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Per un artista come lui bisogna annullare il concetto di tempo, almeno dal punto di vista artistico, Keith Richards ha attraversato più di mezzo secolo di storia musicale entrando a farne parte di diritto. Keith nasce nella Londra bombardata dagli aerei nazisti nel 1943, egli stesso racconterà più avanti che Hitler era sulle sue tracce, fortuna ha voluto che nessuna di quelle bombe interrompesse una vita che si rivelerà straordinaria. Il destino ha poi unito Richards ad un altro idolo del secolo scorso Mick Jagger, erano vicini di casa dall’età di 5 anni e frequentarono insieme la Wentworth Primary School, un’amicizia interrotta per il trasloco di Keith ma che più avanti verrà approfondita e coronata con la nascita delle Pietre Rollanti.Vive un periodo travagliato a scuola e viene espulso dall’istituto professionale di Dartford nel 1959 per trasferirsi alla Sidcup Art College, una scuola d’arte nei sobborghi di Londra dove dal 1961 ricomincia a frequentare l’amico fraterno Jagger, è l’inizio dell’avventura, siamo quasi giunti alla nascita dei Rolling Stones.

Richards si trasferisce nel 1962 a Londra condividendo l’appartamento con Jagger, gli Stones iniziano la loro avventura da tipico gruppo della British Invasion. Mettono presto da parte le cover per dare libero sfogo alla vena artistica del duo Jagger-Richards, col supporto importante di Jones.Arrivano all’esordio ufficiale nello stesso anno esibendosi al Marquee, attingendo dai suoni ancestrali del blues e del rock, il loro stile dissacrante li rese da subito l’antitesi dei Beatles.

Lo stile di vita di Richards è senza dubbio un’eccezione inspiegabile di come il corpo umano possa reggere ogni tipo di droga e l’abuso costante di alcool. Per lui gli anni ‘70 risultano un vero e proprio andirivieni da un tribunale all’altro, denunciato 5 volte per possesso di stupefacenti, evita il carcere anche quando nel 1977 lo beccano all’aeroporto di Toronto, dove viene accusato di possesso a fini di spaccio, un reato che gli poteva costare molti anni di carcere che verrà poi tradotto in semplice possesso di eroina. Una vera mina vagante, una personalità esplosiva che con il successo non cesserà di rafforzarsi, la sua tempra rivive nei pezzi degli Stones che lui caratterizza non solo con lo stile blues, ma rifacendosi anche ai ritmi Reggae che lo avevano stregato ai tempi di Goat’s Head Soup registrato per l’appunto nell’isola Caraibica. L’accordatura aperta in fase di accompagnamento è un suo marchio di fabbrica e se di solito è il batterista ad essere seguito dal resto della band, nel caso dei Rolling Stones è la sua chitarra a dettare i tempi.

E’ stato considerato della rivista Rolling Stones degno del decimo posto nella speciale classifica dei migliori chitarristi di sempre, un chitarrista di assoluto talento dunque, conosciuto per la sua classe ma non solo. Ne ha combinate di tutti colori anche negli ultimi anni, senza sentire il peso dell’età è entrato nel nuovo millennio cosi com’era uscito dal vecchio, facendo riempire le pagine dei giornali scandalistici di mezzo mondo ma anche delle riviste scientifiche; il suo corpo è diventato di interesse medico, infatti il suo fegato è riuscito a “debellare” l’epatite C senza alcuna cura, anzi mantenendo i ritmi di chi con la droga convive e con l’alcool si disseta. Alcuni medici vorrebbero utilizzare il suo corpo una volta passato a miglior vita, per capire come il suo sistema immunitario abbia potuto scacciare il virus, per lui non si parla di miracolo e non potrebbe essere altrimenti per un dannato come Keith, eppure è accaduto qualcosa che ha molto a che fare con l’imponderabile e che avvolge in un mistero ancora più fitto la vita leggendaria di questo artista.

E’ uscita la sua biografia ufficiale “Life” stampata nel 2010 anche in italiano, dove si racconta apertamente, menzionando amici del calibro di Jhon Lennon, di giornate intere che passava tra una droga e l’altra in giro per Londra. Nella biografia racconta di una giornata in compagnia di Jhon: «Dovevamo aver fatto uso di qualche sostanza notevolmente allucinogena. C’era una giovane ragazza con noi, e sicuramente uno chauffeur, perché né io né John eravamo in condizioni di guidare. L’unica cosa che ricordo veramente è che abbiamo preso la mia Bentley blu, poiché la Rolls Royce di Lennon sembrava al momento una scelta troppo vistosa». Richards nel libro fa quasi credere di aver usato le droghe con diligente sapienza senza rimanerne bruciato, come un dottore della droga, forse una vera simbiosi con gli stupefacenti, una sorta di patto col diavolo lo ha accompagnato in una vita in cui non si è negato nulla, neanche i gesti più folli come sniffare le ceneri del padre. “Ho aperto l’urna e un po’ del contenuto è finito sul tavolo: dovevo profanarle raccogliendole con la scopa e buttandole nel cestino della spazzatura? Così me le sono sniffate “. Un gesto difficilmente spiegabile alla Disney, produttore del film “I pirati dei Caraibi“ a cui ha partecipato in veste di padre di Jhonny Deep.Tuttavia era ormai tardi per le smentite richieste dalla casa americana, le riprese erano gia avvenute, di certo il colosso del cinema per bambini non si sarebbe mai aspettato una notizia cosi roboante, un gesto quasi riluttante lontano dall’immaginario collettivo ma che per Keith ha sicuramente un significato diverso quasi spirituale, irrazionale e indifendibile, come lui diabolico e paradisiaco. L’inossidabile Richards, non ha fatto una piega neanche quando nel 2006 è precipitato giù da una palma mentre tentava di scalarla insieme al collega Ron Wood, la caduta gli è costata il trasporto in elicottero dalle isole Fiji a un ospedale della Nuova Zelanda. Un eterno ragazzo che non si pone limiti neanche a 62 anni, e chissà ancora quante storie sarà capace di raccontare o vivere da qui all’inizio della leggenda, perché è questo il suo destino.

 





2 Comments

  1. Correggerei il Jhon Lennon, John era il suo nome. Per il resto articolo godibile.

  2. Robert Murphy says:

    hehehehhe hai ragione ma capisci la situazione! E' anche colpa del correttore di bozza hahahhaha

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