo i nostri ricercatori sono stati protagonisti a livello mondiale di una scoperta che può cambiare la storia della cannabis dal punto di vista scientifico. Il gruppo guidato dal professor Giuseppe Cannazza ha infatti scoperto dei nuovi cannabinoidi, aprendo scenari inesplorati per la ricerca. Uno di questi, il THCB, si è rivelato essere psicoattivo e 33 volte più attivo del THC: potrebbe essere la chiave per spiegare gli effetti stupefacenti e terapeutici che non potevano essere giustificati dal solo THC o dai cannabinoidi fino ad oggi identificati.

Dal punto di vista della canapa industriale il settore ha avuto un brutto arresto a causa dei continui sequestri e processi subiti da attività agricole e commerciali, portando nel tempo il fenomeno cannabis light a ridursi. Continua ad ogni modo lo sviluppo delle altre filiere come quella alimentare o per la bioedilizia, mentre diverse realtà stanno lavorando per favorire il ritorno di una moderna filiera della canapa tessile.

A livello dell’uso ricreativo siamo alla schizofrenia. Da una parte la Cassazione ha ribadito con una sentenza storica che la coltivazione a scopo personale non può costituire reato, dall’altra il ministero dell’Interno ha appena annunciato una legge per inasprire le pene per chi spaccia anche piccole quantità, in completa sintonia con Salvini che, quando era ancora al governo, sognava di eliminare la “modica quantità”.

Il risultato lo ha ipotizzato con poche parole Riccardo Magi in Parlamento: «Un terzo dei detenuti nelle nostre carceri – che scoppiano! – lo sono per violazione del testo unico sugli stupefacenti. La guerra alle droghe ha fallito, le politiche proibizioniste hanno fallito, e questo è sotto gli occhi di tutti. Per ridurre lo spaccio e il giro d’affari della criminalità organizzata sul traffico degli stupefacenti dobbiamo riportare nella legalità milioni di italiani che fanno uso di cannabis e vorrebbero poterla acquistare legalmente, senza dover finanziare le mafie. Dobbiamo diffondere informazione e consapevolezza». Esattamente l’opposto di quello che accade nel nostro Paese.





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