2015-07-16 02.24.09 pmNome Botanico: Piper methysticum Forster f.
Famiglia: Piperaceae (famiglia del pepe).
Nomi comuni: Agona, angona, angooner, ava, ava-ava, awa, ‘awa (Hawaiian), awa-awa, cava, gea, gi, intoxicating pepper, Kava, Kava-Kava, Kava pepper, Kavapfeffer, malohu, maluk, meruk, milik, poivre enivrant, rauschpfeffer, sakau, wati, yagona, yakona, yangona, yaona, yaqona, yaquona. La parola polinesiana awa o Kava significa “amaro”, “pungente”, “aspro”, yangona significa sia bibita che amaro e quindi bibita amara.

Cenni storici: Il Kava è il più importante agente psicoattivo presente in Oceania. Nella maggior parte delle isole della Polinesia l’uso e la coltivazione della pianta sembrano essersi diffusi insieme alla colonizzazione delle stesse. La diffusione della pianta e della bibita hanno riguardato 2015-07-16 02.24.18 pmanche molte isole della Melanesia. E’ stato ipotizzato che i polinesiani abbiano colonizzato Rapa Nui, nel terzo o quarto secolo, in seguito ad una visione indotta dal Kava in un loro condottiero.

L’etnologo R. W. Williamson ha trovato notevoli somiglianze tra i rituali soma vedici e le cerimonie polinesiane ipotizzando che i rituali del Kava si siano diffusi dall’India all’Oceania dove veniva usato come sostitutivo della pianta indiana soma. I primi europei messi al corrente dell’esistenza del Kava furono il capitano James Cook e i suoi compagni di viaggio. Nel 1777, J.G. Forster, accompagnò Cook nel suo viaggio fornendo la prima descrizione botanica della pianta e delle cerimonie ad essa associate. In molte isole dei mari del sud, l’alcol introdotto dai missionari ha soppiantato l’uso del Kava e causato sostanzialmente la devastazione della cultura indigena. Fortunatamente questa tendenza ha subito un’inversione 2015-07-16 02.24.27 pmnegli ultimi decenni in seguito al ritrovamento dell’identità etnica che ha dato nuova vita ai valori tradizionali. Come conseguenza, grandi quantitativi di Kava vengono consumati contribuendo a contrastare in molti luoghi la crescita dei casi di alcolismo. Intorno al 1820 il Kava è stato usato per la prima volta come terapeutico nel trattamento di malattie veneree.

Distribuzione: La zona esatta di origine del Kava è sconosciuta e non sono conosciute piante allo stato selvatico. A causa della sterilità della specie la sua diffusione dipende interamente dall’attività umana. Durante il periodo preistorico gli abitanti della Polinesia trasportarono le piante nelle isole Hawaii.

Coltivazione: La propagazione avviene per talea (lunga approssimativamente 15-20 cm) presa dalla parte bassa del fusto o dai giovani getti separati dal rizoma quando la radice viene raccolta. La nuova pianta sviluppa le radici dopo un breve periodo di crescita. Cresce sotto forma di cespuglio e nell’arco di 5-6 anni è pronta per essere raccolta. Le piantagioni di Kava vengono fertilizzate quasi esclusivamente con cenere di legna. Spesso il suolo viene rastrellato, liberato dalle erbacce e preparato con calcare ricavato da conchiglie e coralli. Le condizioni di crescita ideali sono colline, precipizi o scogliere.

Aspetto: Cespuglio sempreverde che cresce fino ad un’altezza di 2 metri

Materiale Psicoattivo: radici, foglie fresche, gambi freschi e secchi.

Preparazione e dosaggio: La radice principale, una volta privata delle secondarie, decorticata e tritata può essere preparata sia mentre è fresca sia dopo l’essiccazione. Le Kavaine non sono facilmente solubili in acqua ma si dissolvono bene in alcol. Per questa ragione è meglio preparare una tintura. L’industria farmaceutica utilizza le radici essiccate per ottenere l’estratto in alcol/acqua oppure in acetone. La resa in Kavapironi è migliore in un estratto con alcol puro (31.6-35.4%) mentre può arrivare fino al 30% in una miscela di alcol e acqua.

