King Push Darkest Before Dawn

Espera, ven aquí, who you wanna be?
Drug Dealer? Demon? Rap nigga? You tryna save the culture?
You gotta pick one, daddy. 

Ay Dios mío. Pusha T ci aveva letteralmente stregato con il carisma inesorabile di Nosetalgia e ditemi se ancora non muovete la testa incondizionatamente quando la riproduzione casuale vi passa quella pazzia senza sosta di Numbers on the Boards. Dopo gli alti e bassi, comunque degni di nota, di My Name is My Name, è dall’inizio del 2014 che girano voci attorno a King Push a.k.a il secondo studio album di Pusha a.k.a la conferma a.k.a la consacrazione. King Push – Darkest Before Dawn teoricamente si presenta come un’anticipazione, perché a quanto pare King Push – che in questo metaforico gioco sarà la vera alba musicale di Terrence Thornton – arriverà in un non ancora specificato giorno primaverile del 2016.

Circa un mese fa, appena dopo essere atterrato probabilmente dopo un live, sulla via di casa Pusha riceve una telefonata da his majesty Kanye West che lo incorona presidente dell’etichetta G.O.O.D MUSIC in un dialogo biz-minimal di grande effetto che è andato più o meno così:

Kanye: Tell me something. What do you think about being the president of G.O.O.D. Music?
Pusha: Well, what are the things that you’re looking for?
Kanye: Manicure the label, make it profitable and be very business-oriented.
Pusha: Ok.

Magic Kanye did it again.

giphy

Artisticamente parlando Kanye e Pusha T sono sempre stati molto vicini, soprattutto quando si tratta di dischi se pensiamo alle tempistiche e alla cura dei dettagli profondamente meditati e selezionati. Pusha è un rapper che ha un rapporto quasi simbiotico con i suoi producers, li sfinisce con richieste precisissime fino a quando non ottiene il beat sacrificale richiesto da poter letteralmente distruggere con le sue strofe. Basta pensare a quanto spacca Untouchable – l’ultradope anteprima di DBD che contiene pure un sample di Biggie sulle note di un Timbaland più cupo che mai. Che bomba cazzo, come l’idea stessa di lanciare il singolo sul sito G.O.O.D MUSIC e affidarlo ad un trick particolare (per ascoltare il pezzo è necessario mantenere il click sull’artwork centrale della pagina, come a dire: molla tutto quello che stai facendo, qui c’è il pezzo che nei i prossimi due mesi metterai in tutti i CD che tieni in macchina). Comunque tranquilli, c’è anche il video così potete staccarvi dal mouse:

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Lyrically I’m, untouchable, uncrushable,

King Push – Darkest Before Dawn è un prodotto difficile da etichettare, ma di grandissimo impatto dall’inizio alla fine. Una coesione pazzesca inanella tutti i brani e Pusha mantiene sempre saldissima la presa attorno alla sua comfort zone sfornando una delivery ampia e narrativa, estremamente concentrata sull’obiettivo di rendere ogni singola parola o strofa importante grazie a dettagli personali, doppi significati o le quotables che tanto ci piacciono (tra l’altro tutte di spessore palpabile). Eccone due, giusto per rendere l’idea:

I’m Kim Jong of the crack song/ Gil-Scott Heron to the black poem
Woo! The revolution will be televised/ ‘Cause we done seen it all and they tellin’ lies.
(M.F.T.R.)

Prima Push paragona il pugno di ferro con cui il dittatore nordcoreano Kim Jong Un governa il suo paese al suo modo di sottomettere il rapgame quando si tratta di sfornare drug references nei propri pezzi (ma è positiva come cosa?). Poi, però, si paragona più felicemente al leggendario poeta e musicista statunitense Gil-Scott Heron, famoso per il brano The Revolution Will Not Be Televised. Al contrario, Push assicura che la rivoluzione questa volta verrà trasmessa, dato che la verità è l’unico mezzo per contrastare le bugie dei media.

In order to be me/ you gotta see what Chief Keef see
Brenda’s baby next door to the candy lady/
Same project as Candy Man where they still doing hand-in-hands.
(Sunshine)

Sunshine è il brano che conclude il disco e probabilmente il momento più conscious e socio-impegnato del lavoro. In queste rime Push ci invita – per comprendere pienamente la sua esperienza di vita come black man proveniente dalla strada – ad usare come riferimento la figura di Chief Keef – giovane rapper di Chicago spesso etichettato dai media come un ragazzotto feroce dai pochi contenuti. Per capire cosa significhi black experience, dovremmo poi metterci nei panni delle “candy ladies” – simbolo di spirito imprenditoriale nella povertà dei quartieri popolari, che si adoperavano perché i bambini potessero avere dei dolci. La loro attività è però spesso affiancata da quella del “Candy Man”, personaggio che tratta ben altro tipo di caramelle nei suoi affari di droga “hand-in-hand”. Chicca assoluta in questi versi, che fa da impressionante collante per le immagini trasmesse, è il riferimento al pezzo “Brenda’s Got a Baby” di 2Pac. Altro livello dai.

King Push: Darkest Before Dawn

Puff Daddy, J. Cole, Kanye, Timbaland, Q-Tip sono solo alcuni dei responsabili delle atmosfere sonore di DBD, tutte produzioni che valgono il prezzo del biglietto. Il soundscape (che bella parola) complessivo è fenomenale e la ricerca del giusto equilibrio tra buono e cattivo aggiunge contorni notevoli a strofe e narrazione. Tutto in bilico in quella dicotomia che da sempre caratterizza i lavori di Pusha T, tra la figura – metaforicamente parlando ovviamente – del drug dealer e del rapper che salva la cultura a suon di rime. Ce lo ricordano la gasatissima Intro (in cui ritroviamo Mr. Lee, lo stesso di “We Got It For Cheap” – intro di Hell Hath No Fury, disco dei Clipse aka Pusha T e suo fratello Gene “No Malice” Thornton), M.F.T.R. (feat. The-Dream), Keep Dealing (feat Beanie Sigel) ma anche il trip courtesy of Timbo di Got Em Covered (feat. Ab-Liva) e M.P.A. (feat. Kanye West, A$AP Rocky & The-Dream), pezzo che nessuno troverebbe fuori posto nella tracklist di My Beautiful Dark Twisted Fantasy.

King Push – Darkest Before Dawn è stato in definitiva concepito come una sorta di teaser, prima che attraverso il vero (e ora per forza di cose attesissimo) King Push Pusha T possa sprigionare tutta la sua essenza. DBD lo ascolteremo senza sosta, perché sono pochi i dischi del 2015 che riescono a vantare lo stesso peso specifico. Il rischio è solo uno, ossia quello di generare, con un prodotto così finemente lavorato, troppo hype nei confronti dell’upcoming King Push. Dicono che il momento più buio della notte sia proprio quello che precede l’alba e la nostra speranza è quella che Pusha trovi davvero sfumature ancora più scure per il suo prossimo lavoro. Oh, nel caso ci accontenteremo di questo mega preludio.





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