cannabis ebola
La notizia clamorosa, appena una settimana fa, ha fatto rapidamente il giro del web, ribattuta sui siti e sul web in una sorta di eccitazione generale che evidentemente non è stata buona consigliera per tanti siti e giornalisti specializzati nel mondo: La cannabis può curare l’Ebola!

Noi di Dolce Vita abbiamo preferito rimanere fuori dal coro entusiastico, prendendoci qualche giorno per approfondire la questione. Prima abbiamo cercato di saperne di più sulla genesi della notizia, individuando da dove si era diffusa, e poi abbiamo fatto qualche ricerca per capire l’attendibilità del medico che l’ha diffusa e dell’azienda per la quale lavora. Qualche giorno è stato sufficiente per capire che la scientificità della notizia era inversamente proporzionale all’interesse economico di chi l’ha diffusa. Ma andiamo con ordine, partendo dalla ricerca in sé per poi spiegare gli interessi di chi l’ha diffusa, facendosi beffe di media decisamente troppo accondiscendenti.

UNA RICERCA SCIENTIFICA INESISTENTE. La ricerca in questione è stata pubblicata da David Allen, di professione chirurgo cardiotoracico e vascolare in pensione nonché attuale Direttore medico dell’azienda Cannabis Sativa Inc.. Il titolo della pubblicazione è “CBD Protective Against Ebola Virus”, un titolo affermativo che non lascia spazio a dubbi di sorta. Ci si aspetterebbe che sia il frutto di una ricerca scientifica in laboratorio, ma in realtà è solo una teoria che si basa sull’analisi del modo in cui Ebola agisce sull’organismo e di come, in linea teorica, il CBD (principio attivo contenuto nella cannabis) potrebbe limitarne gli effetti. Per sommi capi il modo in cui il virus si comporta è il seguente: Ebola agisce intaccando il sistema immunitario, prima ingannando le cellule e spingendole a produrre proteine che nascondono il virus al sistema immunitario, poi scantenando una cosiddetta Tempesta di Chitochine che ha il risultato di creare coaguli di sangue in tutte le arteriole, fino al punto in cui i vasi sanguigni si dilatano tanto da provocare una rottura. Secondo la teoria di Allen, essendo che il CBD ha riconosciute capacità anti-virali e nell’inibizione di funghi e batteri, tanto da essere considerato un buon antibiotico naturale, ne consegue che la cannabis va considerata una possibile cura contro l’Ebola. Ora, non è necessario possedere particolari competenze mediche per sapere che la scienza si deve basare su ricerche empiriche: se non è così allora si tratta di mera speculazione teorica. D’altra parte di antibiotici ed anti-virali naturali ne esistono molti, dall’aglio, all’echinacea, fino all’olio essenziale di origano. Perché allora non affermare che anche ingoiare spicchi d’aglio combatte l’Ebola?

L’AZIENDA CANNABIS SATIVA INC. Per fare luce sulla questione è doveroso capire fino in fondo cos’è l’azienda dalla quale il medico David Allen è stipendiato: la Cannabis Sativa Inc. Si tratta di una delle più promettenti aziende che lavorano nel settore della cannabis terapeutica, in particolare nel settore della cosmesi e dell’utilizzo medico dell’olio di cannabis. Il suo business sembra andare piuttosto bene, tanto che il valore delle sue azioni è aumentato di dieci volte dalla fine del 2013 ad oggi. Il fondatore dell’azienda non è certo un attivista della cannabis, ma semplicemente un imprenditore che ha fiutanto un nuovo, e potenzialmente enorme, business. Si chiama Gary Johnson e prima di abbracciare il settore della cannabis possedeva una grossa azienda che operava nel settore dell’edilizia residenziale. In più è stato anche un politico di primo livello all’interno del Partito Repubblicano Usa, tanto da essere stato per nove anni (1994/2003) governatore dello stato del New Mexico.

SE LA CANNABIS DIVENTA PARTE DELL’INDUSTRIA FARMACEUTICA. Ricapitolando: siamo di fronte al caso in cui un medico che lavora al soldo di un’azienda farmaceutica, pubblica un articolo scientificamente incosistente nel quale decanta le potenzialità che il principio attivo prodotto dalla stessa azienda che lo paga avrebbe sul virus che sta spaventando il pianeta. In pratica una geniale, quanto torbida, manovra mediatica per favorire la propria azienda sfruttando da una parte la mediaticità della questione Ebola, dall’altra il generale entusiasmo che si è generato intorno al mercato della cannabis negli Usa. Una manovra che ha generato decine di articoli da parte della stampa, centinaia di migliaia di condivisioni sui social (il solo articolo di Allen ne conta quasi 40mila) e una dose di visibilità enorme all’azienda. Si tratta di un’azione puramente speculativa, del tutto analoga a quelle alle quali ci hanno tristemente abituano le multinazionali farmaceutiche tradizionali: sfruttare media, allarmismo e credulità popolare per alimentare i propri profitti. Il problema è che per la prima volta una manovra di questo tipo va a colpire la cannabis.

CIò CHE QUESTO CASO DOVREBBE INSEGNARCI. Decenni di lotte per la legalizzazione stanno finalmente portando ad una grande vittoria: il muro del proibizionismo sta lentamente crollando e la cannabis dopo decenni di criminalizzazione si sta imponendo, con le sue enormi (e reali) potenzialità in ambito medico ed industriale. Un processo che, specie negli Usa, ha un rovescio della medaglia: imprenditori puri si stanno avvicinando al settore come avvoltoi, desiderosi di fagocitare quella che per loro non è altro che una nuova galline dalle uova d’oro. Questa dinamica richiede agli attivisti ed ai giornalisti che si occupano di questo settore una nuova dose di attenzione: i nemici non sono più solo quelli esterni (proibizionisti, multinazionali del petrolio e della medicina ecc.) ma saranno sempre più spesso anche interni, come in questo caso. La canapa è una pianta dalla proprietà meravigliose, con potenzialità enormi che decenni di proibizionismo hanno impedito di esplorare e comprendere fino in fondo. Operazioni speculative come quella messa in campo da Cannabis Sativa Inc. rischiano di vanificare tutto.

PERSONAGGI DAI QUALI DOBBIAMO IMPARARE A DIFFIDARE. Un bravo giornalista ed attivista americano, scrivendo su questo caso, ha affermato quanto segue: “E ‘tempo che gli attivisti pro-legalizzazione inizino a trattare personaggi come quelli di Cannabis Sativa Inc. come nemici. Quando sostengono che la marijuana può curare Ebola devono essere trattati con lo stesso disprezzo che si riserva all’amministratore delegato della Coca-Cola, quando sostiene l’efficacia della sua bibita nella lotta contro il suicidio degli adolescenti”. Per noi di Dolce Vita – e crediamo sia lo stesso per tutti gli antiproibizionisti – la canapa deve essere un mezzo per cambiare il mondo, rendendolo meno repressivo, maggiormente sostenibile dal punto di vista ambientale, ed in definitiva più giusto. Di questo scriviamo ogni giorno, cercando di farlo sempre con spirito di servizio in favore della verità e della scienza. Sappiamo che la canapa ha proprietà meravigliose, anche in campo medico, per questo non c’è alcun bisogno di inventarsene di nuove. Tanto più perché operazioni come questa servono solo a gettare discredito su decenni di lavoro e di lotta di tutti gli attivisti.





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