Qahdir Maharaj ci ha messo il colore (parte grafica), Damian Marley la forma (produzione) e infine Kabaka Pyramid la sostanza (liriche). È così che nasce Kontraband, un album di debutto molto atteso dagli addetti ai lavori e dai fans della reggae music. Un album che esce anni dopo la vera esplosione dell’artista giamaicano e che gli permette di esprimersi al massimo delle sue possibilità.

In “My Time” il concetto è espresso molto chiaramente, Kabaka canta: «Ho aspettato a lungo ma adesso è il mio momento per splendere» ed è proprio così, questo lavoro splende come una gemma, una gemma che viene fatta brillare dalle tante collaborazioni che accompagnano l’ascoltatore in un vero e proprio viaggio intorno al mondo.

Partiamo dalla Giamaica con Damian Marley, Protoje e Chronixx, facciamo una tappa nelle Isole Vergini con il massimo esponente della scena locale, Pressure, per poi volare in Australia dove troviamo Nattali Rize che presta la voce a una splendida lover tune “All I Need”. Ma si sa: il viaggio dei rastaman ha un’unica meta, l’Africa. E di Africa si parla in “Africans Arise” con Akon e in “Borders” con la dancehall star Stonebwoy. In questo disco, come dichiarato dall’autore, troviamo Kabaka e Keron, ovvero l’artista e l’uomo. L’artista emerge con la tecnica e il flow che lo rendono subito riconoscibile, ricordiamo che Pyramid nasce come rapper per poi avvicinarsi al reggae e al rastafari. L’uomo affiora invece nelle liriche sempre impegnate e riflessive.





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