60-120 mg di Kavapironi sono indicati come dosaggio medico; in alcuni studi clinici, si è arrivati a somministrare fino a 300 mg giornalmente per un periodo di diversi giorni. Nonostante l’uso continuo da parte di molti Polinesiani, la letteratura farmaceutica mette in guardia contro l’utilizzo della pianta per un periodo che si protragga oltre i tre mesi. Devono evitarne l’utilizzo donne incinte, persone con psicosi endogene o con problemi al fegato.

La preparazione tradizionale della bevanda rinfrescante e inebriante è identica in quasi tutte le isole. Normalmente la radice fresca viene decorticata e poi masticata e insalivata dai bambini maschi per circa 10 minuti. Questo processo può incrementare considerevolmente il volume dei pezzi di radici. Il materiale una volta masticato viene miscelato con acqua utilizzando contenitori sacri e fermentato brevemente prima dell’uso. La bevanda lattiginosa che ne risulta, una volta filtrata attraverso un setaccio ottenuto dalla fibra di cocco,viene versata in una tazza per essere bevuta fresca, in quanto,se lasciata riposare troppo a lungo diventa inappetibile. Induce anestesia locale sulla superficie della bocca simile a quella prodotta dalle foglie di Coca.

Nelle FiJi, non era preparata attraverso la masticazione (mama) della radice ma grattugiata con grandi coralli. Gli effetti inebrianti compaiono solo dopo l’assunzione di alcuni litri di bevanda, in alcuni casi anche 9. Un consumo cronico di alti dosaggi (13 litri al giorno o 310-440 g di radice secca) può portare ad effetti tossici (irritazioni cutanee, perdita di capelli, ingiallimento della pelle, arrossamento degli occhi, perdita di appetito). La metodica tradizionale di preparazione usa circa 100g del materiale secco per 100ml di acqua, corrispondenti a circa 70 mg di Kavapironi. Il dosaggio letale per l’uomo è sconosciuto. Nei topi l’LD50 è 1,500 mg di Kavapironi per kg di peso.

Usi Rituali: gli usi tradizionali sono riconducibili a due tipologie: cerimoniali del Kava e scopi magici. La loro funzione può essere di ringraziamento nei confronti di un ospite, come parte delle decisioni della tribù o del rilassamento. Lo svolgimento è sempre lo stesso: preghiere e canti accompagnano la preparazione della bevanda; una volta che i partecipanti si sono seduti in due gruppi,uno di fronte all’altro o in cerchio,avviene la distribuzione equa ai presenti.

Sulle isole di Vanuatu e in altre isole al sud del pacifico,la Kava è usata nei rituali di magia nera indirizzati a nuocere ad altre persone. La pratica è conosciuta come Elioro ed è usata per mandare morte e malattie ad una persona specifica. Il cerimoniere seppellisce un “oggetto mortale” , solitamente una radice di Kava, sul quale viene lanciato l’incantesimo. In contrasto, nelle Hawaii ,la Kava è utilizzata per rimuovere le magie negative.

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Usi medicinali: Nelle Samoa il Kava è considerato come afrodisiaco, tonico e stimolante. La radice è usata per curare la gonorrea e l’elefantiasi. La pianta viene inoltre impiegata come analgesico sia interno che esterno. Nelle Hawaii e nel Tonga, ai bambini irrequieti e febbricitanti, vengono date radici di Kava precedentemente masticate dalle madri. Nella Nuova Caledonia, le foglie fresche vengono masticate per risolvere problemi bronchiali.

