È questo il titolo di un volume fresco di stampa curato da Gianluca Toro per Nautilus (190 pagine, 13 euro). Si tratta di un excursus a tutto campo che parte dalla prima sintesi della sostanza, dovuta al chimico C.L. Stevens, consulente della Parke-Davis nel 1962. Tre anni dopo la ketamina era già considerata un anestetico generale piuttosto sicuro e maneggevole, meno tossica, ad azione più rapida e con effetti psicoattivi meno pronunciati rispetto alla fenciclidina (PCP). Produce la cosiddetta “anestesia dissociativa”, in riferimento a una disconnessione della coscienza dal corpo e dall’ambiente circostante.

Le dosi psichedeliche (subanestetiche), emerse con l’avvento della cultura dance e dei rave party degli anni ’80, corrispondono al 10-25% di quelle usate in chirurgia come anestetico. Le dosi basse sono adatte per un uso ricreazionale in cui si può mantenere un maggiore controllo dell’esperienza e del corpo e la capacità di muoversi, ballare e parlare, oltre che una migliore percezione e interazione con l’ambiente circostante, un certo senso di identità e la memoria, mentre quelle alte sono riservate a un uso psiconautico in cui si può giungere a uno stato di incoscienza.

Se ne possono comunque distinguere diversi usi, ovvero ricreazionale, psiconautico, medico e psicoterapeutico. Quest’ultimo si sta mostrando molto promettente, in particolare per il trattamento della depressione, della dipendenza da sostanze di abuso (come alcol, benzodiazepine, barbiturici, eroina e cocaina), di disordini nevrotici e del disordine da stress post-traumatico. Dai metodi di consumo e dosi alle combinazioni con altre sostanze, passando per la farmacologia, i modelli di consumo, i campi di impiego e i resoconti di esperienze, il testo di Gianluca Toro offre le informazioni essenziali su questa sostanza per evidenziarne i rischi e le potenzialità, soprattutto in campo psicoterapeutico.

Particolare importante: non essendo inclusa nella Tabella I delle sostanze proibite, la ketamina viene spesso prescritta contro dolori cronici e nervosi (soprattutto le cefalee). E la ricerca è andata avanti senza particolari intoppi, tant’è che negli ultimi anni nel Regno Unito e in Usa è stata sperimentata per vari disturbi mentali, soprattutto per la depressione e disordine bipolare con risultati incoraggianti. Nel marzo 2019, la FDA statunitense ha approvato uno spray nasale specifico per la depressione basato sulla sostanza, noto come Esketamina – prescrivibile solo a chi ha provato due o più antidepressivi senza successo e sotto la supervisione di un centro di recupero. Invece a Toronto, in Canada, è stata appena aperta la prima clinica per la depressione, Field Trip, dove il trattamento integra una microdose di ketamina con la psicoterapia, con succursali previste in tarda estate a Los Angeles e New York. Ogni sessione, della durata di circa due ore, costa tra i 200 e i 400 dollari, e non è coperta dall’assicurazione sanitaria.

Fonte: Psycore





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