HipHop skillz

Kendrick Lamar – Untitled Unmastered

recensioneQuella di Untitled Unmastered è la fuga di informazioni che non ti aspetti. Si presenta di soppiatto – déja vu – seguono dalle 48 alle 72 ore di panico, un numero inferiore rispetto al suo predecessore To Pimp A Butterfly, ma poco male.

Nonostante la sua performance a base di denuncia sociale, tema molto caro a Kendrick Lamar, continua a far storcere il muso ai detrattori e quelli che sostengono ci sia allo stato attuale di meglio da proporre.

Di rimando esalta sempre più i suoi sostenitori, e non solo soffermandosi alla questione delle tematiche trattate: Kendrick alterna la freschezza all’introspezione, cavalca il suo stile, tanto da essere entrato a tutti gli effetti nell’immaginario collettivo del rap attuale, con buona pace delle nuove leve.

Infine ci sono quelli che gravitano in un limbo fatto di impressioni e opinioni contrastanti, che magari non reputano Kendrick Lamar ed il suo rap la novità che cambierà le sorti del mondo ma neppure negano i meriti di una crescita artistica degna di nota avvenuta nel giro di un biennio.

Comunicare

Kendrick ha dalla sua un’abilità comunicativa più che efficace, una dote ben oltre la media che arriva ai più senza necessariamente ricorrere a deleterie virate pop, o meglio, il suo rap è popolare: le riprese dalla west di un paio di decenni fa attirano trasversalmente l’interesse di vecchi e nuovi, si dimostra commerciabile, l’intenzione di catturare la scena si pone al di sopra della faccia da bravo ragazzo.

In Untitled Unmastered…

Quello che trapela in poco più di 30 minuti non varia gli schieramenti tra fan, detrattori e ascoltatori distaccati.

Si concentra l’intervento congiunto di numerose figure dietro le strumentali e i vocals: da un Thundercat quasi onnipresente, lo si potrebbe definire indispensabile (tra bass lines e voci interviene in 6 tracce su 8) agli insert di Bilal, Cee-Lo Green e SZA (tutti e tre sanno benissimo come rendersi riconoscibili, già dal primo play) più una serie di contributi dall’impronta jazz che, tra ottoni e ritmiche, incontrano egregiamente le produzioni di Untitled Unmastered.

Il comparto strumentale è pervaso di tinte jazzate – tra i punti di forza dell’intero disco – in cui produzioni e arrangiamenti strumentali creano un intreccio di classe, anche dove può risultare fuori contesto (vedi untitled 02 | 06.23.2014.) il jazz contamina.

recensioneContamina a tal punto da sposarsi a tutto il rap presente, come avveniva in To Pimp A Butterfly del resto, prediligendone però i suoi aspetti più classici. Un piacevole salto indietro nel tempo che genera un buon intreccio con le liriche, rese davvero importanti dall’atmosfera che si crea attorno. La traccia emblematica di questo sodalizio è untitled 05 | 09.21.2014.: la strumentale elegantissima di Terrence Martin si avvia sospinta da Thundercat, figura designata a conferire profondità d’animo, a dispetto delle titolazioni sterili. Anna Wise accompagna Kendrick magistralmente: i due si incrociano, si scambiano finché non c’è spazio che per il rap di quest’ultimo, interrotto sul finale da Jay Rock.

Nella stesura i versi sono acidi (come nella maggior parte del disco), dispiace quasi si interrompano alcuni idilli introduttivi, ma osservati da lontano trovano una loro dimensione, a misura di Kendrick.

Nella lista dei producer da annoverare Egypt Daoud, 5 anni d’età. Figlio d’arte di Alicia Keys e Swiss Beatz, ha curato con la supervisione del padre untitled 07 | 2014 – 2016, introducendo ufficialmente il nepotismo nell’hip hop.

Scherzi a parte, il brano, insieme alla seconda traccia del disco, è distante dalle fuoriuscite jazz decantate finora, al contrario fa l’occhiolino a tutt’altra scuola. Del resto, parlare di scuola a un bambino di 5 anni finito sul disco di Kendrick Lamar ha del paradossale.

Apparizioni

L’ultimo brano, untitled 08 | 09.06.2014. noto anche come Untitled 2 propone un funk ispirato ai Funkadelic. Venne presentato prima dell’uscita “ufficiale” del disco al Tonight Show di Jimmy Fallon, accolto benissimo dal pubblico.

Conclusioni

Untitled Unmastered è, nella sua breve durata ricco di interventi e non immediato nell’assimilazione. La nota positiva che lo rende un disco ricco di stile risiede indubbiamente nell’attitudine jazz osata e presente quasi ovunque.

Non è il disco che sposterà il fulcro delle preferenze, anche se allo stato attuale Kendrick gode sicuramente di più sostenitori che detrattori. Sebbene i media rendano più giustizia alla sua figura mediatica piuttosto che alla sua caratura artistica in toto, il consiglio è quello di soffermarsi maggiormente sul rap.

TG DV


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