Ci sono voluti mesi per rallentare la macchina del petrolio, che ormai da decenni procede per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Ma durante la One Planet summit a Parigi il presidente della Banca Mondiale concretizza quanto dichiarò poco dopo la fine della Cop21 sui cambiamenti climatici, nel 2015 “Abbiamo bisogno di sbarazzarci degli aiuti ai combustibili fossili ora”.

Fortemente voluto dal presidente della Francia Macron, all’incontro parigino hanno partecipato le principali potenze mondiali disponibili a investire nei fatti, e non solo con le parole, su progetti contro i cambiamenti climatici. Un punto fermo e di interesse globale lo fissa Jim Yong Kim, presidente della World Bank: basta incentivi e investimenti a partire dal 2019 nella ricerca ed estrazione di petrolio, gas e carbone.

Serve uno slancio concreto e immediato verso quello che ad oggi per motivi economici, di lobby o per distrazione è l’alternativo, ma che da domani dovrà diventare necessariamente la normalità. Bisogna interiorizzare il concetto di impatto ambientale, riconoscere quanto le nostre azioni apportano alla crisi ambientale. Per far ciò la Banca Mondiale dichiarerà quanta CO2 generano ogni loro investimento. Il primo passo rimane sempre la conoscenza e l’agire in coscienza.

Un altro obiettivo della World Bank è che entro il 2020 il 28% dei suoi prestiti siano rivolti ad azioni per combattere il riscaldamento globale. Tutto ciò è necessario affinché si generi la spinta propulsiva economica per mantenere un aumento delle temperature globale entro il grado e mezzo o comunque sotto la soglia dei +2°C, così come stilato dagli esperti nel 2015.

Decisioni per certi versi coraggiose, sicuramente responsabili e purtroppo ancora inusuali ma che potrebbero realmente salvare il nostro pianeta.





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