In Oceania viene invece applicato, come antidoto per l’avvelenamento da stricnina: un utilizzo tradizionale la cui validità è stata farmacologicamente verificata. In Papua Nuova Guinea, grandi quantitativi vengono masticati per indurre un innalzamento della soglia del dolore durante le procedure di tatuamento. Principi attivi: I Kavalattoni sono presenti in tutte le parti della pianta, di norma la loro concentrazione totale è superiore al 5%: 1,8% Kavaina, 1,2% metisticina, 1% dimetossi-yangonina, 1% yangonina, 0.6% diidroKavaina, 0.5% diidrometisticina e tracce di diidroKavain-5-olo, 11,12-dimetossiidroKavaina, 11-idrossi-12-metossiKavaina, 11-metossi-nor- yangonina, 11-metossi-yangonina e due etilchetoni. E’ stata inoltre rilevata la presenza di amidi, calconi e acidi. Le foglie contengono lo 0.71% di piper- metisticina transiente; questo composto si trova negli gambi in bassa concentrazione ma non nelle radici. DiidroKavaina, diidrometisticina e yangonina sono presenti nei gambi. Tracce di cepharadione A sono state ricavate dalle radici.

Effetti: Si dice che dopo alcune somministrazioni nella stessa cerimonia, i partecipanti lasciano il loro corpo e sono quindi capaci di volare al di sopra delle isole tropicali, fino a raggiungere il paradiso, la casa della pianta Kava. L’esperienza comprende sensazioni di fraternizzazione e unità con ciò che sta intorno, così come visioni erotiche. Tuttavia stati similari sono stati messi in serio dubbio da molti autori che hanno avuto numerose esperienze personali. Gli effetti allucinogeni sono stati attribuiti agli additivi che è possibile utilizzare (in particolare Datura metel).

Louis Lewin riassumeva gli effetti psicoattivi nella seguente maniera: “In seguito all’assunzione di moderati quantitativi, una sensazione di felice spensieratezza appare senza eccitamento fisico o mentale. Inizialmente parlare è facile e libero la vista e l’udito si fanno acuti e le percezioni più fini. I bevitori non diventano mai arrabbiati, folli, litigiosi o paralizzati come con l’alcol, motivo per cui gli isolani stimano maggiormente la Kava. Sia i nativi che i bianchi lo usano come sedativo in caso di incidenti. Quando vengono consumati grandi quantitativi gli arti sembrano molli, i muscoli non sembrano rispondere alla volontà, la camminata si fa lenta e instabile. La gente appare “mezza ubriaca” sentendo la necessità di sdraiarsi. Gli occhi vedono gli oggetti così come sono ma fanno fatica a “metterli a fuoco”. L’orecchio percepisce suoni ma con difficoltà riesce a decifrarli. Un’opprimente senso di stanchezza accompagnato da sonnolenza porta il bevitore a dormire“.

Ci sono prove che i Kavapironi siano in grado di legarsi ai recettori del GABA e delle benzodiazepine. Studi farmacologici condotti su soggetti sani, utilizzando quantitativi che vanno da 210 mg fino a 600 mg di Kavapironi, hanno dimostrato notevole affievolimento degli stati d’ansia, considerevoli miglioramenti nella qualità del sonno e nella processazione delle informazioni da parte del cervello, mentre i tempi di reazione rimangono inalterati.

Forme commerciali e regolamentazioni: In molte isole del Pacifico alcuni bar non servono alcolici, ma al loro posto è possibile consumare Kava in diversi modi. E’ disponibile in Italia presso smartshops, negozi di etnobotanica o siti internet sottoforma di estratto e non. Viene venduto come prodotto da collezione e non come alimentare a causa del provvedimento del ministero della salute prot.600.12/AG45.1/221, del 22 gennaio 2002. Questo provvedimento a stato emanato a conseguenza di alcune segnalazioni di presunta epatotossicità ma nessuno studio è stato approntato per confermare tali ipotesi. Teniamo a ricordare che la Kava potrebbe sostituire numerosi farmaci e potrebbe essere a disposizione di tutti ad un costo molto basso. Probabilmente questo vegetale potrebbe essere effettivamente pericoloso, ma sarebbe consono averne la certezza, così da non rimanere con l’amarezza di aver perso un’occasione, o il dubbio di essere vittime di una manovra lobbystica.

a cura di Pietro Bonomo (WipeOut Staff)
Info: www.wipe-out.it e www.erowid.org





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